Autore Redazione
martedì
4 Agosto 2026
05:26
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Cronaca - Pavia

Dal CNAO di Pavia all’Aquila: Francesco Guadagnuolo espone un ritratto di Joseph Beuys sul tema della cura

Dal CNAO di Pavia all’Aquila: Francesco Guadagnuolo espone un ritratto di Joseph Beuys sul tema della cura

PAVIA – Un’opera nata dall’esperienza vissuta al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia approda all’Orto Botanico di Collemaggio dell’Aquila, dove è esposta nella mostra internazionale “Germigliati semi”, inserita nel programma de L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. L’artista Francesco Guadagnuolo è stato invitato a partecipare alla rassegna, curata da Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini, con un ritratto di Joseph Beuys nato dalla riflessione sviluppata durante una sua mostra personale al CNAO. L’esposizione, dedicata al tema della Scultura Sociale teorizzata dall’artista tedesco, riunisce trenta artisti ed è visitabile fino al 5 settembre 2026.

In un’intervista pubblicata da Critica Arte Contemporanea, Guadagnuolo ha spiegato come il dialogo tra Pavia e L’Aquila nasca dal concetto di cura. «Al CNAO di Pavia ho presentato, all’interno di una mia personale, un’opera sulla fragilità del corpo umano, sulla sua lotta quotidiana con la malattia e sulla speranza che la tecnologia può generare. All’Orto Botanico di Collemaggio la fragilità è quella della natura: un organismo che porta le tracce delle sue ferite e della sua capacità di rigenerarsi. Sono due luoghi che chiedono attenzione, due organismi che raccontano la vulnerabilità contemporanea. La cura del corpo e la cura delle piante sono due capitoli della stessa responsabilità estetica».

Secondo l’artista, la presenza di trenta autori rende la mostra una rappresentazione concreta del pensiero di Beuys. «La mostra non è un insieme di opere: è un organismo collettivo. Trenta artisti, trenta sensibilità, trenta modi di interpretare la fragilità della natura e della comunità. Il mio ritratto di Beuys s’inserisce in questo coro come un punto di risonanza».

Al centro della partecipazione di Guadagnuolo c’è proprio il ritratto dedicato all’artista tedesco. «Beuys è ancora il pensatore più radicale della cura contemporanea. La sua Scultura Sociale è un metodo per ampliare la coscienza, difendere la natura e trasformare la comunità. Esporre il suo ritratto in un giardino scientifico significa riportarlo nel cuore della sua visione: la natura come interlocutrice, non come cornice». L’artista spiega inoltre che nel dipinto «la croce beuysiana s’intreccia ai frammenti anatomici rossi della collezione “I luoghi del corpo”: sono le ferite dell’uomo contemporaneo, la sua frattura cognitiva».

L’esperienza maturata al CNAO ha influenzato profondamente anche questa nuova opera. «Ho portato dal CNAO la consapevolezza che la tecnologia può essere un atto di cura. Il Sincrotrone del CNAO non è una macchina: è un organismo pulsante. All’Orto Botanico la natura è un organismo che pensa. Due mondi diversi, ma entrambi generano vita. La cura non è un gesto: è un ecosistema», afferma Guadagnuolo.

Nel corso dell’intervista l’artista approfondisce anche il concetto di Transrealismo Umanizzante, che definisce una propria evoluzione del pensiero di Beuys. «Se Beuys ha creato la Scultura Sociale, io cerco di creare la Scultura Interiore: un processo che cura la coscienza, non solo la comunità».

Per Guadagnuolo, il filo conduttore che lega il CNAO, l’Orto Botanico e il ritratto di Joseph Beuys è la fragilità. «Al CNAO la fragilità è il corpo. All’Orto Botanico la fragilità è la natura. Nel ritratto di Beuys la fragilità è la coscienza. Sono tre forme della stessa ferita. La cura consiste nel trasformare quella ferita in conoscenza».

L’intervista si conclude con una riflessione sul significato dell’arte nella società contemporanea. «La cura è un’opera collettiva. La vulnerabilità non è un limite, ma una possibilità. L’arte può contribuire a guarire l’umanità perché è una forma di responsabilità verso la vita. Cerco di rendere attuale ciò che Beuys aveva intuito: la cura dell’uomo e la cura della natura sono la stessa cosa».

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