Autore Redazione
mercoledì
25 Febbraio 2026
14:49
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Cronaca - Lombardia

Rider: pm Milano dispone controllo giudiziario per Deliveroo Italy

Rider: pm Milano dispone controllo giudiziario per Deliveroo Italy

MILANO –  Un mese dopo la misura chiesta dalla stessa Procura per Foodinho-Glovo (40.000 riders), anche Deliveroo Italia finisce sotto controllo giudiziario su disposizione della Procura di Milano e il pm Storari indica in Massimiliano Poppi l’amministratore giudiziario che dovrà “controllare il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative“, “procedere alla regolarizzazione dei lavoratori” e “adottare adeguate misure e idonei assetti organizzativi al fine di evitare il ripetersi di fenomeni” di presunto caporalato.
Secondo l’accusa, la società avrebbe adottato per anni un sistema di sfruttamento lavorativo con compensi ben al di sotto della soglia di povertà.

Come riporta AdnKronos, per il pubblico ministero di Milanoche ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Deliveroo Italy, la paga per gli oltre 20.000 lavoratori in Italia consiste in “una retribuzione in alcuni casi inferiore fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”. Una somma che “non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa (articolo 36 della Costituzione) e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale”.

Dalle dichiarazioni dei rider, raccolte dagli investigatori, emerge un quadro sostanzialmente omogeneo, nel quale l’attività lavorativa “non si presenta come una libera organizzazione di servizi di trasporto, bensì come l’esecuzione di singole consegne interamente incardinate nella piattaforma digitale Deliveroo”.

Nel mirino le condizioni di lavoro di circa 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia, pagati tra 3 euro e 60 e 4 euro e 50 a consegna. Molti lavoratori, spesso con partita Iva, avrebbero svolto turni fino a 12 ore al giorno, anche sette giorni su sette. Per gli inquirenti, l’algoritmo della piattaforma gestiva di fatto tempi e modalità di lavoro, valutando e penalizzando i rider. I sindacati parlano di “caporalato digitale”, mentre il provvedimento punta ora a regolarizzare i contratti e fermare quella che la Procura definisce una situazione di grave illegalità.

 

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