14 Ottobre 2026
05:59
Carceri, l’allarme su Alessandria: poca sicurezza al Don Soria e incertezze nel passaggio al 41bis di S. Michele
ALESSANDRIA – Sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà nell’assistenza sanitaria e preoccupazioni per la trasformazione del carcere San Michele in una struttura destinata ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Sono alcuni dei problemi emersi martedì 13 ottobre a Torino durante la seduta aperta del Consiglio regionale dedicata al sistema penitenziario piemontese e alle condizioni delle persone detenute e del personale della Polizia penitenziaria. Un confronto che ha riacceso i riflettori anche sulle carceri di Alessandria, con richieste di maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali e di interventi a tutela di detenuti e lavoratori.
In Piemonte le persone detenute sono 4.537. Il sovraffollamento, secondo quanto evidenziato dalla garante regionale Monica Formaiano, incide sulla sicurezza, sull’assistenza sanitaria e sulla qualità della vita negli istituti. Il carcere torinese Lorusso e Cutugno registra il maggior numero di detenuti, mentre Vercelli presenta la situazione più critica per sovraffollamento, seguita da Biella. Formaiano ha richiamato l’attenzione anche sulla carenza di agenti, che rende più difficili le attività quotidiane, comprese le visite mediche e i colloqui. A queste criticità si aggiungono i lunghi tempi di attesa per le richieste di misure alternative e liberazione anticipata.
Particolarmente preoccupata per Alessandria l’assessora comunale alle Politiche sociali Roberta Cazzulo, intervenuta durante la seduta del consiglio regionale per denunciare le conseguenze della trasformazione della Casa di reclusione San Michele in un polo nazionale per il regime di detenzione 41-bis, con una capienza prevista di circa 200 posti. Il processo, ancora in corso, ha già comportato un parziale svuotamento dell’istituto e la sospensione di numerose attività lavorative, formative e laboratoriali rivolte ai detenuti. “Non possiamo permetterci di perdere questo patrimonio”, ha sottolineato Cazzulo, evidenziando anche i ritardi nei lavori di adeguamento, con i cantieri ancora aperti. A marzo il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, Mario Antonio Galati, aveva ipotizzato l’estate come periodo di fine lavori e arrivo dei detenuti. L’assessora ha inoltre criticato il mancato coinvolgimento dell’Amministrazione comunale nella trasformazione del San Michele, nonostante le richieste avanzate dal sindaco Giorgio Abonante. Cazzulo ha espresso preoccupazione anche per le condizioni della Casa circondariale Cantiello e Gaeta di piazza Don Soria, dove risultano presenti 117 agenti sui 127 previsti e mancano ispettori e sovrintendenti. L’assessora ha inoltre ricordato i quattro giorni di disordini registrati durante questa estate, indicati come il segnale di condizioni di sicurezza insufficienti.
“È necessario riempire di senso il tempo della detenzione offrendo attività trattamentali: culturali, lavorative, sportive e ricreative”, ha rimarcato, chiedendo un impegno condiviso tra istituzioni, associazioni, volontariato e società civile. Cazzulo ha inoltre espresso rammarico per l’impossibilità di ascoltare durante la seduta le testimonianze dei garanti comunali dei detenuti e delle associazioni impegnate quotidianamente negli istituti penitenziari.
Sul futuro del San Michele è intervenuto con una nota stampa anche il vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente del Pd Domenico Ravetti, che ha evidenziato le conseguenze del trasferimento dei detenuti in media sicurezza e dell’interruzione di attività consolidate come panificazione, falegnameria e agricoltura sociale. Secondo Ravetti, la riorganizzazione ha determinato una pressione aggiuntiva sul Cantiello e Gaeta e su altri istituti piemontesi, a partire da quello di Biella. La trasformazione del San Michele pone inoltre nuove esigenze per l’assistenza sanitaria e specialistica e per la gestione dei trasferimenti verso gli ospedali. Il Partito Democratico ha quindi presentato un ordine del giorno per chiedere il potenziamento dei protocolli sanitari dell’Asl Al, il recupero delle attività lavorative e formative interrotte e investimenti per la struttura di piazza Don Soria. Tra le proposte figurano anche un tavolo regionale per monitorare le conseguenze della riorganizzazione degli istituti penitenziari, un osservatorio permanente sulla sanità in carcere e una cabina di regia regionale dedicata alle persone private della libertà. Ravetti ha inoltre chiesto il coinvolgimento del Ministero della Giustizia, degli enti locali e del terzo settore per salvaguardare le attività produttive ed economico-sociali precedentemente svolte al San Michele.
Il consigliere regionale del M5s Pasquale Coluccio ha espresso la propria “amarezza” rispetto a “emergenze presenti da decenni”. Una situazione “che giustifica almeno in parte l’allontanamento dei cittadini dalla politica” e rende improrogabile “la necessità di assumerci in prima persona la responsabilità verso chi lavora negli istituti penitenziari e verso i detenuti”.
A chiedere maggiore attenzione alle condizioni delle carceri alessandrine è stata anche Silvia Coscia, garante comunale dei diritti delle persone private della libertà, che ha auspicato risposte condivise tra istituzioni, servizi territoriali e comunità. “La sfida non è soltanto affrontare le emergenze, ma costruire condizioni che restituiscano centralità alla dignità della persona, alla tutela della salute e alle reali opportunità di reinserimento”, ha sottolineato. Anche Mara Scagni, esponente della cabina di regia del Tavolo sul carcere, ha auspicato un nuovo momento di confronto che coinvolga maggiormente le realtà impegnate quotidianamente nelle carceri, rimaste ai margini dell’audizione.
