Cronaca - Tempo Libero - Voghera

Voghera Fotografia celebra il bicentenario del primo scatto e si interroga sul futuro dell’immagine

VOGHERA – Duecento anni fa l’uomo riusciva per la prima volta a fermare un’immagine e conservarla nel tempo. Nel 1826 Nicéphore Niépce realizzava in Francia quella che viene considerata la più antica fotografia conosciuta: l’inizio di una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre il nostro modo di osservare, raccontare e ricordare il mondo. Due secoli dopo, mentre miliardi di immagini vengono prodotte ogni giorno e l’intelligenza artificiale rende ormai possibile creare fotografie di realtà che non sono mai esistite, Voghera Fotografia sceglie di celebrare il bicentenario interrogandosi sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro dell’immagine.

Sarà questo uno dei nuovi fili conduttori della settima edizione del Festival Nazionale Voghera Fotografia, promosso dall’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS in collaborazione con il Comune di Voghera, in programma dal 12 al 27 settembre al Castello Visconteo, con la direzione del Festival di Arnaldo Calanca e la direzione artistica e curatela delle mostre di Michele Dalla Palma.

Una scelta che guarda anche a quanto sta accadendo proprio in queste settimane in Francia, culla dell’invenzione fotografica, dove il Ministero della Cultura ha promosso per il bicentenario una grande celebrazione che dal settembre 2026 al settembre 2027 coinvolgerà musei, festival, istituzioni e operatori culturali in Francia e in oltre trenta Paesi. Un progetto costruito non soltanto per ricordare la storia della fotografia, ma per riflettere sulle sue trasformazioni contemporanee.

Voghera intende inserirsi idealmente in questa riflessione internazionale, facendo dell’edizione 2026 del Festival il punto di partenza di un percorso che non si esaurirà con la chiusura delle mostre il 27 settembre. L’intenzione degli organizzatori è infatti sviluppare nei mesi successivi nuovi appuntamenti dedicati ai duecento anni della fotografia, collegando memoria, cultura dell’immagine, evoluzione tecnologica e nuovi linguaggi.

«Voghera Fotografia è ormai uno degli  appuntamenti culturali che qualificano l’offerta della nostra città e ne rafforzano la capacità di attrarre pubblico anche da fuori territorio – ha spiegato Paola Garlaschelli, Sindaco di Voghera. L’edizione di quest’anno assume un valore particolare perché celebra i 200 anni dalla nascita della fotografia, ripercorrendone la storia ma soprattutto interrogandosi sulle trasformazioni del presente e sul futuro dell’immagine. Siamo orgogliosi che Voghera possa essere protagonista di questa riflessione attraverso un Festival cresciuto, anno dopo anno, per qualità e autorevolezza. Ringrazio l’Associazione Spazio 53 – Visual Imaging APS per il lavoro svolto e tutti i fotografi che partecipano a questa edizione, contribuendo con il loro talento e la loro sensibilità a rendere Voghera un luogo di incontro, cultura e bellezza».

«Il bicentenario della  nascita della fotografia offre l’occasione per costruire un ponte tra le origini dell’immagine fotografica e le grandi trasformazioni che stiamo vivendo oggi, che non devono farci dimenticare la bellezza reale pur nell’era dell’intelligenza artificiale – ha aggiunto Simona Virgilio, Assessore alla Cultura del Comune di Voghera. Con “Universi Paralleli” vogliamo inoltre invitare il pubblico a riscoprire la bellezza e la capacità di osservare. Mostre, workshop, incontri e approfondimenti trasformeranno il Castello Visconteo in un luogo vivo di cultura, confronto e partecipazione».

Dal 1826 all’intelligenza artificiale

Proprio da questa nuova impostazione nasce anche un appuntamento aggiunto nelle ultime ore al programma del Festival.

Domenica 13 settembre Voghera Fotografia ospiterà un talk dedicato al rapporto tra fotografia e giornalismo nell’era dell’intelligenza artificiale, al quale prenderanno parte giornalisti e fotografi insieme al direttore de La Provincia Pavese, Manila Alfano.

Una riflessione che parte da una domanda diventata improvvisamente centrale: che valore conserva una fotografia come testimonianza del reale quando diventa possibile produrre immagini perfettamente verosimili di qualcosa che non è mai accaduto?

Per due secoli fotografia e informazione hanno costruito un rapporto strettissimo. L’immagine fotografica è diventata documento, testimonianza, memoria collettiva. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa apre oggi interrogativi nuovi sull’autenticità delle immagini, sulla loro verifica, sulla responsabilità di chi le produce e le pubblica e, più in generale, sulla fiducia del pubblico nell’informazione.

È forse una delle coincidenze più significative di questo bicentenario: proprio mentre la fotografia compie duecento anni, siamo costretti nuovamente a interrogarci su che cosa sia davvero una fotografia.

“Universi Paralleli”: riscoprire ciò che non vediamo più

Il nuovo filo conduttore del bicentenario si intreccia con il tema scelto per l’edizione 2026, “Universi Paralleli – La bellezza degli altri Mondi”.

In un’epoca nella quale la comunicazione quotidiana è spesso dominata da immagini di guerre, conflitti, violenza e paura, Voghera Fotografia invita il pubblico a rivolgere lo sguardo verso realtà straordinarie che convivono accanto a noi e che troppo spesso non siamo più capaci di osservare.

Circa duecento immagini accompagneranno così i visitatori in un viaggio che attraversa scale e ambienti completamente differenti: dai micromondi ai grandi spazi, dalla natura agli oceani, dai ghiacci alle montagne, fino agli universi più lontani. Protagonisti delle esposizioni saranno Alberto Ghizzi Panizza, Luca Fornaciari, Milko Marchetti, Francesco Turano, Davide Camisasca, Marco Cavazza ed Erminio Annunzi.

La fotografia torna così alla sua funzione più elementare e insieme più potente: insegnarci a guardare.

Non soltanto mostre: la fotografia da “vivere”

Durante i tre fine settimana del Festival il Castello Visconteo e la città diventeranno un luogo di incontro tra pubblico e protagonisti della fotografia.

Accanto alle esposizioni sono previsti workshop, talk, presentazioni di libri, dimostrazioni tecniche, videoproiezioni e visite guidate, costruendo un programma nel quale la fotografia non viene soltanto osservata ma raccontata, discussa e sperimentata.

Tra i workshop figurano quelli di Massimo Sestini, dedicato all’utilizzo del drone come nuovo strumento del fotografo; Renato Marcialis, sulla costruzione della luce nella fotografia di food; Roberto Cifarelli, sull’arte dell’improvvisazione nel ritratto; e Fabio Salmoirago, che accompagnerà i partecipanti nella realizzazione di uno shooting editoriale di moda.

E proprio la presenza nel Castello della Camera Obscura, che permette di assistere fisicamente alla formazione dell’immagine attraverso il principio ottico dal quale sarebbe poi nata la macchina fotografica, assume nell’anno del bicentenario un significato particolare: quasi un ponte materiale tra le origini della fotografia e un presente nel quale le immagini possono invece nascere attraverso un algoritmo, senza macchina fotografica e persino senza un soggetto reale davanti all’obiettivo.

Dalla camera obscura all’intelligenza artificiale, dunque, duecento anni di immagini attraversano idealmente Voghera Fotografia 2026.

Non per celebrare nostalgicamente il passato, ma per continuare a fare ciò che la fotografia fa dal 1826: interrogarci sul nostro modo di guardare il mondo.
(in copertina l’intervista al sindaco di Voghera, Paola Garlaschelli).

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