22 Giugno 2026
16:05
Con l’ondata di caldo scatta l’allarme siccità sul Po. Coldiretti: “Bacino padano principale polo agroalimentare”
LOMBARDIA – È allerta siccità nel bacino del fiume Po con il livello idrometrico che va dai -3,4 metri del Ponte della Becca (Pavia) ai -6,7 metri di Pontelagoscuro (Ferrara) fino ai -8 metri di Cremona, facendo salire l’allarme in un’area dove nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. A lanciare l’allarme è Coldiretti, che segnala una situazione sempre più critica lungo l’intero bacino del principale corso d’acqua italiano, con livelli idrometrici eccezionalmente bassi e i primi effetti del caldo record già visibili sulle coltivazioni del Nord Italia.
L’ondata di calore che sta interessando il Paese ha praticamente azzerato le precipitazioni in molte aree del Nord, provocando un rapido peggioramento delle condizioni idriche. Le colture stanno già entrando in sofferenza e cresce la preoccupazione per le prossime settimane, soprattutto se le alte temperature dovessero proseguire senza l’arrivo di piogge significative.
Un territorio strategico per il Made in Italy
L’allarme non riguarda soltanto il livello del fiume, ma l’intero sistema agroalimentare che dipende dalle sue acque. Il bacino del Po rappresenta infatti il più importante polo agricolo e zootecnico del Paese: qui nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà degli allevamenti nazionali.
Nella Pianura Padana si sviluppa quasi tutta la produzione italiana di riso e circa il 50% del pomodoro da industria. Inoltre, l’area ospita la maggior parte degli allevamenti bovini e suinicoli italiani, alla base di alcune delle filiere agroalimentari più prestigiose e conosciute nel mondo.
Da questo territorio provengono eccellenze come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e numerosi altri salumi e prodotti Dop che rappresentano un patrimonio economico e culturale di valore internazionale.
Coltivazioni sotto pressione e irrigazioni anticipate
Le criticità maggiori si registrano attualmente nel Cremonese, dove il forte abbassamento del livello del Po sta mettendo in difficoltà gli impianti che prelevano direttamente l’acqua dal fiume per l’irrigazione. Le colture più esposte risultano essere il mais e il pomodoro, due produzioni fondamentali per l’economia agricola locale.
Problemi analoghi emergono anche nel Bergamasco, mentre in diverse zone del Veneto gli agricoltori sono già stati costretti ad avviare le irrigazioni del mais con diverse settimane di anticipo rispetto alla normale programmazione stagionale.
Una situazione che comporta inevitabilmente anche un aumento dei costi aziendali. L’utilizzo anticipato di pompe, impianti e macchinari alimentati a gasolio determina infatti maggiori spese energetiche per le aziende agricole, già alle prese con margini ridotti e con gli effetti dei cambiamenti climatici.
Coldiretti: “Serve un Piano nazionale degli invasi”
Per l’organizzazione agricola, la situazione che si sta verificando lungo il Po dimostra ancora una volta la necessità di accelerare la realizzazione di un Piano nazionale degli invasi, considerato uno degli strumenti più efficaci per affrontare le emergenze idriche sempre più frequenti.
La proposta prevede la creazione di una rete di bacini multifunzionali in grado di raccogliere e conservare l’acqua piovana durante tutto l’anno. Queste strutture, dotate anche di sistemi di pompaggio e potenzialmente capaci di produrre energia idroelettrica, consentirebbero di aumentare la disponibilità d’acqua nei periodi di siccità e di ridurre gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
Secondo Coldiretti, gli invasi dovrebbero essere progettati secondo criteri di sostenibilità ambientale, senza ricorrere a grandi opere in cemento, e destinati sia al fabbisogno delle comunità sia a quello dell’agricoltura. Il piano comprenderebbe inoltre il recupero e l’ammodernamento delle infrastrutture idriche già esistenti, con l’obiettivo di migliorare la capacità di accumulo e la gestione delle risorse disponibili.
La sfida del clima
L’emergenza che interessa il Po rappresenta l’ennesimo segnale di come i cambiamenti climatici stiano modificando gli equilibri del territorio. Dopo gli episodi di siccità degli ultimi anni, il nuovo abbassamento del livello del fiume riporta al centro del dibattito la necessità di interventi strutturali per garantire l’approvvigionamento idrico e tutelare uno dei distretti agricoli più importanti d’Europa.
Per la provincia di Pavia, storicamente legata alle acque del Po e del Ticino, l’evoluzione delle prossime settimane sarà decisiva. Senza precipitazioni consistenti e senza misure capaci di aumentare le riserve idriche, il rischio è che l’estate si trasformi in una nuova stagione di emergenza per l’agricoltura e per l’intero comparto agroalimentare nazionale.
(In copertina immagine di repertorio)