Autore Redazione
sabato
10 Settembre 2022
05:00
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Cronaca

Terra “bene rifugio”: boom di compravendite nel 2021

Terra “bene rifugio”: boom di compravendite nel 2021

Boom di compravendite della terra dopo la pandemia: il rapporto Crea sull’andamento del mercato fondiario in Italia nel 2021 ha registrato un balzo del 30% – con conseguente aumento dei prezzi – e la crescita dell’1,1% delle quotazioni dei terreni agricoli. Secondo il Crea, i risparmiatori avrebbero investito in terra l’eccesso di liquidità che si stava verificando prima del Covid. L’incremento dell’acquisto di immobili, verificatosi dopo il calo del 12% del 2020 con lo stop forzato delle compravendite, ha coinvolto anche il mercato urbano ed è letto come la “risposta dei risparmiatori alla congiuntura molto incerta e segnata da una forte spinta inflazionistica”.  Ciò conferma la terra come il “tipico bene rifugio”. Il tasso di inflazione ha però provocato una flessione del valore del patrimonio fondiario.

Il Presidente di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco dice che la richiesta è elevata per i terreni fertili, dotati di maggiori infrastrutture, e nei comparti dalle migliori prospettive commerciali e dichiara che la nuova Politica agricola comune (Pac), almeno fino ad ora, non avrebbe spostato le scelte. Inoltre evidenzia l’incertezza della congiuntura internazionale, spiegando che essa ha determinato un aumento dei costi e la volatilità dei mercati delle commodity. Per questo sottolinea che, dato il valore di bene rifugio della terra, “ad oggi non è possibile valutare se ci sarà un ribasso dei prezzi o se questi ultimi e la domanda continueranno a salire”.

Roberto Bianco, Direttore Coldiretti Alessandria, spiega che la domanda premia i terreni migliori, ovvero pianura e in particolare seminativi irrigui e colture di pregio. “La maggiore richiesta di terreni in affitto sembra legata alla ripresa delle attività produttive dopo il Covid, ma anche alla necessità di raggiungere i requisiti per ottenere i contributi con le misure del Programma di sviluppo rurale (Psr). Anche l’Istat con il nuovo Censimento ha confermato la crescita del 27% dell’affitto rispetto al precedente censimento. Le aziende con terreni solo in proprietà, infatti, si sono ridotte del 44% come numero e del 28% in termini di Superficie agricola utilizzata. E queste terre “liberate” dai proprietari finiscono all’affitto”.

Il prezzo medio nazionale si è attestato su 21mila euro a ettaro, ma la situazione in tutta Italia non è omogenea: il range oscilla tra i 42.300 ettari del Nord Est, i 29mila del Nord Ovest e i 15mila del resto dell’Italia. A sostenere le quotazioni sono dunque Nord e zone di pianura. Cresce anche la superficie interessata dalle compravendite. L’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi) parla di un aumento del 59% rispetto al 2020, anche in questo caso con andamenti diversi: + 70% a Nord Ovest e Centro, mentre nelle altre circoscrizioni non si supera il +55%. Il report conferma anche per il 2021 il buon andamento degli affitti: questi ultimi sono condizionati dall’evoluzione del conflitto e dall’aumento dei costi, ai quali non corrisponde un analogo rialzo dei prezzi riconosciuti agli agricoltori. Su di essi continuano a incidere anche i progetti per gli impianti di energia rinnovabile. Un altro elemento di rischio è rappresentato da una possibile maggiorazione dei canoni. Con l’attuale quadro di instabilità internazionale i proprietari non sono disponibili a stipulare contratti a lungo termine. Una scelta spinta anche dall’attesa di vedere quale potrà essere l’impatto della Pac. Sono 5 milioni gli ettari coltivati in affitto e 1,2 milioni quelli in comodato gratuito, in pratica il 50% della superficie agricola utilizzata. 

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