Autore Redazione
lunedì
11 Maggio 2026
17:20
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Cronaca - Piemonte

Nasce la Commissione diritti: coinvolte le associazioni che si occupano di libertà civili

Nasce la Commissione diritti: coinvolte le associazioni che si occupano di libertà civili

PIEMONTE – Entro l’estate si terrà la riunione di insediamento dell’organismo voluto dall’Ordine regionale. Il punto di partenza: un parametro invisibile esiste nelle fondamenta dei nostri sistemi giuridici e sociali, un modello implicito di riferimento: l’uomo adulto, bianco, benestante e in buona salute. Attorno a lui — alla sua esperienza, ai suoi bisogni, alle sue priorità — sono state costruite nel tempo leggi, istituzioni, procedure, spazi fisici e digitali. Non per una cospirazione, ma per il semplice fatto che era lui a sedere ai tavoli in cui le regole venivano scritte.

Da questa riflessione si è partiti, quando il Consiglio dell’Ordine ha pensato di istituire una commissione che non fosse limitata alle pari opportunità delle donne, ma si occupasse di tutte quelle categorie sociali per le quali l’accesso ai diritti è troppo spesso una salita a ostacoli.
La Commissione diritti, che avrà come coordinatrice e referente del progetto la giornalista alessandrina Antonella Mariotti, sarà così fin dalla sua creazione inclusiva e coinvolgerà i rappresentanti delle associazioni regionali attive su questi temi:  proprio in questi giorni è partito un primo invito con l’obiettivo di convocare la riunione di insediamento prima della pausa estiva.

Le diseguaglianze non si concentrano, si sovrappongono e si moltiplicano. È quello che gli studiosi chiamano intersezionalità. Una donna di colore con una disabilità non accumula semplicemente tre svantaggi distinti, li vive come un’unica, complessa, condizione di esclusione.
Le donne continuano a scontare un divario salariale strutturale, ostacoli nelle carriere, una tutela insufficiente contro la violenza e diritti riproduttivi che spesso sono più teorici che garantiti.

Le minoranze etniche e i migranti affrontano discriminazioni nell’accesso al lavoro, alla casa, al credito e devono vedersela con una burocrazia che rende la cittadinanza un traguardo difficile da raggiungere.

Le persone con disabilità vivono in città e in edifici pubblici che non sono pensati per loro. Trovano un mercato del lavoro che le esclude sistematicamente. Ricevono un’assistenza sanitaria spesso inadeguata e in molti casi hanno difficoltà persino nell’esercizio del diritto di voto.

Le persone LGBTQ+ mancano ancora di tutele legali uniformi. Subiscono discriminazioni sul posto di lavoro e nelle istituzioni. Vedono le proprie famiglie non riconosciute dallo Stato. E restano bersaglio di violenza fisica e verbale senza che esista una risposta normativa adeguata.

Le persone in povertà scoprono che la giustizia ha un costo. Che la salute dipende dal reddito. Che l’istruzione non è davvero uguale per tutti. Che il mondo digitale — dove oggi si esercitano diritti fondamentali — è inaccessibile a chi non può permettersi una connessione o un dispositivo.

Gli anziani e le persone non autosufficienti, infine, affrontano pensioni insufficienti, servizi di cura carenti, isolamento sociale e una digitalizzazione dei servizi pubblici che spesso li taglia fuori.

Se il cammino dei legislatori è ancora lungo, i giornalisti e l’Ordine possono sorvegliare il linguaggio perché le discriminazioni non diventino un titolo di cronaca che si somma alla mancanza dei diritti.  Il linguaggio non è infatti un vestito che si mette addosso ai fatti. È la struttura attraverso cui i fatti diventano comprensibili, attribuibili a cause e responsabilità. Il pensiero critico sul linguaggio non è un lusso accademico: è una competenza professionale: le parole contano e la lingua è potere, e il giornalismo esercita questo potere ogni giorno, spesso inconsapevolmente.

La Commissione intende dare spunti e indicazioni affinché questi principi abbiano una declinazione operativa e aggiornata: non un catalogo di parole proibite, ma una responsabilità linguistica, capace di far crescere nelle redazioni una sensibilità critica autonoma e radicata. Su questa strada è già stata elaborata la Carta Arcobaleno a tutela dei diritti delle persone Lgbtq+, un percorso che vogliamo proseguire, perché le parole contano, costruiscono categorie e troppo spesso muri e noi vogliamo invece che siano costruttrici di ponti.

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