25 Giugno 2026
18:03
Processo Pfas, Alleanza Verdi Sinistra: “Ora le istituzioni facciano di più per prevenire”
ALESSANDRIA – “La vicenda Pfas di Spinetta Marengo potrà finalmente essere affrontata in sede giudiziaria rispetto alle responsabilità contestate”. Alice Ravinale, capogruppo Alleanza Verdi Sinistra in consiglio regionale, Eugenio Spineto, segretario provinciale Sinistra Italiana Alessandria, e Raoul Oliva, coportavoce provinciale Europa Verde Alessandria, hanno commentato così il rinvio a giudizio di due ex dirigenti Solvay, accusati di disastro ambientale colposo.
“È un passaggio importante per una comunità che da anni chiede verità, giustizia e responsabilità per una contaminazione che ha riguardato acqua, aria, terreni, alimenti e sangue delle persone. Ancora nessuna conferma, invece, in merito all’esito delle trattative in corso con le parti civili istituzionali, Regione e Ministero. Su questo, la nostra posizione è sempre la stessa: un eventuale accordo non può prescindere dalla bonifica dell’area e dallo stop all’inquinamento. Occorre non ripetere errori già fatti in passato e pagati a caro prezzo dalla popolazione: ricordiamo che Solvay fu condannata per disastro ambientale colposo già nel 2019, per l’immissione in ambiente di cromo esavalente, e nonostante questo quello stabilimento ha continuato a inquinare. Mentre il processo per i Pfas farà ora il suo corso, occorre dunque un’assunzione di responsabilità a livello istituzionale”.
“Ciò riguarda innanzitutto la procedura per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, relativa alla produzione e all’uso del PFAS cC6o4 o di nuovi composti non ancora classificati, scaduta nel 2022 e su cui è ancora in corso la conferenza dei servizi: è in quella sede, in cui la Regione interviene tramite Arpa e Asl, che bisogna prevenire l’immissione di ulteriori sostanze nocive nell’ambiente. L’assessore Riboldi, a seguito della mobilitazione della cittadinanza e anche delle nostre interrogazioni, ha recentemente dichiarato che le priorità sono la tutela della salute, la bonifica del territorio e il superamento delle produzioni nocive. Ora è il momento di dimostrare che quelle parole non erano solo dichiarazioni: nessun permesso AIA deve essere rilasciato senza garanzie precise, vincolanti e verificabili che nessuna molecola inquinante possa più uscire dallo stabilimento. Ma serve anche accelerare tutto ciò che riguarda la tutela delle persone già esposte. Dopo anni di monitoraggi, studi e biomonitoraggi, non è più accettabile che manchi ancora una presa in carico sanitaria strutturata della popolazione. Occorre definire un protocollo sanitario chiaro, garantire percorsi di prevenzione e controllo, completare la terza fase dello studio epidemiologico mettendo in campo tutte le risorse necessarie. Da ultimo, occorre non perdere più tempo sui limiti di legge nazionali ed europei per l’immissione di PFAS nell’ambiente: un tema su cui AVS è già al lavoro a Roma e Bruxelles”.