20 Settembre 2026
05:30
Alzheimer, l’arte entra nei percorsi di cura: musei e creatività per il benessere di pazienti e caregiver
ITALIA – Un museo può diventare qualcosa di più di un luogo nel quale osservare un dipinto o una scultura. Può trasformarsi in uno spazio di incontro, relazione e condivisione, capace di stimolare emozioni e memoria affettiva. Allo stesso modo, un semplice foglio di carta può diventare uno strumento espressivo attraverso il quale esercitare creatività, attenzione e coordinazione.
È da queste esperienze che parte il lavoro promosso da Airalzh ETS – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, impegnata a esplorare il possibile ruolo dell’arte e delle attività culturali nel miglioramento del benessere e della qualità della vita delle persone affette dalla malattia di Alzheimer e di chi quotidianamente se ne prende cura. Non si tratta di sostituire le terapie tradizionali, ma di studiare interventi complementari che possano affiancarle. L’obiettivo è comprendere in che modo l’esperienza artistica, dalla contemplazione di un’opera alla produzione creativa, possa contribuire alla dimensione emotiva, cognitiva e sociale della persona.
Il museo come luogo di relazione
Una parte importante dell’attività di Airalzh si sviluppa proprio all’interno dei musei. In Toscana l’associazione porta avanti da tre anni “Tracce di Memoria”, progetto realizzato insieme alle associazioni territoriali e alla Società della Salute del Mugello, anche grazie al sostegno dei fondi dell’8×1000 Valdese.
L’esperienza coinvolge persone con Alzheimer, familiari e caregiver in piccoli gruppi accompagnati da operatori specializzati. Non si tratta semplicemente di visite guidate: l’osservazione delle opere viene accompagnata da attività partecipative, momenti di racconto, confronto ed esplorazione sensoriale.
Il punto di partenza non è necessariamente ricordare il nome di un artista, la data di un quadro o un avvenimento storico. Al centro vengono poste piuttosto le emozioni, l’immaginazione, la memoria affettiva e la partecipazione. Il museo diventa così uno spazio nel quale persone con demenza, caregiver e professionisti possono incontrarsi e costruire nuove forme di relazione.
L’esperienza maturata in Toscana ha inoltre ispirato un nuovo progetto in Lombardia: “Creative Age – Musei e arte per l’Alzheimer: percorsi di benessere e inclusione per persone con demenza e i loro caregiver”.
L’iniziativa punta a promuovere la qualità della vita delle persone con demenza e, contemporaneamente, a contrastare l’isolamento che può coinvolgere l’intero nucleo familiare. I percorsi culturali saranno ospitati nei musei delle province di Bergamo, Brescia e Pavia.
Il progetto è stato realizzato con il coinvolgimento della Fondazione Accademia Carrara di Bergamo e con il patrocinio di Regione Lombardia. Professionisti museali e socio-sanitari hanno seguito un percorso di formazione con docenti afferenti a MTA – Musei Toscani per l’Alzheimer – comprendente anche una fase pratica all’Accademia Carrara. Dalla fine di ottobre prenderanno quindi il via le attività rivolte direttamente a pazienti e caregiver nei musei aderenti.
Da Trento una nuova esperienza immersiva
Il modello si sta allargando anche al Trentino. Dalle esperienze toscane e lombarde nasce infatti “MUSE Piano Piano”, nuovo progetto sviluppato da Airalzh ETS insieme al MUSE – Museo delle Scienze di Trento. In concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre è in programma al MUSE anche “Spalz! A spasso con l’Alzheimer”, una camminata immersiva nelle immediate vicinanze del museo.
L’esperienza prevede partenze individuali, in coppia e in gruppo e l’utilizzo di cuffie audio-spaziali, con l’intento di offrire ai partecipanti un modo differente di percepire lo spazio urbano, avvicinandoli alla prospettiva sensoriale e cognitiva di chi convive con la demenza.
Il filo che lega queste iniziative è soprattutto quello dell’inclusione. La malattia di Alzheimer, infatti, non interessa soltanto la persona che riceve la diagnosi, ma ha conseguenze importanti anche sulla quotidianità dei familiari e dei caregiver. Uscire di casa, partecipare a un’attività culturale e incontrare altre persone che vivono esperienze simili può quindi assumere anche una dimensione sociale.
“Dalla ricerca scientifica, negli ultimi anni, sono emerse alcune evidenze che hanno indicato come l’arte e, più in generale, le esperienze artistiche e di inclusione museale, possano portare possibili benefici per il benessere e la qualità della vita delle persone affette da Alzheimer e dei loro familiari e caregiver“, spiega Alessandra Mocali, presidente di Airalzh ETS.
