Cronaca - Provincia di Alessandria

Alo Eazy, la follia diventa musica: “Vogliamo essere liberi di esprimere chi siamo”

CAPRIATA D’ORBA – Quattro musicisti, tutine colorate, una buona dose di follia e un sound che sfugge a qualsiasi definizione. Gli Alo Eazy sono una delle realtà più originali della scena musicale alessandrina, capaci di mescolare rock, elettronica, reggae, hip hop, trap e dubstep in un progetto che fa dell’ironia, della provocazione e della libertà espressiva i propri punti di forza. Radio Gold li ha incontrati nel loro quartier generale a Capriata d’Orba, uno spazio che racconta perfettamente l’identità del gruppo e nel quale musica, arte e creatività convivono quotidianamente: al piano inferiore si trova la sala prove, dove prendono forma le canzoni e vengono preparati i concerti, mentre al piano superiore è stato allestito una sorta di museo della band, popolato da oggetti di scena, costumi, scenografie artigianali e cimeli dei videoclip realizzati negli anni. Un ambiente decisamente fuori dal comune, costruito attraverso idee spesso surreali e sperimentazioni visive, che rappresenta una sorta di manifesto artistico del gruppo, nel quale ogni oggetto custodisce un ricordo e contribuisce a raccontare un percorso musicale che continua a evolversi.

A fare gli onori di casa sono Michele Aloisi, voce e basso, Simone Zunino alla chitarra elettrica, Gabriele Zunino alla batteria e Stefano Panelli alle tastiere e ai sintetizzatori, quattro personalità differenti che, quando salgono sul palco, riescono a trasformarsi in un’unica entità musicale grazie a un’intesa costruita attraverso anni di prove, concerti e sperimentazioni. La band arriva da un percorso che nel settembre 2025 ha conosciuto un importante riconoscimento con la vittoria al PEM Music Contest, il concorso dedicato agli artisti emergenti della provincia di Alessandria, conquistato nella finale del 12 settembre al Country Sport Village di Mirabello Monferrato davanti agli altri finalisti Liv, I Manifesti e Tramontana. Un risultato significativo per una formazione che ha sempre cercato di costruire un linguaggio personale, senza inseguire necessariamente le tendenze del momento, e che continua a considerare la ricerca di un’identità riconoscibile, tanto nella musica quanto nell’immagine, uno degli aspetti fondamentali del proprio lavoro.

L’ultimo capitolo di questa ricerca artistica è “Provola”, il singolo pubblicato il 9 ottobre 2026, un brano che racchiude perfettamente la filosofia degli Alo Eazy perché, dietro una superficie apparentemente surreale, divertente e leggera, nasconde una riflessione sulla società contemporanea e sul rapporto sempre più complesso tra vita reale e rappresentazione digitale. “Provola parla del tentativo di arrivare alla vita che ci viene proiettata dai social“, spiegano i musicisti durante l’intervista. “Ci viene proiettato questo stile lussuoso, le foto in barca, le cose bellissime. Tante volte non sono cose alla portata di tutti, però quella cosa ci influenza e quindi puntiamo a fare anche noi quelle cose”. Il titolo nasce proprio dal gioco di parole tra la provola e il tentativo di provare la bella vita, quella fatta di ricchezza, lusso e apparenza che quotidianamente viene proposta sui social, ma che spesso rimane irraggiungibile per chi cerca di riprodurla, con il rischio di perdere di vista la propria realtà e di inseguire modelli che non corrispondono alle proprie possibilità.

Il brano è accompagnato da un immaginario visivo volutamente paradossale, nel quale l’eleganza di un abito e l’estetica delle riviste di moda si incontrano con la presenza decisamente insolita di una provola, protagonista della copertina realizzata proprio negli spazi della sede del gruppo. Anche il balletto associato alla canzone contribuisce a costruire questo universo, apparentemente giocoso ma ricco di riferimenti e significati, secondo una logica che gli Alo Eazy applicano da sempre alle proprie produzioni. “Nei testi c’è sempre un qualche messaggio, un doppio senso“, raccontano, spiegando come l’obiettivo sia quello di giocare sul contrasto tra una prima interpretazione immediata e un significato più profondo, che emerge soltanto attraverso un ascolto attento. È una caratteristica che attraversa l’intera produzione della band, dalle provocazioni di “Guardalo” alle sonorità di “Cool”, fino a “Provola”, e che permette ai quattro musicisti di affrontare temi sociali anche attraverso l’assurdo, senza rinunciare all’ironia e alla componente spettacolare che li contraddistingue.

