14 Luglio 2026
08:55
Legambiente lancia l’allarme: “Solo il 38% dei fiumi lombardi è in buono stato ecologico”. Preoccupano glifosato e PFAS nel Ticino
LOMBARDIA – La salute dei fiumi lombardi resta critica e gli effetti della crisi climatica, insieme all’inquinamento e alla pressione dell’uomo sul territorio, continuano a pesare sulla qualità delle acque. A lanciare l’allarme è Legambiente Lombardia, che in occasione della campagna europea Big Jump, la campagna dell’European Rivers Network che ha già mobilitato 34 paesi, richiama l’attenzione sulla necessità di ripensare la gestione delle risorse idriche e di accelerare gli interventi di tutela dei corsi d’acqua.
I numeri fotografano una situazione ancora lontana dagli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Secondo l’ultima classificazione disponibile di Arpa Lombardia, basata sui monitoraggi effettuati tra il 2014 e il 2019, solo il 38% dei fiumi lombardi raggiunge uno stato ecologico “buono”, il livello richiesto dalla Direttiva Quadro sulle Acque. La situazione migliora solo parzialmente per i laghi, dove la percentuale sale al 51%.
Tra i corsi d’acqua monitorati c’è anche il Ticino, che attraversa la provincia di Pavia. Nonostante venga considerato uno dei fiumi più importanti e ricchi di biodiversità del Nord Italia, presenta criticità significative. Dopo il punto di rilevazione di Lonate Pozzolo, infatti, il suo stato ecologico è classificato come “appena sufficiente” a causa della presenza di glifosato e AMPA, il principale prodotto di degradazione dell’erbicida. Ancora più preoccupante è lo stato chimico, giudicato “non buono” per il superamento dei limiti di PFOS, una delle sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS, definiti “gli inquinanti eterni” perché estremamente difficili da eliminare dall’ambiente.
Anche il fiume Olona continua a mostrare condizioni problematiche. I dati evidenziano uno stato ecologico compreso tra “scarso” e “sufficiente”: i tratti montani della provincia di Varese mantengono una qualità migliore grazie a una minore pressione antropica, mentre la parte centrale e quella più vicina alla confluenza nel Lambro risultano maggiormente compromesse dall’urbanizzazione e dall’artificializzazione delle sponde.
Secondo Legambiente, il deterioramento dei corsi d’acqua non rappresenta soltanto un problema ambientale, ma incide direttamente sulla capacità dei fiumi di ospitare la biodiversità e di svolgere il loro ruolo naturale nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Siccità sempre più frequenti, eventi meteorologici estremi e alluvioni impongono infatti un nuovo approccio nella gestione del territorio e delle risorse idriche.
“Non possiamo continuare a ragionare secondo gli schemi del passato – sottolinea Lorenzo Baio, vicepresidente e responsabile Acqua di Legambiente Lombardia – Occorre migliorare la qualità delle acque, sempre più preziose, e adottare modelli di gestione del territorio capaci di conciliare gli effetti della crisi climatica con le esigenze delle comunità. Gli ecosistemi fluviali devono avere un ruolo centrale nelle politiche di adattamento, perché solo con il contributo di istituzioni, cittadini e territori sarà possibile affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni“.
In copertina foto del Big Jump 2026 sul fiume Ticino a Pavia tratta dal sito di Legambiente Lombardia