Prevenire la violenza educando al rispetto. A Mede 300 studenti coinvolti nel progetto per “Crescere Liberə”
MEDE – C’è un momento, nell’infanzia, in cui si impara a riconoscere un’emozione, a dare un nome alla rabbia, alla paura, alla gioia. Ed è proprio in quel momento che si può iniziare a prevenire la violenza. A Mede questo percorso ha preso forma in “Crescere Liberə: educare al rispetto, costruire il futuro”. Un progetto triennale, attivo fino al 2028, che coinvolge circa 300 alunni dell’Istituto Comprensivo di Mede, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado.
Non un intervento spot, ma un lavoro profondo e continuativo che vuole affrontare la violenza di genere prima che la violenza esista. Prima che uno stereotipo diventi discriminazione. Prima che una parola diventi controllo. Prima che il silenzio diventi paura.
Il progetto, promosso dal Centro Antiviolenza Kore grazie al sostegno del Laboratorio Farmaceutico Sit di Mede e con la supervisione scientifica dell’Università di Pavia, verrà raccontato lunedì 25 maggio alle 20.45 al Teatro Besostri durante una serata aperta alla cittadinanza. Ospite anche la professoressa Chiara Zanchi dell’Università di Pavia con un intervento dedicato al peso del linguaggio: “Dire è fare: (de)costruire gli stereotipi di genere con le parole e il linguaggio”.
Dietro “Crescere Liberə” c’è un’idea precisa: educare al rispetto significa educare alle emozioni, ai confini personali e alla capacità di riconoscere relazioni sane.
“Un bambino che sa esprimere ciò che prova riesce anche a gestire meglio le proprie emozioni”, hanno spiegano la presidente di Kore Nicla Spezzati, la direttrice Barbara Milan e l’operatrice del centro antiviolenza Manuela Chiesa. Per questo, nella scuola dell’infanzia, il lavoro parte da letture, giochi e attività emotive. Con i più grandi si affrontano invece il tema del consenso, il rispetto del proprio corpo e di quello degli altri, fino ad arrivare all’analisi critica di musica, social network, serie tv e messaggi mediatici. Non vengono coinvolti soltanto gli studenti, ma anche insegnanti e famiglie. Perché, come sottolinea il centro antiviolenza Kore, “serve una comunità educante capace di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita”.
La dirigente scolastica, Elena De Silvestri, parla di un percorso accolto con entusiasmo dai ragazzi: “I bambini sono quelli che recepiscono meglio tutte le attività e le proposte. Con gli studenti più grandi sono stati affrontati temi fondamentali legati ai valori, alla condivisione e all’educazione al rispetto”. Ma la particolarità del progetto è che non si limita alle buone intenzioni. Viene studiato, analizzato e monitorato scientificamente.
L’Università di Pavia, attraverso il lavoro della psicologa e assegnista di ricerca Sara Martelli, sta infatti valutando l’impatto reale del percorso. Questionari, analisi sociometriche, studio degli stereotipi di genere, delle relazioni in classe e del benessere individuale permetteranno di capire se, e come, il progetto produrrà cambiamenti concreti nei ragazzi. “Abbiamo diviso il campione in gruppi sperimentali e gruppi di controllo – spiega Martelli – per osservare eventuali differenze nel tempo. Questo primo anno è una fase pilota, ma l’obiettivo è capire se il progetto possa incidere positivamente sulla consapevolezza, sul clima scolastico e sul benessere degli studenti”.
E la possibilità di renderlo replicabile altrove è uno degli obiettivi più importanti. A credere nel progetto e nei suoi possibili sviluppi è certamente il Laboratorio Farmaceutico Sit. “Ci sentiamo responsabili nel promuovere valori che oggi hanno bisogno di essere rafforzati”, spiegano la direttrice generale Silvia Lunati e la responsabile delle risorse umane Beatrice Mondoni. “Il benessere delle donne e la loro importanza sociale vanno difesi e valorizzati. Allenarsi ai valori fin da piccoli significa arrivare all’età adulta con basi solide”.
Parole che trovano eco anche nell’amministrazione comunale. Per l’assessore alle Politiche giovanili Marco Correzzola “partire fin da piccoli è fondamentale, perché permette di costruire consapevolezza e rispetto reciproco prima che certe dinamiche diventino più difficili da affrontare”.
In un tempo in cui la violenza di genere compare quotidianamente nelle cronache, Mede prova così a fare qualcosa di diverso: non intervenire dopo, ma molto prima. Perché il rispetto si insegna. E impararlo da piccoli può cambiare tutto.