A portare all’attenzione dell’Assemblea le istanze della UIL FP è stato Nazareno Arigò, Segretario generale regionale UIL FP, che ha dato lettura di un intervento incentrato sulle principali emergenze che interessano gli istituti penitenziari piemontesi, richiamando la necessità di superare una gestione fondata sull’emergenza e di individuare soluzioni strutturali.
Sovraffollamento e condizioni di detenzione. “Al 30 settembre 2026, nelle carceri piemontesi risultavano presenti 4.459 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 3.976 posti. Una condizione che incide pesantemente sull’organizzazione degli istituti, sulla sicurezza e sulla possibilità di garantire percorsi detentivi adeguati”. Nel suo intervento, Arigò ha richiamato anche la presenza di 1.885 detenuti stranieri, nell’ambito di un quadro che richiede risposte articolate e una maggiore capacità di gestione.
Aggressioni e sicurezza del personale. Particolarmente preoccupante il tema delle aggressioni ai danni degli appartenenti al Corpo: “Circa 300 episodi in Piemonte, un dato che evidenzia la pressione quotidiana alla quale sono sottoposti gli operatori. La sicurezza del personale non può essere considerata un aspetto secondario, ma deve diventare una priorità concreta, attraverso misure di prevenzione, strumenti adeguati e una reale tutela di chi lavora negli istituti”.
Carenza di organico e carichi di lavoro. Nel corso dell’intervento è stata denunciata anche la mancanza di oltre 500 unità di Polizia Penitenziaria rispetto alle necessità del sistema regionale. Una carenza che si traduce in maggiori carichi di lavoro, difficoltà nella copertura dei posti di servizio e un ricorso sempre più gravoso alle risorse disponibili. Senza un adeguato potenziamento degli organici, diventa sempre più difficile garantire contemporaneamente sicurezza, funzionalità degli istituti e rispetto dei diritti.
Salute mentale e assistenza sanitaria. Un altro punto centrale ha riguardato la gestione delle persone detenute con gravi problematiche psichiatriche. Una situazione complessa che non può essere lasciata sulle spalle della sola Polizia Penitenziaria, chiamata troppo spesso a fronteggiare criticità che richiedono competenze, personale e percorsi di assistenza sanitaria specialistica. È necessario rafforzare la collaborazione tra Amministrazione penitenziaria, Regione e servizi sanitari, affinché ogni soggetto possa intervenire secondo le proprie competenze e responsabilità.
Difficoltà abitative e reinserimento. L’intervento ha inoltre evidenziato il problema della disponibilità di soluzioni abitative, una criticità che ostacola i percorsi di reinserimento e può incidere sulla gestione delle persone in uscita dal circuito penitenziario. Anche su questo fronte occorre un impegno coordinato delle istituzioni, affinché il reinserimento non rimanga soltanto un principio enunciato, ma possa tradursi in opportunità reali.
La Uil FP ha quindi richiamato la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni competenti, chiedendo interventi concreti sul piano degli organici, della sicurezza, dell’assistenza sanitaria e dell’organizzazione complessiva del sistema.
La tutela delle persone detenute e quella degli operatori penitenziari non sono obiettivi contrapposti. Al contrario, condizioni detentive dignitose, servizi adeguati e personale sufficiente rappresentano presupposti indispensabili per un sistema penitenziario che sia realmente sicuro e funzionale.
Per la Uil FP non è più sufficiente limitarsi a fotografare le criticità: “Occorre trasformare il confronto istituzionale in impegni precisi, verificabili e accompagnati da interventi tempestivi. Il personale di Polizia Penitenziaria non può continuare a sostenere da solo il peso di carenze strutturali che richiedono risposte da parte di tutte le amministrazioni coinvolte“.
Durante la seduta sono intervenuti anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria, che hanno denunciato turni particolarmente pesanti, aggressioni, organici insufficienti e difficoltà nell’assistenza sanitaria e psichiatrica. Sara Comoglio della Fp Cgil ha indicato un tasso di sovraffollamento regionale del 119%, chiedendo nuove assunzioni e investimenti sulle strutture.
Vicente Santilli del Sappe, Raffaele Tuttolomondo del Sinappe, Gerardo Romano dell’Osapp e Luciano Giglio dell’Uspp hanno richiamato l’attenzione sulle condizioni di lavoro degli agenti e sulla necessità di rafforzare i servizi sanitari. Daniele Montefusco della Cisl ha sollevato il problema degli alloggi per i giovani agenti, mentre Nazareno Arigò della Uil Fp ha chiesto maggiore attenzione alla carenza di personale sanitario.
Sul fronte delle risorse, il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone ha illustrato un pacchetto di interventi da circa 2,5 milioni di euro, finanziato con fondi nazionali ed europei, per sostenere il reinserimento sociale e lavorativo delle persone sottoposte a misure penali. Le misure prevedono quattro hub territoriali dedicati ai lavori di pubblica utilità e alla giustizia di comunità, finanziati con oltre 1,1 milioni di euro, quattro sportelli multiservizi per complessivi 860 mila euro, 400 mila euro per la residenzialità temporanea e 40 mila euro per garantire fino al 31 dicembre 2026 la continuità dell’hub territoriale di Torino.
Il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Mario Antonio Galati ha ricordato che negli ultimi due anni sono state assegnate al Piemonte 121 unità delle funzioni centrali e 120 appartenenti ai ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti della Polizia penitenziaria. È inoltre previsto l’arrivo di 22 assistenti amministrativi. Galati ha però riconosciuto che i trasferimenti di personale fuori regione hanno ridotto gli effetti delle nuove assegnazioni. Ha infine evidenziato la presenza di 54 cooperative e imprese attive nelle carceri piemontesi, 27 delle quali hanno chiesto di accedere nel 2027 a sgravi fiscali per complessivi 500 mila euro.
