19 Ottobre 2026
11:04
Tanti i luoghi e i protagonisti di “Passeggiando con Vittorio Alfieri”
CASTELL’ALFERO – Ci sono luoghi ricchi di storie che è bello ascoltare, purché raccontate con perizia ed arte. Il ciclo di conferenze spettacolo “Passeggiando con Vittorio Alfieri” valorizza beni artistici e territori con una narrazione coerente e coesa, basata su una ferrea preparazione storica e intessuta di teatro e musica. L’organizzazione dei quattro incontri (di cui tre già svoltisi) è a cura dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano, con il Centro Studi Alfieriani di Asti in collaborazione con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, i Comuni coinvolti e con il contributo della Fondazione CrAsti.
Il prossimo appuntamento sarà sabato 24 ottobre, alle 15.30, a San Martino Alfieri per “Album di famiglia”, con il testo di Gino Anchisi, la voce narrante di Patrizia Camatel e il violino di Demetra Bertino.
Ieri, domenica 18 ottobre, il titolo della passeggiata è stato “Benedetto Alfieri e la «passione smisurata per l’architettura»” e la scelta di Castell’Alfero è stata mirata, in quanto l’architetto Benedetto Alfieri (quello di Palazzo Ghilini di Alessandria), sembra che progettò, seppur l’attribuzione sia controversa, la trasformazione che nel ‘700 trasformò il castello dei Conti Amico in elegante residenza barocca. L’intero borgo e il suo paesaggio, nell’occasione valorizzati dalla guida Laura Raineri, meritano una visita, mentre si percorrono i secoli che hanno segnato il passaggio da edificio militare, di cui rimane un torrione trecentesco, a villa.
Infine, all’interno, la bella sala verde ha ospitato quello che Carla Forno, direttrice della Fondazione Centro Studi Alfieriani e curatrice dei testi, ha definito un “dialogo immaginario…un esercizio di visionarietà” tra Benedetto Alfieri e Giulia Alfieri. I due protagonisti, cugino del padre di Vittorio Alfieri il primo, sorella molto amata la seconda, interpretati da Aldo Delaude e Patrizia Camatel, hanno ripercorso, tra tono familiare e fatti storici, l’infanzia di Vittorio Alfieri.
“Qui presente e passato, sogno e realtà si confondono”, come si fondono/confondono ricordi affettuosi, storia, pareti settecentesche e sonate di Mozart e Vivaldi, eseguite da Manuela Avidano (su un prezioso pianoforte del 1870) e da Simona Scarrone al flauto. Il dialogo è intimo, ma basato su materiale documentaristico selezionato scrupolosamente. Scorre come una conversazione nostalgica e leggera sull’infanzia, sulle sue fragilità e sui suoi stupori. Il flusso di ricordi ripercorre la scoperta, il cui merito Benedetto Alfieri rivendica in quanto mentore, da parte del giovane Vittorio del teatro e della musica, all’epoca della sua formazione all’accademia militare a Torino.
Il “quasi zio” (così Vittorio definisce Benedetto nella sua autobiografia), uomo maturo e di grande prestigio, rappresentò una figura di riferimento per il giovane Alfieri, che perse il padre prematuramente. Nel dialogo Camatel e Delaude citano i lavori di Benedetto in quanto Primo Architetto del Re, tra cui il Teatro Regio (poi distrutto da un incendio), e ovviamente la sua vocazione per il disegno, nonostante l’iniziale formazione avvocatizia. Sembrano guardare nel tempo e riportano episodi piccoli e grandi con la serenità di chi ha visto e ricorda con una vena di malinconia, lasciando a tratti spazio ad una musica che, come il luogo, è diventata ambiente e bolla temporale.
Con una riflessione finale si può concludere che gli eventi di “Passeggiando con Vittorio Alfieri” non siano solo passeggiate e visite storico-artistiche e neppure tout court letture e musiche ben eseguite, anche se già questo sarebbe molto. Il tratto distintivo (e l’impronta dell’Ecomuseo BMA con il Centro Studi Alfieriani di Asti si vede) sta nel filo conduttore sempre presente, nella coerenza di ogni dettaglio storico e artistico, nella valorizzazione del territorio con le sue risorse e, sempre, nella qualità del tutto.