Autore Redazione
giovedì
9 Febbraio 2017
05:00
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Politica - Alessandria

Duemila cittadini chiedono al sindaco Rossa di non revocare l’ordinanza su cava Clara e Buona

Per Legambiente Ovadese, Legambiente Val Lemme, Pro Natura e Alessandria No Amianto dal Terzo Valico "lo smarino del Terzo Valico non deve arrivare nel territorio di Alessandria né altrove”
Duemila cittadini chiedono al sindaco Rossa di non revocare l’ordinanza su cava Clara e Buona

ALESSANDRIA – La decisione del sindaco Rita Rossa di ritirare l’ordinanza che da fine novembre stava stoppando i camion del Terzo Valico diretti alla cava Clara e Buona di Alessandria ha provocato l’immediata reazione di Legambiente Ovadese, Legambiente Val Lemme, Pro Natura e Alessandria No Amianto dal Terzo Valico. In una nota le associazioni hanno esortato il primo cittadino a non revocare l’ordinanza e discutere “subito” la proposta di deliberazione sostenuta dalle firme di 2000 cittadini. Lo smarino del Terzo Valico “non deve arrivare nel territorio di Alessandria né altrove”.

Come già avvenuto per il Comune di Tortona, dove il movimento No Tav tre anni fa ha proposto un provvedimento analogo – hanno ricordato le associazioni – è urgente che il Consiglio Comunale discuta ed approvi la proposta di deliberazione sostenuta da oltre 2000 cittadini che prevede che il materiale di scavo del Terzo Valico non transiti neppure per Alessandria e contestualmente dichiari la contrarietà all’opera per il forte impatto ambientale e sociale, come pure per manifesta antieconomicità.

E la decisione deve essere presa indipendentemente da un auspicabile commissariamento del Cociv.

Si fa presente che lo scorso 23 dicembre Legambiente ha depositato un esposto presso la Procura con cui si chiede un pronunciamento sulla regolarità dei conferimenti con smarino additivato avvenuti prima dell’alluvione e che verosimilmente potrebbero aver creato un inquinamento ambientale nelle zone a valle. Inquinamento probabilmente difficile da rilevare oggi, in quanto è stato “democraticamente” distribuito dalla Bormida chissà fino a dove!

Ciò che dovrebbe preoccupare, tuttavia, non sono tanto gli effetti generati dalla piena recente quanto la stessa scelta di riempire un lago di cava situato a monte del campo pozzi dell’acquedotto della città. Nelle sue osservazioni dell’aprile 2015, l’ufficio Arpa di Alessandria riteneva che tale tombamento rappresentasse “certamente un elemento di notevole attenzione in termini di salute pubblica rispetto al potenziale rischio di rilascio di sostanze indesiderate in falda”. Come mai oggi Arpa Piemonte ha ignorato quanto affermato da Arpa Alessandria? Siamo certi che gli elementi attualmente disponibili sulle falde alessandrine possano scongiurare pericoli futuri? Non sarebbe il caso di applicare una politica di condotta cautelativa secondo il principio di precauzione?

Se siamo qui a disquisire sulla necessità o meno di conferire smarino in quel sito è proprio perché non c’è stato il confronto politico che la Sindaca di Alessandria tanto auspica: purtroppo ora non è più tempo. Non si può chiedere un confronto ad opera già iniziata, quando nessuno vuole prendere in considerazione l’opzione zero. Questa grande opera è stata progettata e condotta in modo pessimo: bastava fare l’analisi costi- benefici per capire che faceva acqua (letteralmente in questo caso) da tutte le parti. E nei costi dell’opera bisognava contemplare anche il rischio amianto, il rischio di inquinamento delle falde acquifere, l’inquinamento dell’aria e la messa in sicurezza nonché della manutenzione ad opera ultimata dei siti conferimento dello smarino. Tutti rischi che noi cittadini avremmo evitato se il Terzo Valico non si fosse fatto: la ristrutturazione e l’ammodernamento delle linee esistenti sarebbero stati sicuramente meno pericolosi nonché meno costosi…e forse proprio questo era il problema.

Ma voi politici non avete voluto ascoltare e ora ci troviamo a gestire enormi problemi di salute e di incolumità pubblica. Ricordiamo alla Sindaca che è responsabile per mandato della salute dei suoi cittadini: nel caso in cui la Procura accertasse che i conferimenti sono stati illegittimamente effettuati, dovrebbe essere lei a chiedere a Rfi e Cociv di risarcire i danni presenti e futuri per l’abbancamento! E il risarcimento secondo il codice è illimitato, indipendentemente dagli accordi contrattuali tra le parti.

Il Consiglio comunale e la Giunta trovino dunque il modo per fermare tutto ciò! E contro l’arroganza e lo strapotere di Cociv chiedano al Governo di togliergli l’affidamento e di annullare l’opera che, oltre a devastare ed inquinare il territorio, è inutile e molto costosa.

Se un sindaco non può fermare il Terzo Valico, ha però il dovere istituzionale di metter in atto ogni possibile azione per difendere la salute della comunità e l’obbligo politico di fermare lo sperpero di denaro pubblico”.

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