27 Giugno 2026
14:00
Vendersi, il borgo degli spaventapasseri dove il tempo sembra essersi fermato – Piemonte da scoprire
ALBERA LIGURE – Vendersi è una frazione del comune di Albera Ligure con una ventina di abitanti, situata in alta Val Borbera presso il Monte Giarolo, a circa 720 metri d’altitudine. Anticamente era nota per l’abbazia di San Pietro che però, per una serie di eventi sfortunati, fra i quali una scorreria di pirati saraceni, oggi non esiste più se non nelle fattezze di una chiesa ricostruita nel Settecento. Da qualche anno Vendersi sta però diventando famosa oltre i confini della sua verde valle. Il paese si era ormai spopolato dai suoi abitanti in carne e ossa. Come farlo tornare vivo e animato? Con dei “babaci”, come si dice in piemontese, circa settanta spaventapasseri costruiti con materiali di riciclo, presenti nei mesi estivi. + La sensazione quando si arriva nel piccolo parcheggio è particolare e induce alla serenità e al sorriso, sembra di tornare bambini. Guardando verso la chiesa lontana si può assistere a un matrimonio, mentre alle spalle si trova la taverna del paese, Il Rifugio, dove l’oste serve i vini della Val Borbera, due anziani signori giocano a carte e un bevitore incallito si appoggia alla parete per non cadere lungo disteso per terra. Alcuni fra essi rappresentano personaggi realmente esistiti che vivevano nella piccola frazione e sono ricordati anche nei nomi dipinti sui cartelli, altri sono solo frutto della fantasia dei loro autori. Molti di essi tengono tra le mani degli attrezzi legati alle attività che un tempo si svolgevano in queste zone. L’origine degli spaventapasseri si ritrova nel tentativo di proteggere le sementi dal furto degli uccelli, ma anche nei rituali magici di un tempo. Nei tempi antichi venivano infatti considerati un simbolo di buon auspicio contro gli spiriti maligni ed erano utilizzati dagli agricoltori per invocare la protezione degli dei e l’aiuto sul lavoro. La semplice croce posta in mezzo al campo iniziò con il tempo ad essere rivestita di tessuti, cappelli, sciarpe e accessori in modo che il suo aspetto assomigliasse sempre di più a un guardiano del campo. Spaventapasseri, dunque, ma anche dei veri e propri portafortuna, simboli di buon auspicio che proteggevano i campi e scacciavano gli spiriti maligni. Camminare nel paesino finemente ristrutturato, significa quindi fare una serie continua di piacevoli incontri: l’elegante Delfina con le collane e il vestito buono, la signora Alfonsina che riposa su di una panchina vicino a Gianfranco col quale, quando non ci sono presenze importune, di sicuro fa due chiacchiere ogni tanto. Oppure Tiberio che è tornato dai campi col forcone, Don Giuseppe che accoglie i fedeli davanti alla chiesa, Oriana che suona la chitarra e Agnese in mezzo ai suoi fiori, le tre galline (vere) Giuditta, Giulietta e Olivia, le tre “ciattelle” che spettegolano sugli altri abitanti e l’uomo che finge di vendemmiare ma in realtà scola un fiasco di vino buono. Così tra maghe, bevitori, giocatori di carte, persone che riposano o chiacchierano tra loro si è verificata la magia: Vendersi non potrebbe apparire più vivace di così ed è pieno di visitatori che camminano tra le case bellissime, ristrutturate come un paese delle fiabe. Gli Spaventapasseri di Vendersi sono esposti durante tutta la bella stagione, per la gioia di grandi e piccini, in un luogo incontaminato dove la natura e la serenità pervadono un luogo che pare ripieno di magia. Sulla strada che porta a Vendersi, in frazione Santa Maria, è presente un antico mulino ad acqua il cui nome secondo alcuni risalirebbe al primo mugnaio che era di origini catanesi. Sebbene l’esistenza di un mulino in questo luogo fosse documentata già epoca medioevale, quello attuale fu costruito nei primi anni dell’Ottocento e poi più volte rimaneggiato degli anni, per essere infine restaurato alcuni anni fa dall’Amministrazione Comunale. È mosso dall’acqua del torrente Albirola che scorre dalla montagna e viene immagazzinata da un piccolo invaso di raccolta; il mulino è completamente funzionale sia per la macinazione del frumento che per quella del mais, tramite due macine in pietra in grado di lavorare in maniera indipendente, mosse entrambe da una grande ruota che prende movimento dall’acqua della chiusa. La macinazione a pietra dà origine a una farina grezza, che ha il vantaggio di preservare alcune caratteristiche alimentari che una raffinazione più spinta eliminerebbe.
Una parte dell’edificio era destinato invece all’essicazione delle castagne in attesa della macinazione per ottenerne la farina ed è ancora presente un alternatore che serviva per la fornitura dell’energia elettrica alla piccola frazione. Se doveste avere l’occasione di passare in Val Borbera alla fine di agosto, potreste avere l’occasione di visitare il mulino in funzione durante la Festa del Pane o della trebbiatura, con molte bancarelle che vendono delizie culinarie.
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Tappa al Mulino di Maletto o di Santa Maria