Autore Redazione
venerdì
17 Luglio 2026
11:29
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Cronaca - Pavia

Diabete di tipo 1, il San Matteo apre anche agli adulti la terapia con Teplizumab. Eseguita la prima infusione

Diabete di tipo 1, il San Matteo apre anche agli adulti la terapia con Teplizumab. Eseguita la prima infusione

PAVIA – La Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia segna un nuovo traguardo nella cura del diabete di tipo 1, estendendo anche ai pazienti adulti il trattamento con Teplizumab, il primo farmaco immunomodulante capace di ritardare l’insorgenza clinica della malattia nelle persone ad alto rischio. Dopo i risultati ottenuti in ambito pediatrico, l’ospedale ha eseguito con successo la prima infusione su una paziente adulta, diventando il primo centro pavese a offrire questa terapia e il primo ospedale lombardo ad aver sviluppato un percorso dedicato sia ai bambini sia agli adulti.

La paziente, una donna di 36 anni, si era rivolta al Policlinico nel gennaio scorso in seguito al riscontro di una lieve alterazione della glicemia. L’attenta valutazione degli specialisti dell’Endocrinologia e Diabetologia, supportata dalla presenza di specifici fattori di rischio, ha portato ad approfondire il quadro clinico. Gli accertamenti hanno consentito di diagnosticare un diabete di tipo 1 in stadio 2, una fase nella quale la malattia è già presente dal punto di vista immunologico, ma non ha ancora dato origine ai sintomi clinici e non richiede quindi la terapia insulinica.

Grazie alla diagnosi precoce, la paziente è risultata idonea al trattamento con Teplizumab, terapia che ha accettato di intraprendere. L’infusione si è svolta senza complicanze rilevanti: sono stati registrati soltanto lievi effetti collaterali. La donna è stata dimessa in ottime condizioni cliniche e ha già iniziato il programma di controlli specialistici previsto dal percorso assistenziale.

Come spiegato dal San Matteo, il risultato rappresenta un importante passo avanti nella gestione del diabete di tipo 1, una patologia autoimmune che fino a pochi anni fa poteva essere affrontata solo al momento della comparsa dei sintomi. Il Teplizumab, invece, agisce sul sistema immunitario rallentando il processo che porta alla distruzione delle cellule beta del pancreas, consentendo così di posticipare l’esordio clinico della malattia e il conseguente ricorso alla terapia insulinica. “Questo risultato conferma la volontà della Fondazione di investire in percorsi sempre più innovativi per il diabete di tipo 1 – spiega Elisabetta Lovati, dirigente medico responsabile dell’Ambulatorio di Endocrinologia e Diabetologia, con particolare riferimento al diabete mellito di tipo 1 e alle tecnologie come sensori e microinfusori –L’impiego del Teplizumab rappresenta certamente una tappa importante, ma il nostro obiettivo è ancora più ambizioso: costruire un percorso integrato che comprenda lo screening delle persone a rischio, l’identificazione precoce della malattia, l’accesso tempestivo alle terapie innovative e un follow-up specialistico dedicato”.

L’estensione del trattamento agli adulti completa un modello assistenziale che accompagna il paziente fin dalle prime fasi della malattia. L’identificazione precoce dei soggetti a rischio, la possibilità di intervenire prima della comparsa dei sintomi e un monitoraggio costante rappresentano infatti gli elementi centrali di una strategia che punta a modificare la storia naturale della patologia.

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