Autore Redazione
giovedì
2 Aprile 2026
11:27
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Cronaca - Piemonte

Leini primo Comuni in Piemonte a vietare la vendita di animali vivi nei mercati settimanali

Leini primo Comuni in Piemonte a vietare la vendita di animali vivi nei mercati settimanali

ALESSANDRIA – Ieri, primo aprile, il Consiglio comunale di Leini nel torinese ha approvato il nuovo Regolamento per il benessere animale, introducendo, su richiesta della coalizione “Non in vendita / Not For Sale”, il divieto di vendita e detenzione di animali vivi nei mercati settimanali.

Questo regolamento sul benessere animale del Comune di Leini stabilisce un quadro per la tutela e il benessere degli animali, riconoscendo i proprietari come responsabili diretti della cura fisica ed etologica degli stessi, vietando il maltrattamento, l’abbandono e qualsiasi pratica che possa causare sofferenza. Disciplina aspetti fondamentali come la detenzione responsabile, il commercio e la vendita di animali vivi nei mercati, le condizioni di vita, il trasporto e l’utilizzo degli animali negli spettacoli. Promuove inoltre l’educazione civica, la collaborazione con enti veterinari e associazioni, e prevede sanzioni economiche in caso di violazioni, con l’obiettivo di garantire una convivenza rispettosa tra persone e animali a livello comunale.
Il regolamento è stato approvato all’unanimità, a seguito di due emendamenti relativi agli articoli 1.1 e 4. In particolare, all’articolo 1 è stata precisata la definizione di animale da compagnia, specificando che l’elenco (cani, gatti, uccelli o animali acquatici) ha carattere esemplificativo e non esaustivo. All’articolo 4 è stata invece introdotta un’ulteriore esclusione, includendo tra le attività non soggette al regolamento anche eventi e manifestazioni patrocinati dall’ente comunale, purché svolti nel pieno rispetto della normativa sul benessere animale, segnando un passo significativo nella tutela degli animali a livello locale.

La coalizione “Non in vendita”, composta dalle associazioni Animal, Animal Law Italia, insieme alla Rete dei Santuari e al collettivo Zoout, nasce con l’obiettivo di contrastare l’acquisto impulsivo di animali e promuovere il divieto di vendita di animali vivi nei mercati settimanali.
Anche se sempre meno diffusa, la presenza di animali vivi nei mercati continua a essere praticata in alcuni comuni, causando gravi sofferenze agli animali, costretti a vivere in condizioni di stress e privazione, e rappresentando al tempo stesso un rischio per la salute pubblica e per l’ambiente.
Le principali criticità legate a questa pratica riguardano tre ambiti fondamentali: benessere animale, salute pubblica e responsabilità nell’acquisto.
La vendita di animali nei mercati incentiva l’acquisto d’impulso, spesso privo di una valutazione consapevole delle responsabilità che comporta accogliere un animale in famiglia. Questo può tradursi in detenzione inadeguata o addirittura nell’abbandono. Gli animali sono frequentemente costretti a condizioni di vita precarie: gabbie sovraffollate, e mancanza di riparo adeguato. A ciò si aggiungono i trasporti ripetuti e stressanti, la continua manipolazione da parte di adulti e bambini, nonché la vicinanza ai cani presenti nei mercati, tutti fattori che generano sofferenza e paura.

I mercati possono diventare luoghi di diffusione di zoonosi (malattie trasmissibili dagli animali all’uomo), poiché animali di specie diverse vengono ammassati e sottoposti a forte stress,
favorendo la circolazione di agenti patogeni. Non meno preoccupante è il rischio igienico–sanitario derivante dalla vicinanza di animali vivi a banchi di uova o prodotti alimentari: feci, urine e polveri possono contaminare facilmente gli alimenti, esponendo i cittadini a batteri come Salmonella o Campylobacter. Infine, l’aggregazione di animali provenienti da luoghi differenti facilita la diffusione di malattie anche tra gli stessi animali, con conseguenze sulla fauna selvatica e sugli animali domestici.

L’acquisto di animali nei mercati, spesso non ponderato, può tradursi in abbandono e sofferenza. Al contrario, vietando la vendita ambulante si favorisce l’adozione responsabile tramite rifugi e associazioni, dove le persone ricevono informazioni adeguate e possono compiere scelte consapevoli. Inoltre, l’eliminazione della vendita di animali nei mercati contribuisce a contrastare il commercio illegale e non tracciato, garantendo maggiori tutele sia per gli animali che per i cittadini.

Nonostante la Legge Regionale 19/2004 del Piemonte sulla tutela e il benessere degli animali riconosca agli animali il diritto a vivere in condizioni compatibili con le loro caratteristiche biologiche ed etologiche, la realtà dei mercati settimanali mostra una situazione in evidente contraddizione. Gli animali venduti nei mercati sono infatti spesso costretti a gabbie sovraffollate, esposti a rumori, manipolazioni continue e condizioni ambientali inadatte, in palese contrasto con i principi di rispetto, cura e prevenzione dello stress sanciti dallo stesso regolamento.
Leinì si unisce agli oltre 20 comuni italiani che hanno già vietato la vendita di animali vivi nei mercati settimanali, tra cui città come Milano, Roma, Monza, La Spezia, Bari e Lecce.
Queste decisioni dimostrano una crescente sensibilità a livello nazionale e rappresentano un modello virtuoso da seguire anche per altre realtà locali. Per questo motivo, la coalizione
invita ora il Comune di Torino a seguire l’esempio di Leinì e ad adottare misure concrete a tutela degli animali, della salute pubblica e della sicurezza alimentare, introducendo il divieto di vendita di animali vivi nei mercati settimanali. In parole della coalizione Non in Vendita: “Confidiamo che Torino non resti indietro rispetto ad altre grandi città italiane e risponda alle aspettative sociali, vietando i mercati con animali vivi. La sensibilità sociale non è statica, quindi gli standard devono essere continuamente adattati. In questo processo di adattamento, gli standard devono integrare nuove percezioni e preoccupazioni sociali, quali la salute pubblica, la sicurezza alimentare e il benessere degli animali”.

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