Benedicta, la sindaca Salis: “Ricordare non è un rito stanco, ma atto di ribellione contro l’indifferenza”
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Redazione12 Aprile 2026
16:04

BOSIO – La memoria come impegno civile, la verità come fondamento della democrazia. È questo il cuore dell’orazione ufficiale pronunciata dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, in occasione dell’82° anniversario dell’Eccidio della Benedicta, il massacro di partigiani avvenuto nel 1944 a Capanne di Marcarolo.
Anche quest’anno la commemorazione ha registrato una grande partecipazione, con numerose autorità e tanti cittadini presenti per ricordare il sacrificio dei partigiani della Benedicta, a testimonianza di una memoria ancora viva e condivisa.
Come riporta Ansa, la sindaca Salis ha definito la salita ai luoghi della strage un “necessario esercizio di ossigenazione civile”, un momento per respirare “l’aria sottile della verità” lontano dalle polemiche quotidiane. “Siamo qui dove il tradimento divenne assassinio brutale – ha affermato – Non dobbiamo temere le parole: sono il dizionario della nostra democrazia. Non bisogna avere timore di risultare divisivi: la verità non divide, la verità fonda”.
La sindaca ha poi sottolineato la necessità di un rigore storico che non lasci spazio ad ambiguità: “Diamo un nome alle cose. Quello che stiamo commemorando è stato un eccidio, un massacro. I martiri della Benedicta non persero la vita: furono uccisi senza pietà da assassini che, in molti casi, erano nostri connazionali. Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato nazionale è stata un’infamia: fa male, ma è necessario”.
Nel corso del discorso, Salis ha ricordato i numeri della strage – 154 fucilati e 190 deportati – e alcune delle storie di vita spezzate sui monti tra Liguria e Piemonte, come quelle di Anna Ponte ed Elvira Ghiotto. La Benedicta, ha spiegato, non è solo un capitolo di storia, ma una “radice profonda della nostra libertà”.
Rivolgendosi ai giovani, la sindaca ha ribadito il valore attuale della Resistenza: “I suoi valori devono essere la vostra bussola. Servono per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, anche quando le scorciatoie sembrano più facili. I ragazzi della Benedicta non scelsero la via più facile, ma quella più giusta”.
In chiusura, il monito contro l’indifferenza e la fragilità dei diritti conquistati: “Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, è un atto di ribellione contro l’indifferenza. Scegliamo di essere, nel nostro tempo, all’altezza di quel sacrificio. Il nostro impegno dev’essere trasformare il ricordo in responsabilità, per costruire – o ricostruire – una società in cui nessuno sia costretto a scegliere tra la propria vita, i propri diritti e la propria libertà”.
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