20 Giugno 2026
18:22
Il sindaco di Pavia ringrazia il Papa e accoglie il suo richiamo: “La nostra è città di pace”
PAVIA – Il sindaco di Pavia, Michele Lissia, dal palco in piazza Duomo, ha salutato il Pontefice Leone XIV sottolineando l’impegno di pace della città con le istituzioni ma soprattutto con le sue scuole, le sue università, i monumenti e le pietre che la rappresentano. Nel suo discorso, che vi proponiamo sotto, ha accolto l’invito alla pace più volte richiamato dallo stesso Papa e che la città intende incarnare:
“A nome della città di Pavia e dell’intera comunità pavese, desidero rivolgerLe il nostro saluto di benvenuto più affettuoso e riconoscente.
La Sua presenza qui, oggi è per noi fonte di un onore profondo. Pavia La accoglie con la sua storia, con la sua identità di città antica e giovane insieme, con le sue pietre, le sue chiese, le sue scuole, la sua Università, i suoi collegi, i suoi luoghi di cura, i suoi quartieri, il suo fiume. La accoglie, soprattutto, come città che sente forte il legame con Sant’Agostino, custodito qui non solo come memoria religiosa e spirituale, ma come figura viva del pensiero, della filosofia, della ricerca e in definitiva dell’inquietudine della persona umana alla ricerca della verità.
Pavia è una città della conoscenza dove una comunità composita e vivace ogni giorno studia, cura, insegna, innova. Ma proprio per questo sentiamo con particolare forza il richiamo che Lei ha posto al centro della Sua enciclica Magnifica Humanitas: il progresso, la tecnica, l’intelligenza artificiale, gli avanzamenti nelle scienze e l’elaborazione di modelli sociali e politici non possono prescindere dalla definizione del ruolo e della sorte di noi esseri umani nell’ambito di questi processi.
Una città che produce conoscenza deve chiedersi per chi la produce. Una città che forma giovani deve chiedersi quale futuro consegna loro. Una città che cura deve ricordare che ogni fragilità è anche una responsabilità collettiva. La dignità della persona, la giustizia, il lavoro, il diritto all’educazione, la verità, la solidarietà, l’accoglienza delle diversità, tutte le diversità, devono diventare i criteri con in quali una comunità misura il proprio grado di civiltà.
E oggi, Santo Padre, questo richiamo è ancora più urgente, perché viviamo un tempo segnato da guerre, da immagini di distruzione, da genocidi, da popoli feriti e martoriati che forse credevamo solo relegato al passato. Pavia è una Città di pace. Pace come scelta politica, culturale, morale. Pace che rifiuta la guerra come destino inevitabile. Pace intesa come volontà di mettere la vita umana prima del potere, prima dell’interesse economico, prima della logica delle armi.
Pavia vuole essere città della pace col suo impegno quotidiano. Lo vuole essere nelle scuole, dove si educa al rispetto; nei luoghi di cura, dove ogni persona viene prima della sua condizione; nelle Università, dove il sapere deve diventare responsabilità; nei quartieri, dove la convivenza si costruisce ascoltando le differenze; nelle istituzioni e in chi le rappresenta, che hanno il dovere di tenere unite le persone, di abbassare i toni, di lavorare per il bene comune e di non lasciare nessuno solo.
La nostra città conosce il valore dell’incontro. È una città attraversata da cammini, da studenti, da persone che arrivano da Paesi diversi, da storie diverse, con speranze diverse. È una città che può e deve fare della propria dimensione europea, scientifica e umanistica un contributo concreto a una cultura della pace.
Santo Padre, la Sua visita richiama tutti noi a una grande responsabilità: quella di non accontentarci di amministrare il presente, ma provare a renderlo più umano, rigovernando la tecnologia in una dimensione etica e superando le paure con la capacità di dare conforto morale e materiale a chi ne ha bisogno ora e per chi ne avrà bisogno in futuro. In poche parole, rafforzare la consapevolezza che la persona viene prima di tutto. Che la conoscenza deve servire la vita.
Grazie di cuore, Santo Padre, per essere qui con noi. Pavia La accoglie con gratitudine, con rispetto e con il desiderio sincero di camminare, nel proprio piccolo, dalla parte della dignità umana, del dialogo e della pace che lei sta tracciando“.