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CASALE MONFERRATO – Dopo aver sconfessato la lotta al cambiamento climatico e aver spinto per il ritorno al carbonio, la politica e le considerazioni del Presidente americano Donald Trump sulla pericolosità dell’amianto fanno rabbrividire. Negli Stati Uniti l’amianto non è al bando ma negli anni i Governi americani ne hanno progressivamente limitato l’uso, anche per la mole di cause milionarie vinte dai lavoratori americani che si sono ammalati.

Quelle restrizioni, però, con l’attuale Presidente sembra si stiano pericolosamente allentando.

Come riportato dal Corriere della Sera, l’Epa, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente, non farà più controlli sull’amianto, sotto l’amministrazione Obama invece inserito tra le 10 sostanze più pericolose e da tenere costantemente monitorato. La nuova rotta dell’Epa avrebbe riaperto la strada anche all’utilizzo dell’amianto nel processo di produzione di alcuni materiali edili.

Sono però soprattutto le parole del Presidente Trump messe nero su bianco in libro del 1997, “Art of Comeback” a togliere ogni commento.  “Il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita” scriveva l’oggi Presidente. Un pensiero che Trump non sembra aver cambiato negli anni. La faccia del Presidente americano addirittura “sponsorizza” i sacchi di amianto della Uralasbest, società russa che produce il 21% dell’amianto mondiale e che oggi sfrutta l’immagine di Trump come garanzia per la sicurezza del suo prodotto “approvato dal 45° presidente americano”.

Un presidente che sta dando “un esempio micidiale al mondo” ha commentato Bruno Pesce dell’Afeva. Trump “dimostra un cinismo incredibile ma anche un livello di irresponsabilità assurdo nei confronti della salute delle persone e dell’ambiente”. L’amianto, ha ricordato Pesce, produce più morti sul lavoro che il complesso degli infortuni mortali ma ciò che lo rende “pericolosissimo” è la capacità di colpire “in maniera indiscriminata”. Quello che la lunga battaglia di Casale Monferrato ha dimostrato, e purtroppo continua a dimostrare, è che l’amianto non uccide solo chi ha lavorato a contattato con la fibra, ma anche cittadini che nelle fabbriche di amianto non hanno mai messo piede. Per Bruno Pesce è quindi inconcepibile, anzi è “una mostruosità” che uno degli uomini più potenti al mondo metta in dubbio la pericolosità dell’amianto. “Questa politica irresponsabile prima era confinata solo ad alcuni Paesi come Russia, Cina, Kazakhstan. Il Brasile nell’ultimo anno ha fatto passi da gigante per eliminare l’amianto. Ma se ora gli Stati Uniti iniziano a metterne in discussione anche la pericolosità e a fare così grandi passi indietro allora c’è davvero da preoccuparsi per il destino del mondo”.