3 Ottobre 2026
17:30
Caro energia, CNA Piemonte: “Rincari per 16,5 miliardi, a rischio investimenti e lavoro”
PIEMONTE – Un pieno, una bolletta, una giornata di produzione. Per le piccole imprese ogni voce costa di più e, sommati, i rincari stanno trasformando l’energia in un peso sempre più difficile da sostenere. Dall’inizio del conflitto in Iran, famiglie e imprese italiane hanno dovuto affrontare un maggiore esborso stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Soltanto a settembre il conto aggiuntivo sarebbe compreso tra 4,6 e 5,2 miliardi.
È il quadro che emerge dall’aggiornamento elaborato da CNA al 30 settembre e sul quale CNA Piemonte richiama l’attenzione, in particolare per le conseguenze sulle micro e piccole imprese.
A incidere maggiormente sono i carburanti, con un aggravio stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas consumato direttamente da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi.
“Per il nostro sistema produttivo non stiamo parlando di aumenti marginali – evidenzia Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte – Pensiamo alle imprese manifatturiere, agli autoriparatori, all’edilizia, agli impiantisti, alle attività alimentari o a tutte quelle imprese che utilizzano ogni giorno furgoni e mezzi da lavoro. Energia e carburanti sono costi che entrano direttamente nell’attività aziendale. Quando aumentano, ogni euro in più destinato a una bolletta o a un pieno è un euro in meno che può essere investito in un macchinario, nell’innovazione, nella formazione o in una nuova assunzione”.
Particolarmente pesante è il capitolo carburanti. Secondo i dati riportati da CNA, a settembre la benzina ha raggiunto i valori più elevati dal marzo 2022, mentre il gasolio ha superato il precedente picco della crisi energetica del 2022. Il 21 settembre la media settimanale della benzina è arrivata a 2,141 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato 2,351 euro al litro nella rilevazione del 28 settembre.
Tensioni anche sul mercato elettrico: il PUN Index GME medio di settembre si attesterebbe, in via provvisoria, intorno ai 208 euro per megawattora, rispetto ai 114,41 euro di febbraio, con un aumento di quasi l’82%.
“Il problema non è soltanto quanto stanno pagando oggi le imprese, ma l’incertezza con la quale sono costrette a programmare i prossimi mesi – sottolinea Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte – Una piccola impresa deve poter sapere con una ragionevole certezza quanto le costerà produrre, altrimenti diventa difficile stabilire prezzi, programmare investimenti o assumere personale. L’energia non è una voce accessoria: è ormai una questione di politica industriale e di competitività”.
Le stime di CNA indicano inoltre che, anche ipotizzando fino alla fine dell’anno prezzi calmierati per benzina e gasolio e quotazioni di elettricità e gas sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico per famiglie e imprese potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro alla fine del 2026. Il solo quarto trimestre potrebbe quindi aggiungere oltre 16 miliardi ai 16,5 già accumulati da marzo.
Per CNA Piemonte, gli interventi adottati da compagnie energetiche e gestori per contenere i prezzi possono mitigare l’impatto nell’immediato, ma non rappresentano una soluzione strutturale.
“Ogni misura capace di alleggerire il conto per famiglie e imprese è positiva” prosegue Zanzottera, “ma dobbiamo essere consapevoli che può attenuare il problema, non risolverlo. Servono maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e strumenti semplici, tempestivi e realmente utilizzabili anche dalle micro e piccole imprese. E l’eventuale maggiore gettito fiscale generato dai rincari deve essere utilizzato per alleggerire il costo dell’energia”.
“Le piccole imprese” conclude Genovesio “non possono diventare l’ammortizzatore delle crisi energetiche. Se lasciamo che questi aumenti vengano assorbiti interamente dalle aziende, prima riduciamo i loro margini, poi gli investimenti e infine la capacità di creare lavoro. Difendere la competitività delle imprese significa intervenire prima che questa catena produca effetti ancora più pesanti sull’economia piemontese”.