Secondo Mocali, queste esperienze possono contribuire a riattivare emozioni e a ridurre ansia e stress legati alla malattia. Un altro aspetto rilevante riguarda la possibilità di interrompere l’isolamento: pazienti e caregiver entrano in nuovi ambienti, incontrano altre famiglie e possono costruire relazioni e occasioni di condivisione.
Dalle esperienze nei musei alla ricerca scientifica
Accanto alle iniziative sul territorio, Airalzh punta però anche a costruire una base scientifica più solida per comprendere il ruolo dell’arte nella gestione dei disturbi cognitivi. Dal 2024 l’associazione promuove annualmente il Bando “Art Therapy”, destinato a progetti di ricerca sulle tecniche di arte-terapia rivolte a persone con Alzheimer o con Disturbo Cognitivo Lieve.
La questione è centrale: osservare che un’attività viene apprezzata dai partecipanti o favorisce la socializzazione rappresenta un dato importante, ma la ricerca deve verificare attraverso protocolli e misurazioni quali effetti possano essere effettivamente attribuiti agli interventi e con quali limiti. L’obiettivo è quindi raccogliere dati che permettano di valutare l’arte-terapia come possibile intervento non farmacologico complementare.
Tra i progetti già avviati c’è quello della dottoressa Silvia Fostinelli, ricercatrice Airalzh presso l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli di Brescia. Il progetto utilizza un materiale tanto semplice quanto familiare: la carta, compresa quella riciclata, trasformata in strumento espressivo all’interno di un percorso artistico-riabilitativo. Nel corso di oltre un anno sono stati organizzati cicli di incontri durante i quali il protocollo è stato progressivamente definito e perfezionato. I partecipanti sono stati coinvolti in esperienze creative strutturate pensate per stimolare differenti capacità, dall’attenzione alla pianificazione, passando per coordinazione motoria, creatività e interazione sociale.
Un elemento importante del progetto riguarda la standardizzazione del metodo. Il percorso è stato infatti strutturato in modo da poter essere riproposto ai successivi gruppi riabilitativi mantenendo continuità nelle modalità di intervento. Parallelamente vengono raccolti dati psicologici e cognitivi che serviranno per la successiva valutazione degli esiti clinici previsti dal protocollo.
Cosa accade al cervello quando contempliamo un’opera d’arte?
A questa domanda proverà a dare ulteriori risposte anche un nuovo studio coordinato dal professor Giorgio Giulio Fumagalli, ricercatore Airalzh presso il Centro di Riabilitazione Neurocognitiva (CeRiN) dell’Università degli Studi di Trento.
Il progetto coinvolgerà persone con decadimento cognitivo lieve. I partecipanti saranno invitati inizialmente a una sessione di contemplazione di opere d’arte e, successivamente, prenderanno parte a un ciclo di attività creative costruite attorno alle emozioni suscitate dalle opere e alla loro rielaborazione personale.
La particolarità dello studio è legata alle valutazioni effettuate prima e dopo il percorso. Il gruppo di ricerca analizzerà infatti diversi parametri, tra cui memoria, attenzione, benessere emotivo, livelli di ansia e attività cerebrale.
Lo scopo sarà verificare se l’unione tra esperienza contemplativa e produzione creativa possa essere associata a miglioramenti misurabili nelle prestazioni cognitive e nel benessere dei partecipanti, oltre che a eventuali modificazioni dell’attività cerebrale.
I risultati potranno contribuire a chiarire meglio le potenzialità e i limiti di questi interventi e, in prospettiva, alla definizione di nuove strategie di supporto per l’invecchiamento attivo.
Una raccolta fondi per “Creative Age”
Per sostenere lo sviluppo delle attività, “Creative Age” sarà anche protagonista di una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo. La campagna prenderà il via il 14 settembre con l’obiettivo di raccogliere 50 mila euro entro il 31 gennaio 2027. Fino al 22 settembre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer sarà inoltre possibile contribuire al progetto attraverso gli ATM del Gruppo Intesa Sanpaolo con una donazione di 2 euro.
Dai laboratori creativi alle sale dei musei, l’idea che emerge dai progetti promossi da Airalzh è dunque quella di affiancare alla ricerca sulle terapie tradizionali anche lo studio di strumenti capaci di intervenire sulla dimensione emotiva e relazionale della malattia. Perché davanti a un’opera d’arte non è sempre necessario ricordare un nome, una data o un luogo. A volte può essere sufficiente riconoscere un’emozione, raccontarla e condividerla con chi si trova accanto. Ed è proprio sulla possibilità di trasformare queste esperienze in interventi strutturati, replicabili e scientificamente valutabili che la ricerca sta cercando ora di fare un passo in avanti.