18 Agosto 2026
18:14
Dalle “sagre brutte” all’omologazione dell’IA: le locandine hanno perso sapore?
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – C’è un tema decisamente estivo che ha acceso una discussione animata, in questi mesi, in Italia. Quello delle locandine delle sagre. I cartelloni pubblicitari e le bacheche dei social mostrano ormai manifesti fatti in buona parte con l’intelligenza artificiale. L’iniziale “effetto sorpresa” ha lasciato spazio a quel senso di sazietà andato oltre misura e che finisce per dare fastidio. Nessuno lo nega, le locandine prima erano un esempio luminoso di ruralità: colori sguaiati e improbabili, una verbosità smisurata, perfino qualche svista clamorosa, ma quelle date gigantesche, le imprecisioni lessicali e l’ammiccamento al dialetto erano un mix che dava un senso a tutto e illudeva che in molti di quei tavoli il prezzo per mangiare potesse essere ancora popolare. La loro “bruttezza” era verace, sfacciata, sincera.
Il tentativo di ingentilire e modernizzare queste feste ricorrendo all’intelligenza artificiale ora ha un ché di inquietante. Persone “vignettate” sedute attorno a un tavolo, un “cartoonesco” maiale che presenta il titolo della sagra, l’ormai strabordante blu marine come sfondo di romantiche cene con font sfumati, hanno tolto il sapore alle tavole imbandite con tovaglie a scacchi e all’imperfezione sana di chi ha scelto di dare in pasto a chatgpt un “prompt”. Sta succedendo anche in provincia di Alessandria che però può permettersi ancora il lusso di finire sulla pagina instagram “Sagre brutte“, a questo punto, forse, per fortuna (foto di copertina).