Definire il genere musicale degli Alo Eazy, del resto, è un’impresa quasi impossibile e, in fondo, è proprio questa impossibilità a rappresentare uno degli elementi più interessanti del progetto. “Ci chiedono spesso che genere facciamo. La risposta è: non lo so“, scherzano i musicisti, che tra i propri riferimenti iniziali citano Little Big, Die Antwoord e The Prodigy, senza dimenticare una formazione musicale che affonda le radici anche nel rock e che, nel corso degli anni, si è arricchita di influenze sempre più diverse. La contaminazione è diventata così naturale da portarli a definire ironicamente alcune delle proprie produzioni una sorta di K-pop italiano, anche se ogni canzone segue una direzione differente e non esiste una formula prestabilita per arrivare al risultato finale. Il processo creativo è infatti profondamente collettivo: a volte tutto nasce da un riff di chitarra o da un particolare suono, altre volte da una linea melodica oppure da un testo, ma è soltanto attraverso il contributo di tutti che l’idea iniziale si trasforma progressivamente in una canzone completa, dopo numerose prove e sperimentazioni.

Una parte fondamentale di questo lavoro riguarda proprio la costruzione del suono, alla quale gli Alo Eazy dedicano un’attenzione quasi maniacale, trascorrendo talvolta intere ore alla ricerca di un timbro particolare oppure di una combinazione che permetta di ottenere qualcosa di diverso da ciò che si ascolta abitualmente. “Cerchiamo sempre di avere una forte identità, sia dal punto di vista sonoro“, spiegano, sottolineando come ogni componente contribuisca al risultato finale anche attraverso un utilizzo non convenzionale degli strumenti, con chitarre capaci di richiamare i sintetizzatori e tastiere che si inseriscono in arrangiamenti costruiti appositamente per valorizzare la personalità del gruppo. La stessa cura viene riservata all’immagine, a partire dalle ormai riconoscibili tutine colorate, comparse per la prima volta nel videoclip di “Jingle Jangle” e diventate progressivamente un vero e proprio marchio distintivo. Un abito di scena che negli anni è stato arricchito da nuovi accessori e reinterpretato in occasione delle diverse produzioni, fino a diventare parte integrante dei concerti e del rapporto con un pubblico che ormai identifica immediatamente la band attraverso quell’estetica così particolare.

Nella sede di Capriata d’Orba questa attenzione per l’aspetto visivo trova la propria espressione più evidente, perché ogni angolo conserva oggetti utilizzati nei videoclip e scenografie spesso costruite direttamente dai componenti della band, con un approccio artigianale che richiede tempo, inventiva e una notevole disponibilità a sperimentare. Ci sono gli elementi impiegati per il video de “La Rivoluzione Animale”, le creazioni realizzate per “Guardalo”, gli accessori di “Cool” e persino il trono di “Provola”, oltre a numerosi oggetti che testimoniano quanto l’immaginario del gruppo sia cresciuto parallelamente alla musica. Per uno dei loro video sono arrivati addirittura a tagliare un’automobile a metà, prima che venisse rottamata, trasformandola in un elemento di scena. Una follia creativa che si accompagna a riferimenti artistici precisi, tra i quali emerge anche Andy Warhol, e a un interesse per la pop art, il contrasto e la provocazione, utilizzati non soltanto per sorprendere lo spettatore ma anche per mettere in discussione le aspettative e giocare con i pregiudizi che nascono davanti a un’immagine insolita.

