Autore Redazione
martedì
29 Novembre 2016
16:53
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Cronaca - Casale Monferrato

Eternit Bis: accusa derubricata a omicidio colposo e processo spacchettato in quattro Tribunali

E' arrivata nel pomeriggio di questo martedì 29 novembre la decisione del giudice in merito al rinvio a giudizio del magnate svizzero Stephan Schmidheiny per l'omicidio di 258 vittime dell'amianto
Eternit Bis: accusa derubricata a omicidio colposo e processo spacchettato in quattro Tribunali

TORINO – Omicidio colposo e non volontario, ma aggravato dalla “previsione dell’evento”. Sarà questo il capo d’imputazione dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny nel processo Eternit Bis. Scattata la prescrizione per una parte dei 258 decessi imputati al magnate dell’Eternit, il Gup Federica Bompieri ha trasmesso gli altri atti alle Procure competenti per territorio. Il Tribunale di Vercelli si occuperà in particolare delle vittime casalesi, Reggio Emilia dei casi di Rubiera e la Procura di Napoli di Bagnoli. A Torino restano solo due casi per i quali il processo si aprirà il 14 giugno. Come riportato da Ansa,  l‘avvocato difensore Astolfo Di Amato ha definito la decisione del Gup “una grossa vittoria.

Da Roma, dove ha partecipato in Senato alla II Assemblea Nazionale sull’Amianto, il sindaco di Casale, Titti Palazzetti, in una nota ha definito “sconcertante” la soluzione prospettata dal Gup. Comunquesoddisfatta” per il rinvio a giudizio, anche se “preoccupata” dallo spacchettamento del processo, il primo cittadino di Casale si è detto pronto a portare avanti la battaglia a Vercelli per ottenere finalmente giustizia. “Lotteremo non solo per rispetto delle vittime di questa tragedia – ha concluso Titti Palazzetti – ma anche per il futuro nostro e dei giovani, affinché sia chiaro che inquinare l’ambiente e trascurare la salute dei cittadini per profitto è un gravissimo delitto che pregiudica la vita delle generazioni a venire“.

Ai microfoni di Radio Gold anche Bruno Pesce dell’Afeva ha ribadito la volontà di portare avanti la battaglia per ottenere giustizia, nonostante l’amarezza per un rinvio a giudizio che non ha riconosciuto l’elemento dolosoma con l’aggravante ha comunque stabilito che il rischio c’era. Un elemento che non si può nascondere, soprattutto alla luce di quanto emerso nel precedente processo”. L’Eternit Bis, ha aggiunto Pesce,  ora verrà diviso in quattro procedimenti “perchè sono stati dichiari prescritti i casi di Cavagnolo che tenevano ancorato a Torino il procedimento unico. Noi siamo comunque determinati a continuare, anche di fronte a questo nuovo colpo che crea ulteriore amarezza dopo il verdetto della Cassazione. A Casale ogni settimana una persona muore per colpa del mesotelioma ed è proprio questo che ci impone di andare avanti per ottenere giustizia.  Forse l’allungamento dei tempi potrebbe creare un ulteriore scoramento nelle persone. Dobbiamo però rimanere uniti e andare avanti perché siamo nel giusto e sono convinto che prima o poi otterremo giustizia”. 

In una nota la Presidente dell’Afeva di Casale, Giuliana Busto, in accordo con l’Associazione Familiari Vittime Amianto di Cavagnolo e Cgil, Cisl e Uil ha elencato i “tanti motivi” che lasciando “un profondo senso di insoddisfazione” a partire dalla decisione del Gup di derubricare “a colposa una condotta dolosa di sconcertante gravità. “Tutti gli atti d’indagine, tutti i testimoni del primo processo ne avevano dato prova. E’ ormai chiaro a chiunque (meno che a questo Giudice, purtroppo) che Stephan Schmidheiny, malgrado fosse pienamente a conoscenza (grazie ai centri di ricerca dell’Eternit) delle morti che la lavorazione dell’amianto avrebbe causato, ha continuato come se nulla fosse. La morte di centinaia, migliaia di persone è stata cioè trattata dal proprietario di Eternit un ‘costo necessario’ in nome del profitto. Questo si chiama, in qualsiasi cultura e tradizione giuridica, dolo di omicidio.
Secondo motivo di insoddisfazione (ma non per importanza), le conseguenze in punto di
prescrizione. Centinaia di casi in attesa di giustizia, alcuni addirittura assenti dagli elenchi del primo processo, sono stati spazzati via con un colpo di spugna. Per l’ennesima volta ci vediamo costretti a subire le conseguenze di una disciplina sulla prescrizione a dir poco assurda, che protegge il criminale anche dopo che sono state avanzate formali accuse nei suoi confronti, senza considerare in alcun modo la posizione della vittima.
Tra i tanti motivi di delusione, bisogna anche prendere quel poco di buono che, in teoria, può
derivare da questa decisione. La speranza è allora che, se non altro, la ripartizione della decisione tra vari giudici consenta di accelerare e semplificare il processo di accertamento della verità, impedendo che l’imputato Schmidheiny possa trarre un paradossale vantaggio dal fatto di aver causato ‘troppi’ morti. Il recente processo di Ivrea ha dimostrato che, quando i numeri sono più contenuti, i Tribunali
italiani sono in grado di assumere decisioni soddisfacenti per le vittime e in tempi ragionevolmente
rapidi. I tanti processi “Eternit-bis” che si instaureranno nei prossimi mesi saranno quindi, per la
giustizia italiana, un nuovo banco di prova. In conclusione, se all’indomani della sciagurata sentenza di Cassazione del 2014 l’Afeva, in collaborazione con le sigle sindacali, aveva raddoppiato i propri sforzi, adesso, a giudicare dal numero di Procure coinvolte, dovrà quantomeno quadruplicarli. Ci impegniamo a farlo, con la consapevolezza che neppure questi processi potranno rendere giustizia ai nuovi casi di mesotelioma che, purtroppo ogni anno, continuano a funestare Casale e dintorni. L’obiettivo, e il conseguente impegno che ci assumiamo, è di non lasciare indietro nessuno. La strada è ancora lunga e ha preso, purtroppo, varie ‘diramazioni’: la nostra speranza (il nostro impegno) è che quei casi, oggi separati, siano un domani riuniti da un comune e soddisfacente esito finale.

 

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