Autore Redazione
venerdì
11 Settembre 2026
15:00
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Cronaca - Pavia

Su una prestigiosa rivista internazionale lo studio del Centro Antiveleni Maugeri sulle intossicazioni dei migranti a Lampedusa

Su una prestigiosa rivista internazionale lo studio del Centro Antiveleni Maugeri sulle intossicazioni dei migranti a Lampedusa

PAVIA – È stato il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia a individuare la causa delle gravi intossicazioni che, tra il 2024 e il 2025, hanno colpito 82 migranti arrivati a Lampedusa lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Dopo aver coordinato l’indagine clinica e tossicologica partita dalle segnalazioni dei sanitari dell’isola, gli specialisti pavesi sono riusciti a identificare la sostanza responsabile: la N-metilanilina, un additivo utilizzato per migliorare le prestazioni dei carburanti e capace di provocare una grave forma di metemoglobinemia.

Una scoperta che ha permesso non solo di dare un nome alla causa di un’emergenza sanitaria inizialmente inspiegabile, ma anche di mettere a punto una risposta terapeutica specifica per i pazienti che arrivavano sull’isola. I risultati dell’indagine coordinata dal Centro Antiveleni Maugeri Pavia – CNIT, condotta insieme ai sanitari siciliani, al Ministero della Salute, al Centro Ricerche Ambientali Maugeri e all’Università di Pavia, sono stati ora pubblicati sul prestigioso New England Journal of Medicine.

Il lavoro degli specialisti di Pavia è iniziato quando da Lampedusa sono arrivate le segnalazioni di pazienti con quadri clinici particolarmente gravi: difficoltà respiratorie, cianosi e alterazioni dello stato di coscienza, in alcuni casi tali da rendere necessario il trasferimento urgente in elicottero nelle rianimazioni degli ospedali siciliani.

Gli 82 pazienti, in prevalenza giovani uomini, erano affetti da metemoglobinemia, una condizione rara e potenzialmente letale nella quale l’emoglobina non riesce più a trasportare e cedere adeguatamente l’ossigeno ai tessuti. Nei casi analizzati i livelli di metemoglobina hanno raggiunto anche il 68%.

Circa il 90% dei pazienti ha ricevuto il blu di metilene, l’antidoto specifico, talvolta con somministrazioni ripetute. Due persone sono morte nella fase acuta dell’intossicazione, mentre 38 hanno successivamente sviluppato un’anemia emolitica che ha reso necessarie trasfusioni.

Il passaggio decisivo dell’indagine è arrivato quando gli esperti del Centro Antiveleni hanno messo in relazione i diversi casi. Molti pazienti presentavano infatti un elemento comune: durante la traversata erano rimasti a lungo a contatto con il carburante, alcuni riportando anche ustioni cutanee o arrivando a Lampedusa con un forte odore di benzina.

La spiegazione, tuttavia, non poteva essere semplicemente la benzina, che non risulta associata allo sviluppo della metemoglobinemia. Proprio questa incongruenza ha spinto il Centro Antiveleni ad approfondire gli accertamenti.

Attraverso la collaborazione con gli ospedali siciliani sono stati raccolti campioni biologici dei pazienti e avviate analisi tossicologiche più complesse. Con il contributo del Centro Ricerche Ambientali Maugeri e del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia, nei campioni sono state rilevate N-metilanilina e/o suoi metaboliti.

A quel punto gli accertamenti si sono concentrati direttamente sulle imbarcazioni. Il Centro Ricerche Ambientali Maugeri ha messo a disposizione Radiello, il campionatore passivo d’aria brevettato da Maugeri, mentre il laboratorio chimico dell’Università di Pavia ha analizzato il carburante. Anche in questo caso è arrivata la conferma: la N-metilanilina era presente nella benzina utilizzata a bordo.

La sostanza può essere assorbita attraverso la pelle. Ed è proprio questo aspetto a spiegare il particolare rischio corso durante le traversate. Sulle imbarcazioni sovraffollate, infatti, le perdite di carburante possono mescolarsi all’acqua di mare accumulata sul fondo. I migranti possono quindi trascorrere molte ore, talvolta giorni, a diretto contatto con la miscela, anche parzialmente immersi, favorendo così un’esposizione cutanea prolungata e l’assorbimento della sostanza tossica.

Il ruolo del Centro Antiveleni Maugeri non si è limitato all’identificazione della causa. Gli specialisti hanno affiancato i sanitari nella diagnosi, nelle decisioni terapeutiche e nel coordinamento dei trasferimenti verso gli ospedali siciliani. Insieme al personale sanitario di Lampedusa è stato inoltre elaborato uno specifico protocollo per la gestione di questi pazienti.

Un passaggio fondamentale ha riguardato la disponibilità dell’antidoto. Il blu di metilene, inizialmente assente sull’isola, è stato successivamente stoccato direttamente a Lampedusa. In questo modo 63 pazienti su 80 hanno potuto ricevere la prima dose già sull’isola, prima dell’eventuale trasferimento.

La situazione più critica si è verificata tra il 19 e il 22 ottobre 2025, quando sono stati registrati 41 casi in appena quattro giorni. In quella fase il Centro Antiveleni Maugeri ha contribuito anche all’attivazione della Scorta Nazionale Antidoti e Farmaci del Ministero della Salute, per garantire la disponibilità del blu di metilene necessario a fronteggiare l’emergenza.

Questa esperienza mostra il valore dell’attività diagnostico-terapeutica, di tossicosorveglianza e di ricerca scientifica svolta dal Centro Antiveleni Maugeri e dai suoi medici e ricercatori nel riconoscere precocemente fenomeni emergenti a rischio per la salute pubblica“, sottolinea Giancarlo Agnelli, direttore scientifico Maugeri.

La pubblicazione sul New England Journal of Medicine dà ora rilievo internazionale a un’indagine partita dall’attività sul campo e dalla collaborazione tra Pavia e Lampedusa. Un lavoro che ha consentito di collegare casi verificatisi in momenti e strutture diverse, individuare una causa fino ad allora sconosciuta, organizzare la disponibilità dell’antidoto e definire un protocollo per intervenire più rapidamente di fronte a nuovi casi.

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