Autore Redazione
lunedì
20 Aprile 2020
13:10
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Cronaca - Alessandria

Bar, ristoranti e locali: “1 su 3 rischia di non riaprire più”

Bar, ristoranti e locali: “1 su 3 rischia di non riaprire più”

ALESSANDRIA – Un’impresa su tre del settore bar, ristoranti e commercio, rischia concretamente di non riaprire più. Lo denuncia l’Ascom-Confcommercio attraverso la Fipe. Sono in tutto tremila i locali in provincia di Alessandria ma per almeno mille il futuro è denso di nubi. “Una enormità – commenta il Presidente della Confcommercio di Alessandria, Vittorio Ferrari. Non possiamo permetterci una ecatombe del genere, per un settore che rappresenta non soltanto una componente importante del nostro tessuto economico e occupazionale, ma anche un fortissimo fattore identitario e distintivo, per l’attrattività delle nostre città, delle nostre colline e dei nostri borghi”.
Lo scenario drammatico è aggravato dalla denunciata assenza di misure di sostegno ritenute adeguate, ha spiegato Fipe-Confcommercio, a cui si aggiunge l’assenza di condizioni di mercato adeguate per poter riaprire.

“Questa situazione ci allarma – ha raccontato Ferrari – dal primo giorno dell’emergenza abbiamo detto che ci saremmo battuti in ogni modo perché nessun imprenditore fosse costretto a chiudere a causa del virus. Non ci arrenderemo ora. Ma adesso pretendiamo risposte concrete dalle Istituzioni: perché i nostri imprenditori si sono responsabilmente fermati e sacrificati dando la priorità assoluta all’emergenza sanitaria, ora – dopo più di un mese – è tempo che anche la situazione economica sia trattata per quello che è: una emergenza senza precedenti“. Fipe-Confcommercio sottolinea: “Gli interventi sin qui messi in campo dal Governo sono solo una risposta parziale: la liquidità non è ancora arrivata, la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25.000 € è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze delle imprese per far fronte agli innumerevoli costi da sostenere, la burocrazia rimane soffocante appesantendo addirittura le stesse procedure degli ammortizzatori sociali obbligando, di fatto, le imprese ad anticipare i pagamenti. Sulle tasse, inoltre, non ci sono state cancellazioni ma solo un differimento, per di più con la beffa di dover rischiare di pagare l’occupazione di suolo pubblico stando forzatamente chiusi e la tassa su rifiuti virtuali visto che di rifiuti non ne sono stati prodotti“.

“Ecco ciò che chiediamo alle Istituzioni anche locali – aggiunge il Presidente provinciale di Ascom-Confcommercio, Vittorio Ferrari – che siano presi provvedimenti basati sulla reale situazione delle aziende. Che sia abolito il pagamento dell’occupazione del suolo pubblico e della Tari almeno da marzo a settembre di quest’anno, prevedendo poi per l’ultimo trimestre del 2020, se le condizioni lo permetteranno, un importo con forti riduzioni, almeno il 50%“.

Photo by Jose Fontano on Unsplash

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