Autore Redazione
venerdì
26 Maggio 2017
17:50
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Politica - Alessandria

I “chiarimenti” della Provincia sull’iter della discarica di Sezzadio

Attraverso un comunicato, la Provincia ha voluto fare alcuni "chiarimementi" rispetto all’iter autorizzativo della discarica di Sezzadio, al centro della manifestazione organizzata sabato 27 maggio ad Alessandria dai Comitati e dagli Agricoltori della Valle Bormida, Sezzadio per I'Ambiente, Vivere a Predosa e Movimento No Tav.
I “chiarimenti” della Provincia sull’iter della discarica di Sezzadio

ALESSANDRIA – Sabato i Comitati di Base della Valle Bormida, Sezzadio per I’Ambiente, gli Agricoltori della Valle Bormida, Vivere a Predosa e il Movimento No Tav – Terzo Valico torneranno ad Alessandria per dire no alla realizzazione della discarica di Sezzadio e all’utilizzo delle cave alessandrine per lo smarino dell’Alta Velocità.

Una protesta cui hanno aderito il Movimento 5 Stelle e anche sindaci del 25 Comuni firmatari della Convenzione per la tutela delle risorse idriche del territorio che sabato, dalle 15, si uniranno al corteo che partirà dal Teatro Comunale di Alessandria per difendere “la nostra acqua e la nostra salute”.

Un manifestazione, con tanto di trattori, che torna nel capoluogo perché sede della Provincia, per gli organizzatori della manifestazione responsabile di aver autorizzato il progetto della ditta Riccoboni nell’area di Cascina Borio a Sezzadio. Al centro del mirino c’è la presidente di Palazzo Ghilini Rita Rossa, bersagliata anche per l’utilizzo delle cave alessandrine per il Terzo Valico.

Se per la difesa sul fronte cava Clara e Buona sono scesi in campo il segretario cittadino del Pd Daniele Coloris, il consigliere Renzo Penna e l’assessore Claudio Lombardi, a fare “chiarezza” sull’iter autorizzativo della discarica di Sezzadio è stata la stessa Provincia, attraverso un comunicato stampa.

Nella nota Palazzo Ghilini ha ripercorso la storia “dell’impianto per il conferimento di rifiuti non pericolosi” per cui l’azienda nel 2011 chiese la Valutazione Impatto Ambientale legata al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Aperta a gennaio 2012 la fase di consultazione del pubblico all’ufficio di deposito e pubblicato il progetto sul sito istituzionale della Provincia nel 2013 si tennero poi 4 sedute della conferenza dei servizi. “La problematica principale” come ricostruito sempre da Palazzo Ghilini è la localizzazione dell’impianto, “nell’area che la Regione tramite il PTA ha inserito tra le aree di ricarica della falda”. “Tale situazione – si legge ancora nel comunicato -portò ad un dissenso diffuso da parte di numerosi Comuni dell’acquese che sostenevano il pericolo per le falde idriche. Ad oggi non esistono norme che stabiliscano vincoli o divieti per quelle aree e la stessa Regione coinvolta nella conferenza dei servizi non ha mai espresso un parere tecnico ostativo alla realizzazione dell’impianto stesso. Peraltro la bozza definitiva delle norme di attuazione dell’art 24 del PTA che la Regione sta portando in approvazione consentirebbero la realizzazione di un impianto di questo tipo con particolari precauzioni realizzative”.

“Proprio per approfondire la tematica della possibile interferenza con la falda la Provincia stabilì di interrompere l’iter dell’autorizzazione e di aprire un tavolo di lavoro composto da tecnici rappresentanti la ditta proponente di Arpa Regione e Provincia e un tecnico incaricato in rappresentanza dieci Comuni dell’acquese, nonché del Comune di Sezzadio e del Comune di Acqui”.

Il tavolo tecnico si articolò in cinque diverse sedute che si svolsero da marzo a ottobre 2013. “Era stato inviato a partecipare anche l’ATO e fu  stabilito quali fossero le modalità di esecuzione di indagini idrogeologiche di approfondimento da condurre per determinare l’influenza potenziale della discarica sulle falde acquifere (in particolar modo quella profonda che risulta di grande produttività e buona qualità) nonché sulla effettiva direzione sia della falda profonda che di quella superficiale per verificare se una eventuale perdita dalla discarica avrebbe potuto avere influenza anche sulla zona di Predosa ove sono realizzate le opere di presa dell’acquedotto emergenziale per Acqui Terme (tubone).