Se l’estetica rappresenta una componente fondamentale della loro identità, è però il palco il luogo nel quale gli Alo Eazy sentono di esprimere pienamente la propria natura, attraverso un approccio che parte dalla sala prove e arriva al concerto dopo un lavoro costante sulla preparazione e sull’intesa tra i musicisti. “In live diamo veramente tutto“, raccontano. “È proprio quello che ci piace fare. La gente che ci ascolta ci dice che abbiamo una bella energia”. A differenza di molti progetti musicali che nascono principalmente attraverso le piattaforme digitali e soltanto successivamente si confrontano con il pubblico, gli Alo Eazy rivendicano un percorso costruito anzitutto attraverso gli strumenti e la dimensione dal vivo, arrivando in alcuni casi a proporre nuove canzoni durante i concerti ancora prima della pubblicazione ufficiale. Sul palco il gruppo punta su un’esecuzione realmente suonata, senza utilizzare sequenze preregistrate per sostenere lo spettacolo, anche se alcuni passaggi prevedono loop gestiti direttamente dai musicisti, mentre il riferimento ritmico è affidato soprattutto a Gabriele, il batterista, la cui precisione rappresenta un punto fermo per gli altri componenti.

Questa scelta richiede una preparazione costante, perché la complessità degli arrangiamenti e la presenza di numerosi elementi elettronici rendono necessario un livello di coordinazione particolarmente elevato, soprattutto nei brani nei quali gli strumenti tradizionali si intrecciano con suoni sintetici e loop eseguiti in tempo reale. Per gli Alo Eazy, tuttavia, è proprio questa dimensione a rendere il concerto un’esperienza diversa dall’ascolto di una registrazione, perché sul palco entrano in gioco l’energia, l’improvvisazione e la fiducia reciproca, elementi che non possono essere completamente riprodotti attraverso un video pubblicato sui social. Una riflessione che porta il gruppo ad affrontare anche il rapporto tra la musica e le piattaforme digitali, in un panorama nel quale la costruzione dell’immagine e la capacità di attirare rapidamente l’attenzione sembrano talvolta avere un peso maggiore rispetto alla qualità dell’esibizione. Gli Alo Eazy non rifiutano i social, che utilizzano per promuovere i brani e condividere il proprio universo creativo, ma considerano il concerto il momento decisivo nel quale dimostrare concretamente ciò che sono capaci di fare.

Durante l’intervista emerge anche una riflessione più ampia sulle trasformazioni dell’industria musicale e sulle conseguenze che la diffusione delle piattaforme digitali sta producendo nelle abitudini di ascolto, soprattutto tra le generazioni più giovani. Secondo gli Alo Eazy, la musica rischia di diventare sempre più “usa e getta”, con canzoni pensate per ottenere un successo immediato e un’attenzione del pubblico progressivamente condizionata dalla rapidità dei contenuti proposti sui social. Il confronto con il passato, quando artisti come Fabrizio De André, Lucio Battisti o i Pink Floyd costruivano brani destinati a rimanere nella memoria collettiva, diventa l’occasione per interrogarsi su quanto sia cambiato il processo creativo e su quale spazio rimanga oggi per la sperimentazione. Il gruppo osserva come la continua esposizione a contenuti, notifiche e video possa ridurre la curiosità di cercare qualcosa di nuovo, spingendo molte persone ad ascoltare soprattutto ciò che viene proposto dagli algoritmi, senza approfondire generi, artisti e realtà differenti.

La loro posizione, tuttavia, non è una semplice condanna della musica contemporanea, perché i quattro riconoscono che oggi esiste una quantità enorme di produzioni interessanti e che, soprattutto nella scena underground, è possibile trovare artisti capaci di proporre idee originali e lavori di grande qualità. Il problema, secondo loro, riguarda piuttosto la difficoltà di far emergere queste realtà in un sistema nel quale la distribuzione musicale e le dinamiche delle piattaforme tendono a privilegiare determinate formule, con il rischio di abituare il pubblico a un ascolto sempre meno curioso. Allo stesso tempo, gli Alo Eazy ricordano che la musica è sempre stata in continua evoluzione e che ogni generazione ha spesso guardato con diffidenza alle novità introdotte da quella successiva, motivo per cui sarebbe sbagliato considerare automaticamente migliore tutto ciò che appartiene al passato. Una posizione che rispecchia anche il loro modo di comporre: non rifiutare le trasformazioni del presente, ma cercare di attraversarle mantenendo una propria identità e la libertà di sperimentare.

