Delta del Po veneto
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VENETO – La Regione Veneto ha comunicato di aver trovato nelle acque superficiali del fiume Po, nel tratto veneto, tracce di nuove sostanze perfluorate. L’ente è stato, e attualmente continua a essere, l’unico in Italia ad aver avviato aver avviato una serie di iniziative in questo campo per l’abbattimento della presenza di sostanze emergenti e/o persistenti e dei sistemi di trattamento per abbatterle. Inoltre ha fissato dei limiti sulla presenza delle sostanze perfluoroalchiliche, nonostante i ricorsi da parte delle aziende in mancanza dei più volte annunciati limiti nazionali mai fissati.

In una nota l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha spiegato che “a seguito della collaborazione con CNR IRSA l’Agenzia Regionale per l’Ambiente del Veneto (Arpav) ha, infatti, partecipato all’avvio dell’analisi di alcuni campioni di acqua per la ricerca di nuove sostanze organiche fluorurate, in particolare acido carbossilici – cloro perfluoroeteri (Cl-PFPECA (n,m) – la cui presenza era stata segnalata da EPA New Jersey nelle acque a valle di impianto Solvay negli USA. Questi composti sono usati negli USA per la produzione del PVDF (polivinilidenfluoruro)“.

Arpav quindi sulla base degli indirizzi regionali e dei campioni concentrati inviati da CNR, “ha effettuato delle primissime analisi, del tutto indicative, per la ricerca delle stesse sostanze nelle acque del fiume Po nel tratto Veneto. In due campioni di acqua superficiale, sono state rilevate due delle sostanze, Cl-PFPECA 1,0 e in tracce la sostanza 2,0, che corrispondono a quelle con risposta analitica maggiore rinvenute in altre regioni, in fiumi nel bacino del Po“. “Arpav ci informa che i primi esiti danno alcune indicazioni – continua l’assessore Bottacin – ora aspettiamo gli approfondimenti, disponibili, come sempre, a mettere in atto quanto necessario. Ciò che interessa indagare principalmente è la presenza ambientale di sostanze chimiche persistenti, tra cui i PFAS, e affrontare le difficoltà di tipo analitico e di messa a punto di sistemi e metodi di trattamento. La Regione ha, quindi, disposto una serie di approfondimenti tecnici, che sono stati condotti da ARPAV. L’agenzia ha provveduto a ricercare, accanto alle numerose sostanze già oggetto di monitoraggio, nuovi composti ‘emergenti’ nelle matrici ambientali“.

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Gli approfondimenti disposti hanno riguardano la verifica della possibile presenza di diversi microinquinanti, in particolare fitofarmaci e sostanze organiche persistenti, tra i quali: nuove sostanze perfluorurate (oltre a c6O4 e GenX), in particolare il nuovo Adona (sostituto del PFOA); diversi fitofarmaci (Cipermetrina, Chinossixifen, Aclonifen, Bifenox, e Eptacloro, Etofumesate, Flufenacet, Penconazolo, ecc.); glifosato; la DACT un metabolita degli erbicidi triazinici; residui di prodotti ritardanti di fiamma (Polibromo difenileteri o Difenileteri bromurati, meglio noti come PBDE).

Tra gli approfondimenti richiesti era stato indicato uno studio preliminare relativo ai PBDE. Si tratta di sostanze sottoposte da anni a restrizione d’uso, la maggior parte delle quali vietate, ma ancora ampiamente diffuse in tutta Europa. “La Regione del Veneto ribadisce di ritenere che ne vada studiata la diffusione nell’ambiente, anche nel caso in cui i dati preliminari siano in linea con quelli europei e mondiali – conclude Bottacin – il monitoraggio di tali composti, infatti, rientra nell’ambito della direttiva comunitaria per definire gli standard di qualità ambientale nelle acque”.

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