4 Giugno 2026
05:30
Cinghiali, Coldiretti: “Abbattimenti insufficienti, serve un cambio di passo”
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Coldiretti Alessandria lancia un nuovo allarme sull’emergenza cinghiali e sulla diffusione della peste suina africana. L’associazione chiede un aumento degli abbattimenti, giudicati insufficienti rispetto agli obiettivi fissati: nel 2025 sono stati poco più di 27 mila contro i 41 mila ritenuti necessari. Secondo Coldiretti, la presenza incontrollata degli ungulati continua a causare gravi danni alle coltivazioni e rappresenta un rischio per gli allevamenti suinicoli, soprattutto con l’arrivo del caldo e i nuovi casi di peste suina registrati in Piemonte.
“Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole, sia il rischio sanitario legato alla peste suina africana. Si temeva, con l’arrivo del caldo, una recrudescenza del virus, ed i recenti fatti, purtroppo, lo confermano – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco – Risulta, quindi, fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. La diffusione incontrollata dei cinghiali resta infatti uno dei principali fattori di pressione sulla biosicurezza degli allevamenti e sulla tenuta economica di una filiera strategica per la nostra regione”.
Per Coldiretti è “indispensabile” aumentare il numero degli abbattimenti dei cinghiali e l’associazione agricola sollecita un maggior impegno da parte di tutti gli attori interessati: “A partire dagli ATC e i CA che è essenziale facciano davvero la loro parte, consentendo di arrivare a numeri ben più elevati. Oltretutto, i mercati sono sconvolti dalla guerra che sta provocando ingenti rincari, con l’esplosione dei costi di produzione, per cui è necessario monitorare, oggi più che mai, che non avvengano speculazioni lungo la filiera”.
“Vigneti, mais, cereali, girasole, ortaggi sono tra le produzioni più esposte – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco – In molti territori interni, la convivenza tra attività umane e fauna selvatica si è trasformata in un fattore di forte instabilità economica e sociale. Le incursioni, l’erosione dei suoli e la distruzione delle colture rendono sempre più difficile mantenere produzioni tradizionali e presidio del territorio. Il rischio è quello di accelerare il declino delle aree appenniniche già segnate da spopolamento, invecchiamento della popolazione e scarsità di servizi. Senza un rapido cambiamento, il problema dei cinghiali continuerà a pesare su agricoltura, sicurezza e tenuta delle comunità locali. In gioco non c’è soltanto la produzione agricola, ma l’equilibrio complessivo delle aree rurali e interne. Se non verranno adottati interventi strutturali, il rischio è quello di compromettere in modo irreversibile economia, paesaggio e qualità della vita di territori già fragili”.