4 Agosto 2026
05:03
Rinnovo Autorizzazione Ambientale Syensqo, Comitato “Ce l’ho nel sangue”: “Gli enti si assumano le loro responsabilità”
ALESSANDRIA – In vista della nuova riunione della Conferenza dei Servizi, convocata per il 5 agosto per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo, il Comitato “Ce l’ho nel sangue” torna a chiedere che gli enti coinvolti assumano decisioni chiare sul futuro dell’impianto. Il Comitato sottolinea inoltre di non sapere se quella del 5 agosto sarà davvero la seduta conclusiva del procedimento: «Anche quella del 22 luglio avrebbe dovuto esserlo e si è conclusa con un nuovo rinvio». In una nota il Comitato ha ricordato che il procedimento va avanti da sei anni, periodo durante il quale, secondo gli attivisti il territorio ha continuato a convivere con la contaminazione ambientale. «Sei anni in cui abbiamo continuato a convivere con la contaminazione di aria, acqua e suolo e con la presenza di PFAS nel nostro sangue», si legge nella nota, che esprime anche perplessità per la convocazione delle ultime Conferenze dei Servizi tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. «Una decisione che riguarderà i prossimi dieci anni merita il massimo dell’attenzione pubblica e del confronto con il territorio».
Secondo quanto emerso dopo l’ultima riunione, la prossima Conferenza dei Servizi sarà chiamata a discutere emissioni in atmosfera, monitoraggio esterno e prescrizioni generali, aspetti che il Comitato definisce «il cuore della questione».
Il Comitato richiama alcuni elementi che considera ormai acquisiti: la presenza di PFAS nell’ambiente, il rilevamento nell’aria delle sostanze cC6O4 e ADV, la presenza di PFAS nel sangue di persone che vivono in questo territorio e l’avvio, previsto per il 16 novembre, del procedimento penale per disastro ambientale.
Nella nota si evidenzia inoltre che il rinnovo dell’AIA stabilirà quali sostanze potranno essere prodotte, utilizzate ed emesse nello stabilimento per i prossimi dieci anni. Per questo motivo, il Comitato sostiene che gli enti coinvolti non possano più rinviare le decisioni. «Non hanno più alibi, non possono più dire di aver bisogno di altre misurazioni, altri studi, altri monitoraggi, altro tempo. Sei anni possono bastare, ora devono finalmente assumersi la responsabilità delle decisioni che prenderanno».
Tra gli interrogativi posti figurano le sostanze che saranno autorizzate, i PFAS che potranno continuare a essere prodotti e utilizzati, i limiti alle emissioni, le modalità dei controlli e le garanzie affinché, tra dieci anni, non si scopra nuovamente che una sostanza ritenuta sicura abbia contaminato l’ambiente e il sangue delle persone.
Il Comitato ribadisce infine la propria posizione: «Non accetteremo la distinzione tra PFAS “buoni” e PFAS “cattivi”». Secondo il Comitato, l’intera classe dei PFAS è caratterizzata da sostanze persistenti e pericolose e non è possibile attendere che venga dimostrata la pericolosità di ogni nuova molecola. Per questo rinnova la richiesta di fermare la produzione e l’utilizzo di tutti i PFAS, procedere con la bonifica integrale del territorio e garantire la presa in carico sanitaria della popolazione esposta, concludendo: «Non potete decidere del nostro futuro senza tenere conto di ciò che è già accaduto».