“Siamo tutti Fakir”: in piazza della Libertà ad Alessandria il presidio per il 42enne morto a Bologna
ALESSANDRIA – Circa cento persone hanno dato vita questo venerdì in piazza della Libertà ad Alessandria a un presidio di solidarietà per invocare “verità e giustizia” per Fakir Abderrahim, il 42enne mancato domenica scorsa a Bologna nel corso di un intervento delle forze dell’ordine. Al sit-in davanti alla Prefettura organizzato dal sindacato Si Cobas erano presenti anche tanti altri esponenti di partiti, gruppi e collettivi del territorio: Presidio permanente Castelnuovo Scrivia, Casa di Quartiere, Rifondazione Comunista, Fronte Gioventù Comunista, Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, Laboratorio Anarchico Perlanera, Cub Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Mezz’ora per la pace, Collettivo Donne Insieme e Buzz Blog.
Nei tanti interventi è stato invocato lo stop alla cultura della violenza. Il dramma del 42enne è stato considerato “conseguenza di politiche razziste di un centrodestra dalla retorica bigotta che divide i lavoratori su basi etniche e razziali” non contrastato da “una sinistra molle che continua a fare gli interessi dei padroni”. Un sistema capitalista impegnato nella “corsa al riarmo” che, di conseguenza, non fa nulla per risolvere problemi come “le liste d’attesa” e la “mancanza di case popolari”. Per questo i manifestanti hanno sottolineato l’importanza di mantenere l’unità tra lavoratori: “Solo insieme riusciremo a sconfiggere il capitalismo. Il potere ci vuole divisi, lavoratori italiani contro lavoratori immigrati, e di conseguenza sono solo i ricchi a guadagnare”. Chi è sceso in piazza ha anche stigmatizzato il “razzismo sui social” divampato in questo giorni contro il 42enne: “Noi vogliamo difendere la libertà di tutti gli esseri umani, per una società senza repressioni”.
I manifestanti hanno infine evocato lo stop al cosiddetto “scudo penale” il provvedimento introdotto nel Decreto Sicurezza che inserisce in un registro ad hoc chi commette un reato con “causa di giustificazione”, senza quindi l’immediata iscrizione nel registro degli indagati.