Giuseppe Antoci a Pavia, dieci anni dopo l’attentato mafioso: “La legalità non ha bisogno di eroi, ma di persone normali”
PAVIA – Dieci anni fa, lungo una strada buia della Sicilia, l’auto su cui viaggiava venne colpita da colpi d’arma da fuoco. L’allora presidente del Parco dei Nebrodi e oggi parlamentare europeo Giuseppe Antoci fu il primo uomo delle istituzioni a subire un tentativo di strage mafiosa dopo gli attentati del 1992. Quei colpi volevano fermare il suo lavoro per contrare le infiltrazioni criminali nei fondi europei. Un impegno diventato poi legge dello Stato. Nel decennale di quell’attentato che avrebbe potuto cambiare per sempre la sua vita e quella degli uomini della sua scorta, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi ha scelto di tornare a Pavia per parlare ai ragazzi radunati nell’Aula Magna dell’’Istituto di istruzione superiore Alessandro Volta. Davanti ai ragazzi Antoci ha rifiutato la retorica degli eroi, scegliendo invece parole intime e profondamente umane. “Dieci anni fa tentarono di fermare una battaglia. Tentarono di togliere il padre a tre ragazze”, ha raccontato. “Io non sarò mai più la stessa persona che ero fino al 17 maggio 2016. E neppure i ragazzi della scorta e le nostre famiglie. Oggi siamo diventati semi, semi di legalità che vanno piantati nei cuori e nelle coscienze dei ragazzi”.
Dieci anni dopo quella notte nei Nebrodi, Giuseppe Antoci ha scelto parlare ai giovani e a Pavia ha ritrovato Daniele Manganaro, oggi vicario del Questore di Pavia, allora uno dei poliziotti della scorta che quella notte contribuì a salvargli la vita. “Fu una notte drammatica, molto impegnativa”, ha ricordato Manganaro. “Una notte che ha lasciato un segno indelebile in tutti noi. Oggi però possiamo ancora parlare di quell’evento sapendo che lo Stato ha vinto”.
Durante l’incontro il filo conduttore è stato il ruolo dei giovani nella costruzione della legalità. Antoci li ha definiti più volte “non il futuro ma il presente” del Paese. Parole ascoltate con attenzione dagli studenti dell’Istituto superiore Alessandro Volta, protagonisti insieme agli istituti Cardano, Copernico e Cairoli del laboratorio sulle mafie organizzato dalla Questura di Pavia. “È stata un’occasione importante per approfondire non solo la cronaca dell’attentato, ma anche il fenomeno mafioso”, ha spiegato la dirigente scolastica del Volta, Paola Bellati. “Spesso la legalità viene studiata solo sui libri. Invece grazie a questo laboratorio i ragazzi hanno avuto la possibilità di viverla attraverso l’esempio concreto di persone che hanno dedicato la loro vita alla giustizia”. Un’esperienza trasformata dagli studenti del “Volta” in un fumetto che oggi racconta la vita e l’impegno di Antoci, dal titolo Il coraggio fa rumore, consegnato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi durante la mattinata.