C’è poi un momento dell’intervista nel quale la conversazione si allontana dalle questioni musicali e lascia spazio a qualcosa di più personale, quando ai quattro componenti viene chiesto quale sia il primo pensiero che associano agli Alo Eazy e quali ricordi rappresentino meglio la loro esperienza insieme. Le risposte, tra momenti di ironia e riflessioni più intime, finiscono per convergere attorno a quattro parole: casa, famiglia, libertà e follia. Per alcuni di loro la sala prove è stata, in passato, anche una vera casa, un luogo nel quale trascorrere intere giornate tra musica, pasti condivisi e discussioni creative, mentre per altri il gruppo ha rappresentato soprattutto la possibilità di esprimersi senza filtri e di sentirsi immediatamente accolti, anche entrando a far parte di un progetto già avviato. “Sento che sono a casa, sia a livello di persone sia a livello di suonato“, racconta uno dei musicisti, descrivendo un legame che va ben oltre la collaborazione artistica e che si fonda sulla conoscenza reciproca, sulla condivisione delle difficoltà e sulla capacità di sostenersi anche nei momenti meno semplici.

“Noi qua non vogliamo quel tipo di filtro lì. Vogliamo essere liberi in tutto, sia nelle parole che nell’immagine“, spiegano gli Alo Eazy, individuando proprio nella libertà uno dei principi fondamentali del progetto, insieme alla possibilità per ciascuno di portare le proprie idee e la propria personalità senza sentirsi obbligato a rispettare uno schema prestabilito. È una filosofia che emerge sia nella costruzione delle canzoni sia nei rapporti tra i componenti, perché la coesione del gruppo non nasce dall’omologazione delle differenze, ma dalla capacità di trasformarle in una risorsa comune. E anche quando arrivano le difficoltà, i momenti di stanchezza o la sensazione di non riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati, il fatto di essere in quattro rappresenta una forza, perché qualcuno riesce sempre a trovare l’energia necessaria per trascinare gli altri e continuare a lavorare. Il risultato è un progetto nel quale l’amicizia e la dimensione collettiva non costituiscono soltanto un elemento umano, ma diventano parte integrante della proposta artistica.

Quando arriva il momento di parlare del futuro, i sogni degli Alo Eazy sono ambiziosi ma molto concreti: riuscire a vivere di musica, raggiungere un pubblico sempre più ampio e portare il gruppo su palchi sempre più grandi, senza perdere quella libertà creativa che ne ha accompagnato la crescita. “Mi piacerebbe vivere di questa situazione”, confessa uno dei musicisti, mentre un altro immagina l’adrenalina di un concerto davanti a migliaia di persone, arrivando a citare persino San Siro come esempio di un palco sul quale vorrebbe esibirsi. Per tutti, in ogni caso, l’obiettivo è continuare a crescere e riuscire a trasmettere a più persone possibile il valore del lavoro che si nasconde dietro ogni canzone e ogni esibizione. Intanto la band sta già preparando nuovi brani, alcuni vicini alle sonorità di “Provola” e “Cool”, altri caratterizzati da una ricerca musicale differente, che verrà svelata progressivamente nei prossimi mesi. Nessuna anticipazione precisa, perché anche la sorpresa è parte della loro identità, ma una certezza emerge chiaramente dall’incontro: gli Alo Eazy non vogliono semplicemente scrivere canzoni, bensì costruire un universo riconoscibile nel quale musica, immagini e parole possano sorprendere, divertire e far riflettere, continuando soprattutto a coltivare quella combinazione di amicizia, libertà e follia che ha permesso loro di arrivare fin qui.

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