Autore Redazione
sabato
20 Novembre 2021
05:39
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Cronaca - Alessandria

Carceri Alessandria, l’allarme del sindacato Sappe: “Ratti, blatte e piccioni in alcune zone del Don Soria”

Carceri Alessandria, l’allarme del sindacato Sappe: “Ratti, blatte e piccioni in alcune zone del Don Soria”

ALESSANDRIA – Il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria Sappe ha scritto al Provveditore Regionale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per le carceri Rita Monica Russo e alle istituzioni di Alessandria per chiedere un “urgente intervento, anche degli enti locali” su diverse problematiche emerse nelle due strutture di pena alessandrine, il Cantiello e Gaeta e a San Michele.

“Più di un anno fa al carcere Don Soria veniva aggredito un poliziotto penitenziario mentre si trovava nel suo ufficio all’interno della sezione detentiva, con una modalità simile a quella avvenuta la scorsa settimana nello stesso carcere. Un detenuto entra nell’ufficio e inizia a discutere con l’Agente in servizio e, non avendo trovato soddisfazione alle risposte ricevute lo aggredisce scagliandogli contro il mobilio dell’ufficio. La nostra amarezza è nel fatto che a una distanza temporale di breve periodo si è ripetuto un episodio simile senza che da allora siano state fatte valutazioni sui rischi del personale in servizio nel reparto detentivo. Ad esempio se si verificano frequentemente incidenti stradali nello stesso tratto di strada si analizzano i fattori di rischio su cui intervenire (semafori, condizioni stradali, segnaletica)” ha sottolineato il vice segretario regionale del Sappe Demis Napolitano. 

Nel caso in questione parrebbe che non siano stati fatte valutazioni del genere e dalla trascuratezza dei fatti si potrebbe dire che l’aggressione del personale all’interno del proprio ufficio costituisca un rischio professionale accettabile e con un danno sostenibile. Tutto ciò non è ammissibile, considerando che il danno subito dall’Agente in servizio, per un caso fortuito, non ha avuto risvolti più negativi; inoltre il fatto ha effetti molteplici. Oltre alle conseguenze psico-fisiche che il ragazzo ha subito, non bisogna dimenticare aspetti criminologici quale ad esempio l’effetto “strain” cioè ogni volta che sono presenti tensioni nei detenuti si potrebbe determinare un’ “emulazione delinquenziale” ridondante. Non è trascurabile anche il dato che un’aggressione al personale determina un infortunio sul lavoro con un’assenza per medio-lungo periodo del personale in servizio e quindi un costo per la comunità”. 

Napolitano ha anche evidenziato “alcuni problemi cronici che da moltissimi anni affliggono i due carceri alessandrini, quali le carenze sia strutturali che di risorse umane e organizzative. Il carcere Don Soria è una struttura fatiscente, mantenuta aperta con costi gestionali altissimi per ospitare una popolazione detenuta che potrebbe essere allocata nel carcere di San Michele con la costruzione di un solo padiglione. Lavoratori (polizia penitenziaria, amministrativi, educatori, etcc.) e popolazione detenuta condividono una struttura del 1600 parzialmente ristrutturata nel 1997 con moltissimi spazi inutilizzati, dove ci sono ratti, blatte e piccioni con compromissioni igieniche sul resto della struttura. Le condizioni dello stabile sono state spesso oggetto di criticità con la necessità di interventi di ripristino della sicurezza (tetti, condizioni igieniche delle docce e altro)”.

“Le risorse umane impiegate sono un altro problema irrisolto spesso citato ma mai affrontato; si pensi alla Polizia Penitenziaria che a San Michele svolge turni di servizio impostati per la maggior parte su 3 quadranti, cioè con orari di 8 ore. Situazione meno grave al Don Soria ove la minor complessità detentiva allevia parzialmente la carenza organica; in entrambe le realtà sono sufficienti poche malattie per determinare il prolungamento dell’orario di servizi. Occorre segnalare che la cronica mancanza di personale di cui si parla costante da molti anni rimarrà un problema finché il D.A.P. e gerarchicamente il Ministero della Giustizia non prenderanno atto dell’erronea predisposizione delle piante organiche avvenute diversi anni fa. Trattasi di un dato oggettivo perché nella stesura delle predette strutture organiche vennero pianificati servizi su 8 ore anziché 6, quindi determinando una programmazione degli orari di servizi già con lo straordinario, scordandosi della razionalizzazione delle risorse pubbliche; tale situazione è stata poi aggravata dalla riduzione del 10% di tutte le piante organiche della P.A. con la riforma del ministro Madia nel 2015″.

“La carenza della Polizia Penitenziaria” ha concluso il vicesegretario Sappe Piemonte “non è l’unica criticità esistente. La presenza di pochissimi educatori per entrambi gli Istituti condiziona anche la gestione della popolazione detenuta che, percependo una presenza insufficiente degli operatori del trattamento, spesso manifesta in maniera “inappropriata” le proprie insoddisfazioni al personale di Polizia costantemente presente. Evidenziamo di nuovo che stiamo illustrando una realtà in cui con un organico di poliziotti ed educatori si mantengono aperte due strutture di medie dimensioni tra cui una molto fatiscente all’interno della città (Don Soria) che gli anglosassoni definirebbero “brownfield”, quindi utile riqualificarla a favore della comunità locale. Sugli aspetti organizzativi evidenziamo il fatto che da 6-7 mesi non siamo stati informati delle modifiche organizzative apportate e soprattutto la contrattazione sindacale, metodo indiscusso per affrontare le criticità lavorative tra parte pubblica e parti sociali, è stata accantonata dalla Direzione che si muove unilateralmente su qualsiasi materia”. 

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