ALESSANDRIA – Il musicista alessandrino Giorgio Penotti qualche giorno fa ha posto una domanda su facebook. Ha cercato di capire se le persone oggi ascoltano davvero la buona musica nei locali mentre si mangia o si prende un aperitivo. La questione è nata dopo aver notato nel tempo il cambio di atteggiamento e il progressivo ruolo marginale degli artisti. Un atteggiamento completamente diverso da quanto accadeva negli anni ’70 e ’80. Penotti nella sua garbata riflessione ragione sull’educazione all’ascolto in sostanza, rilevando una ormai una evidente mal-educazione. La musica è un sottofondo, un tappeto, che fa piacere avere come accompagnamento sonoro ma che non si ascolta neanche più. E con delicatezza ha toccato un tasto dolente: “Si va ad ascoltare un musicista che si conosce personalmente, se è del posto, oppure un nome veramente noto, non si accetta più l’incognita che potrebbe portare ad una nuova scoperta“. Penotti conclude il suo ragionamento con una domanda che a volte fa ai dipendenti dei locali in cui passa la musica di radio instore o radio delle catene di ristoranti: “Ma non vi disturba stare tutto il tempo con questa musica nelle orecchie? ” In genere rispondono: “Non la sentiamo neanche più.” L’amara conclusione che fa è che in realtà quelle persone “non la ascoltano ma la sentono e quel suono entra nei cervelli e inquina l’anima fino alle radici”.

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