Una volta stabilite le modalità di esecuzione delle indagini integrative e realizzate tutte le prove ritenute necessarie si aprì la fase di discussione dei risultati che portò alla fine ARPA a ritenere che il flusso della falda, sia superficiale che sotterranea, fosse tale da non poter avere interferenze sui pozzi di Predosa. Inoltre si stabili che localmente la separazione della falda superficiale da quella profonda fosse continua e senza punti di interconnessioni tra le due. Il tecnico dei Comuni sottolineava che tale interpretazione fosse corretta con gli attuali prelievi idrici da Predona.

Si riaprì la Conferenza dei Servizi che portò alla bocciatura  con DGP n. 60 del 26-02-2014 da parte della Provincia di Alessandria dell’autorizzazione per ragioni legate alla destinazione urbanistica ed alla necessità di realizzare la tangenziale di Sezzadio come elemento sostanziale per il rilascio del giudizio di compatibilità ambientale e di cui non era presente alcun elaborato tecnico nella documentazione presentata ma una sola dichiarazione di disponibilità a realizzarla da parte del proponente. Si evidenziò comunque che la posizione in cui è stata proposta la discarica non era condivisibile proprio per la presenza dell’area di ricarica della falda.

Con ricorso notificato il 30/04/14 la Riccoboni Spa, con sede in Parma, impugnò avanti il Tar Piemonte chiedendone l’annullamento, previa sospensiva, la deliberazione G.P. n. 60del 26/02/14 con cui la Provincia di Alessandria espresse giudizio negativo sulla Compatibilità Ambientale e sul rilascio Dell’autorizzazione Integrata Ambientale in relazione al progetto presentato

A seguito del ricorso al TAR da parte della ditta proponente lo stesso tribunale accolse i motivi di ricorso presentati con sentenza n. 318 del 18/02/2015, e ingiunse alla Provincia di rivedere l’atto finale della conferenza dei Servizi tramutandolo in positivo visto che Arpa contrariamente a quanto dichiarato dalla Provincia di Alessandria aveva escluso localmente ogni pericolo per la falda e che la ditta si era dichiarata disponibile a realizzare la tangenziale e pertanto bastava quella dichiarazione per rilasciare il giudizio di compatibilità e la conseguente autorizzazione alla realizzazione della stessa.

Il Comune di Sezzadio appoggiato da quelli dell’Acquese ricorse al Consiglio di Stato contro tale sentenza richiedendone la sospensiva; Il Consiglio di Stato rigettò l’istanza cautelare contenuta nel ricorso in ragione dell’insussistenza del danno grave ed irreparabile. Tale giudizio (n. 5037/15R.G) è tutt’ora pendente nel merito.

La Provincia di Alessandria nonostante avesse ricevuto la richiesta di esecuzione della sentenza da parte della ditta proponente non emise alcun atto fino al pronunciamento del Consiglio di Stato in merito alla sospensiva richiesta nel ricorso del Comune di Sezzadio.

Una volta rigettati anche i motivi cautelari la Provincia fu obbligata a rivedere la sua determinazione finale della Conferenza e rilasciò giudizio positivo di compatibilità ambientale ed autorizzazione integrata ambientale con Decreto n. 24 del 17/02/2016, inserendo tutta una serie di prescrizioni di tutela sia costruttiva che di monitoraggio dell’impianto di discarica che andavano ben oltre a quanto previsto dalla normativa europea di riferimento per la realizzazione di impianti di discarica per rifiuti speciali non pericolosi.

Con ricorso notificato alla Provincia il 05/05/16 il Comune di Sezzadio impugnava il Decreto del Presidente della Provincia  n. 24 del 17/02/16″.

 

Il comunicato di Palazzo Ghilini è stato letto attentamente dal Comitato ristretto dei 25 Comuni riuniti in Convenzione per la tutela delle risorse idriche che “al solo scopo di chiarire alcuni punti, e senza alcun intento polemico” ha voluto fare una serie di precisazioni.

 

 

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