Autore Redazione
giovedì
18 Giugno 2026
18:44
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Politica - Novi Ligure

Ex Ilva di Novi, sindaco Muliere invoca un intervento del Governo: “Dubbi su intenzioni degli acquirenti”

Ex Ilva di Novi, sindaco Muliere invoca un intervento del Governo: “Dubbi su intenzioni degli acquirenti”

NOVI LIGURE – Dopo il tavolo di crisi avvenuto martedì sull’ex Ilva di Novi Ligure, il sindaco Rocchino Muliere ha sollecitato interventi immediati da parte del Governo ed espresso forte preoccupazione per il futuro dello stabilimento e dei suoi dipendenti. “Ringrazio il Presidente Cirio per aver accolto subito la mia richiesta di convocazione. L’iniziativa” ha sottolineato Muliere “ha avuto il merito di rimettere al centro il confronto istituzionale e le difficoltà dei lavoratori. Preoccupa però lo stallo delle trattative che coinvolgono il fondo americano Flacks Group e il gruppo indiano Jindal Steel International. Nonostante le rassicurazioni su una possibile chiusura entro ottobre, sussistono forti dubbi sulla tempistica e sulle reali intenzioni dei potenziali acquirenti. In particolare, destano preoccupazione le voci di una drastica riduzione del personale che il gruppo Jindal intenderebbe attuare qualora subentrasse nella gestione”.

Durante l’incontro è stato concordato che la Regione Piemonte rediga un documento di sintesi per riaffermare la volontà di mantenere unito il gruppo ex Ilva. Inoltre, le Regioni Piemonte, Liguria e Puglia promuoveranno un’azione concordata per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi e sollecitare un intervento finanziario del Governo, nel rispetto delle normative europee, considerato indispensabile per gestire la transizione e garantire l’operatività degli impianti. “Personalmente” ha aggiunto il sindaco “ritengo che la priorità assoluta resti la tutela dei 550 lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure, delle loro famiglie e di tutto l’indotto. Oggi gli obiettivi di produzione rischiano di dimezzarsi, passando da 4 a soli 2 milioni di tonnellate, con una conseguente perdita di quote di mercato. Inoltre, la carenza di manutenzione non solo riduce l’efficienza degli impianti, ma mette a rischio la sicurezza del personale, rendendo la situazione insostenibile nel breve periodo”. “È assurdo che l’Italia rischi di uscire dal settore siderurgico proprio mentre la domanda mondiale di acciaio è in crescita. Ciò dimostra la totale assenza di una strategia industriale per il futuro. Continueremo a batterci, in sinergia con gli altri Enti, a difesa di un asset fondamentale per il nostro territorio e per l’intero sistema economico nazionale”.

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