2 Ottobre 2026
19:56
Carceri, il SiNAPPe lancia l’allarme: “Agenti esausti, organici insufficienti. Pronti alla mobilitazione”
ALTO PIEMONTE – Crescono i posti detentivi, ma per il SiNAPPe non cresce abbastanza il numero degli agenti chiamati a garantire sicurezza e funzionamento degli istituti. Il Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria torna a denunciare le difficili condizioni di lavoro nelle carceri che fanno capo al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.
A far esplodere nuovamente la protesta è stato l’incontro di venerdì 2 ottobre dedicato alla distribuzione delle integrazioni di personale provenienti dal secondo scaglione del 186° corso di Polizia Penitenziaria. Al Provveditorato sarebbero state destinate 99 unità, un numero che il sindacato giudica del tutto insufficiente per affrontare le carenze già esistenti negli istituti.
A preoccupare ulteriormente il SiNAPPe sono le prospettive dei prossimi mesi. Oltre al completamento e all’apertura di nuove sezioni nelle carceri di Novara e Cuneo, durante la riunione sarebbe stata annunciata anche la prossima riapertura del carcere di Alba. Complessivamente, secondo quanto riferisce il sindacato, gli interventi porteranno a un incremento di circa 450 posti detentivi.
Ed è proprio su questo punto che si concentra la contestazione: secondo il SiNAPPe, mentre aumenta la capacità delle strutture penitenziarie, non sarebbe previsto un corrispondente rafforzamento degli organici.
Il quadro descritto dal sindacato è quello di agenti sottoposti da tempo a carichi di lavoro particolarmente pesanti. In alcuni casi, denuncia l’organizzazione, si arriverebbe a superare le 100 ore di straordinario al mese per singolo operatore. A questo si aggiungerebbero turni che oltrepassano regolarmente le dodici ore consecutive, difficoltà nel garantire i riposi settimanali e nella concessione dei congedi ordinari.
Le ripercussioni riguarderebbero anche la vita privata e familiare degli appartenenti al Corpo, con difficoltà nella tutela della genitorialità e nella gestione delle esigenze personali. La carenza di uomini e donne in servizio, inoltre, costringerebbe in alcuni casi gli agenti a presidiare contemporaneamente più postazioni.
Una situazione che, secondo il SiNAPPe, interessa con diverse intensità numerosi istituti del territorio.
A Brissogne, in Valle d’Aosta, il sindacato segnala frequenti eventi critici e attribuisce parte delle difficoltà al continuo trasferimento nella struttura di detenuti problematici provenienti da altri istituti. Una pressione che finirebbe per ricadere sul personale, già alle prese con turni particolarmente gravosi.
Non meno preoccupante, nella ricostruzione sindacale, è la situazione di Vercelli. “Vercelli è al collasso: il senso del dovere non può sostituire il personale che manca“, afferma Mirko Barbato, segretario provinciale del SiNAPPe. “Ogni carenza di organico ricade sulla salute, sul riposo e sulla vita familiare dei colleghi. La misura è colma“.
Barbato annuncia anche la disponibilità degli agenti alla protesta: “Siamo tutti pronti a scendere in piazza per pretendere rinforzi concreti e condizioni di lavoro sostenibili: la sicurezza di un carcere non può reggersi sull’esaurimento di chi ci lavora”.
Tra le realtà sulle quali il sindacato richiama l’attenzione c’è anche Biella. La struttura, riferisce il SiNAPPe, ha una capienza di circa 600 detenuti a fronte di una pianta organica di circa 175 unità di Polizia Penitenziaria. Gli agenti sarebbero chiamati frequentemente a coprire più posti di servizio, mentre continua ad aumentare il ricorso allo straordinario.
Particolarmente difficile viene descritta anche la situazione nella Casa Circondariale di Ivrea. Qui le croniche carenze di personale avrebbero determinato turni sempre più pesanti e l’accorpamento di diversi posti di servizio, in un contesto che il sindacato considera ormai ai limiti della sostenibilità sotto il profilo operativo e della sicurezza.
Le criticità, però, secondo l’organizzazione non riguardano soltanto questi istituti. Nell’elenco delle strutture in sofferenza vengono citate anche Asti e Sanremo, insieme alle altre realtà che fanno capo al Provveditorato.
A lanciare l’allarme è Matteo Ricucci, vice segretario regionale del SiNAPPe, che parla apertamente di condizioni di lavoro “diventate insostenibili”.
“Non è più accettabile che la sicurezza e la tenuta dell’intero sistema penitenziario gravino esclusivamente sul sacrificio e sulla salute dei poliziotti“, sostiene Ricucci. Secondo il dirigente sindacale, aumentare i posti disponibili e aprire nuove sezioni senza accompagnare queste decisioni con “un piano straordinario di assunzioni e di reale supporto organico” rischia di portare il personale al burn-out e di compromettere la sicurezza dei lavoratori.
La protesta arriva anche ai vertici nazionali del sindacato. Il segretario nazionale del SiNAPPe, Raffaele Tuttolomondo, punta il dito contro l’Amministrazione centrale, accusandola di non prestare sufficiente attenzione alle esigenze del Provveditorato.
“Si continuano a calare dall’alto scelte gestionali e riorganizzative senza considerare l’impatto devastante che queste producono sulle donne e sugli uomini in divisa“, afferma Tuttolomondo. Il sindacato, aggiunge, ha già informato formalmente il Provveditore della propria posizione.
Dopo la riunione, il SiNAPPe ha formalizzato la propria posizione al Provveditore, riservandosi di portare la vertenza nelle sedi competenti.
L’attenzione si sposta ora sulle decisioni che accompagneranno l’attivazione dei nuovi spazi detentivi e sulla risposta che arriverà alle richieste avanzate dalla rappresentanza sindacale. Saranno proprio i prossimi passaggi amministrativi a chiarire se il confronto potrà proseguire al tavolo istituzionale o se la vertenza entrerà in una nuova fase.