Autore Redazione
giovedì
11 Giugno 2026
09:30
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Cronaca - Alessandria

Da un insulto ricevuto a una lezione di dignità: il racconto di Hanane contro i pregiudizi

Da un insulto ricevuto a una lezione di dignità: il racconto di Hanane contro i pregiudizi

ALESSANDRIA –  Un parcheggio di un supermercato, una madre che accompagna i figli e una frase pronunciata da una sconosciuta che lascia il segno. È da un episodio accaduto al quartiere Cristo di Alessandria che nasce la riflessione di Hanane, cittadina italiana di origini marocchine, che ha scelto di trasformare un momento di amarezza in un messaggio di dignità, rispetto e consapevolezza.

Una signora mi ha vista con il velo, su una macchina grande, e ha detto: “Ecco questi qua, arrivano dai cammelli e finiscono a vivere meglio di noi”, racconta. Le parole di quella donna sono state pronunciate davanti ai figli di Hanane, mentre stavano salendo in auto.

In quel momento ha scelto di non reagire: “Davanti ai bambini si insegna prima di tutto il rispetto, anche quando non lo si riceve”. Ma il giorno successivo ha deciso di rispondere, raccontando la propria storia sui social.

Una storia che, spiega, è molto diversa dagli stereotipi che spesso accompagnano chi ha origini straniere. Nata e cresciuta a Casablanca, in Marocco, Hanane racconta un’infanzia serena, una famiglia unita e un padre che già negli anni Ottanta lavorava e viaggiava nel mondo, compresi gli Stati Uniti. “Non ci sono cammelli nella mia storia e, per informazione della signora che mi ha detto quella frase, non ci sono nemmeno cammelli nella città da cui arrivo, Casablanca. Sono cresciuta in una famiglia che amava la cultura, la musica e aveva rispetto per gli altri”, sottolinea.

Poi la scelta di trasferirsi in Italia, un percorso che accomuna milioni di persone nel mondo e che non è diverso da quello di tanti italiani che cercano opportunità oltre confine. Laureata in Giurisprudenza nel suo Paese, Hanane ha costruito qui una nuova vita, diventando cittadina italiana e creando una famiglia.

Per dieci anni ha lavorato come operatrice socio-sanitaria nelle case di riposo, assistendo anziani con dedizione e affetto. Successivamente ha intrapreso un nuovo percorso professionale come mediatrice culturale, collaborando con avvocati, tribunali e questure, fino ad arrivare al lavoro nell’assistenza alle persone con disabilità. “Conosco bene i miei diritti, ma soprattutto i miei doveri”, aggiunge Hanane, rivendicando con serenità il proprio posto nella società e il contributo dato alla comunità.

La donna, precisa, ha iniziato a indossare il velo un anno fa. Prima, quando acconciava i suoi capelli con le treccine, percepiva già gli sguardi delle persone. Oggi, però, avverte un’attenzione diversa, spesso più pesante. Nonostante questo, nel suo racconto non c’è spazio per il rancore. Piuttosto emerge una riflessione sul valore delle persone e sul significato autentico della ricchezza. “Non si misura dalla macchina che si guida, né dal Paese da cui si arriva. Si misura dall’educazione, dall’apertura mentale e dalla capacità di guardare gli altri senza odio”. Parole che invitano ad andare oltre le apparenze e i pregiudizi. Perché, come sottolinea Hanane, mentre quella donna ha visto in lei soltanto “una straniera con il velo“, lei, in realtà, è una donna orgogliosa delle sue radici e del suo percorso. Con la sua testimonianza Hanane vuole riportare al centro il tema “del peso delle parole” che diciamo agli altri, nella speranza di costruire comunità che non vedano nelle differenze una minaccia. Perché oltre un velo ci sono storie che meritano di essere conosciute prima di essere giudicate e persone che contribuiscono alla crescita delle comunità in cui vivono.

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