Autore Redazione
mercoledì
8 Luglio 2026
05:30
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Cronaca - Piemonte

Imprese piemontesi, torna la fiducia ma pesano energia, materie prime e crisi geopolitiche

Imprese piemontesi, torna la fiducia ma pesano energia, materie prime e crisi geopolitiche

PIEMONTE – Il clima di fiducia delle imprese piemontesi torna a migliorare in vista del terzo trimestre del 2026, pur in un contesto ancora caratterizzato da forti incognite legate ai costi dell’energia, delle materie prime e alle tensioni internazionali. È quanto emerge dall’indagine congiunturale realizzata da Confindustria Piemonte, che ha raccolto nel mese di giugno le risposte di circa 1.200 imprese associate.

I dati fotografano un sistema produttivo che guarda ai prossimi mesi con prudente ottimismo. Il saldo tra le aziende che prevedono un aumento e quelle che stimano una diminuzione dell’attività risulta positivo per l’occupazione (+6,2%), per la produzione (+2,3%) e per gli ordini complessivi (+1,6%). Restano invece in territorio negativo le aspettative relative all’export (-3,8%) e alla redditività (-8,6%), segno che le imprese continuano a fare i conti con margini compressi e con un mercato internazionale ancora incerto.

Nonostante lo scenario complesso, la propensione agli investimenti rimane elevata. Il 73,6% delle aziende ha infatti in programma investimenti, un dato solo leggermente inferiore rispetto alla precedente rilevazione, mentre cresce al 25,1% la quota di imprese intenzionate ad acquistare nuovi impianti.

Sul fronte produttivo rimane stabile il livello di utilizzo di impianti e risorse, fermo al 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione interessa il 7,9% delle imprese partecipanti all’indagine. Nel comparto manifatturiero la percentuale sale al 10,6%, pur registrando un lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente.

L’indagine evidenzia anche una netta differenza tra aziende di dimensioni diverse. Le imprese con oltre 50 dipendenti mostrano aspettative decisamente più favorevoli sulla produzione, con un saldo positivo del 10,3%, mentre le realtà più piccole si dimostrano ancora caute, attestandosi a -1,3%.

A preoccupare maggiormente resta l’aumento dei costi. Nonostante il recente calo del prezzo del petrolio, oltre la metà delle imprese continua a prevedere rincari lungo tutta la filiera. Il saldo tra pessimisti e ottimisti raggiunge infatti il 56,5% per le materie prime, il 57,3% per l’energia e il 63,9% per logistica e trasporti.

Secondo il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto, la prudenza degli imprenditori è la naturale conseguenza delle tensioni geopolitiche che hanno caratterizzato le ultime settimane. Amalberto sottolinea come la diminuzione del costo del petrolio rappresenti un aiuto, ma non sia sufficiente a compensare gli aumenti accumulati dall’inizio dell’anno lungo le filiere produttive. Per questo, evidenzia, sarà fondamentale favorire la ripresa degli ordini di lungo periodo, migliorare l’accesso al credito e accelerare i pagamenti, elementi indispensabili per sostenere gli investimenti e la capacità competitiva delle imprese sui mercati internazionali.

L’analisi dei singoli comparti mostra un quadro differenziato. Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, registra un lieve rallentamento delle aspettative su produzione e nuovi ordini, mentre migliora il dato occupazionale. Restano invece negative le prospettive per redditività ed export.

Tra i settori più in difficoltà continua a figurare il metalmeccanico, penalizzato soprattutto dall’automotive e dalla metallurgia, con un saldo negativo sulla produzione che prosegue ormai da dodici trimestri consecutivi. Segno meno anche per tessile-abbigliamento ed edilizia. Situazione più stabile per chimica, legno e manifatture varie, mentre risultano in crescita le aspettative degli impiantisti, del comparto gomma-plastica, dell’alimentare e del cartario-grafico.

Più marcata la ripresa della fiducia nel settore dei servizi, trainata dal miglioramento delle prospettive per trasporto merci e persone, commercio e turismo. Restano inoltre positive le attese per il comparto ICT e per i servizi alle imprese.

L’indagine dedica infine un approfondimento agli effetti del conflitto in Medio Oriente sull’economia piemontese. Il quadro che emerge è quello di una preoccupazione diffusa ma non allarmistica. Il 38% delle imprese ritiene che il conflitto avrà conseguenze significative e durature sulla propria attività, mentre una quota analoga ne prevede effetti più contenuti. Il principale elemento di criticità è rappresentato dall’aumento dei costi energetici: quasi due imprese su tre (63%) lo considerano un fattore rilevante per la propria redditività, con ricadute particolarmente pesanti nei comparti alimentare, metallurgico e automotive.

Per reagire alle difficoltà, le aziende stanno soprattutto puntando sulla diversificazione dei fornitori e sulla rinegoziazione dei contratti con i clienti, rafforzando così la resilienza delle proprie catene di approvvigionamento.

Dal punto di vista territoriale, la percezione del conflitto come minaccia di lungo periodo è più accentuata nelle province di Alessandria e Asti, mentre proprio nell’Astigiano, insieme al Biellese, si registra anche il maggiore ottimismo sulle prospettive future. Torino e Cuneo risultano sostanzialmente in linea con la media regionale, mentre il Novarese è l’area in cui prevale il livello più elevato di incertezza.

 

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