Autore Redazione
domenica
4 Ottobre 2026
19:30
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Cronaca - Alessandria

Il vescovo Gallese saluta Alessandria dopo 14 anni: “Porto con me tante storie bellissime”

Il vescovo Gallese saluta Alessandria dopo 14 anni: “Porto con me tante storie bellissime”

ALESSANDRIA –  È arrivato sorridendo, passando tra i fedeli nella Cattedrale gremita. Ma durante la celebrazione il volto di Guido Gallese ha raccontato anche altro. Quella di domenica 4 ottobre non era una Messa come le altre: era il saluto alla diocesi di Alessandria, arrivato dopo quattordici anni e al termine di mesi tutt’altro che semplici. Il giorno precedente Gallese aveva incontrato i giovani a San Giovannino. Ma è stata la Cattedrale il luogo dell’ultimo grande abbraccio con la comunità diocesana.

In Duomo c’erano fedeli, sacerdoti, sindaci e autorità. Gallese non ha affrontato direttamente le vicende che hanno accompagnato la conclusione del suo episcopato. Nessun riferimento esplicito all’ispezione disposta dal Papa e affidata al cardinale Giuseppe Bertello, né alle discussioni che negli ultimi mesi avevano riguardato la gestione della diocesi e alcuni spese personali. L’11 settembre il Papa ha accettato la rinuncia di Gallese e ha affidato la diocesi, come amministratore apostolico, a Luigi Testore, vescovo di Acqui.

Nel giorno del suo saluto alla diocesi Gallese non ha parlato delle polemiche ma ha parlato di ciò che lascia ad Alessandria. E alcune delle sue parole, pronunciate nel giorno del congedo, hanno inevitabilmente assunto un significato particolare. “Quante benedizioni, quante cose belle, quante occasioni di camminare con la Chiesa che questi muri hanno visto” ha detto guardando agli anni trascorsi in diocesi. Poi una frase che è sembrata quasi riassumere il senso del suo saluto: “Tutto il bene fatto, vissuto, rimane nella vita“. Gallese ha chiesto ai fedeli di ricordare quanto costruito insieme, ma anche di non fermarsi al passato. “Non abbiate paura, perché il Signore continuerà a fare grandi cose”, ha detto.

Il giorno del congedo è coinciso con una ricorrenza particolarmente significativa per Gallese: gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Ed è proprio dal santo di Assisi, al quale ha raccontato di essere legato fin da bambino, che il vescovo emerito ha fatto partire la sua riflessione. Gallese ha ricordato il suo primo servizio all’altare, proprio il 4 ottobre quando era ancora ragazzino, la Prima Comunione ricevuta ad Assisi e i Fioretti come una delle sue prime letture spirituali. “San Francesco, per me, è sempre stato una figura estremamente viva”, ha raccontato.

E da San Francesco è arrivato uno dei messaggi centrali dell’omelia: la santità non è legata al ruolo che una persona ricopre nella Chiesa, ma alla capacità di amare e di mettersi a disposizione di Dio. Gallese ha parlato di un mondo che, dietro le sue molte offerte, continua ad avere “una grande sete” e ha indicato nell’amore di Dio la risposta a quella ricerca. Ha poi insistito sulla pace, distinguendola dalla semplice assenza della guerra. È, ha spiegato, qualcosa di più profondo: una condizione interiore che cambia la qualità della vita e permette di diventare a propria volta dono per gli altri.

Ma nella Messa del saluto c’è stato spazio soprattutto per le persone incontrate in questi quattordici anni. Tra i ricordi Gallese ne ha scelto uno in particolare: quello di Mohammad Hakar, il curdo iracheno arrivato ad Alessandria dopo essere fuggito dalla persecuzione nel suo Paese e diventato una presenza familiare a Casa San Francesco. Era mancato improvvisamente mentre faceva una delle sue solite passeggiate lungo gli argini di Alessandria. Gallese lo aveva conosciuto e ha voluto evidenziarne la storia. Prima era stato lui ad avere bisogno dell’aiuto degli alessandrini. Poi era diventato lui stesso una persona pronta a servire chi arrivava dopo di lui. “La misteriosa via della Provvidenza di Dio si è servita della generosità e della bontà degli alessandrini, che non sono mai stati indietro nell’aiutare i bisognosi“, ha ricordato Gallese.

Una storia tra le tante che il vescovo emerito ha detto di portare con sé. “Ne so tante. Tante ne sono venuto a sapere in questi giorni, di persone che mi hanno ringraziato di cose che non sapevo. E sono storie bellissime, veramente bellissime”.
Poi sono arrivati i ringraziamenti. “Un grazie a tutti voi. Un grazie per la testimonianza che mi avete dato, il cammino di santità”. E alle autorità presenti: “Abbiamo sempre camminato con un rapporto bellissimo. Vi ho accompagnato con la mia preghiera, sempre, e non vi dimenticherò“.

A nome della comunità diocesana è stato monsignor Gianni Toriggia a restituire quel grazie. “Grazie per il cammino, tante volte faticoso, vissuto con noi. Grazie perché ci ha amati con i nostri pregi e i nostri difetti. Noi conserveremo di lei un grande ricordo”, ha concluso, affidando Gallese alla Madonna della Salve. La celebrazione è finita con un lunghissimo applauso. “Avrei piacere di salutare le persone”, ha detto Gallese prima della benedizione. Dopo aver baciato l’altare e salutato sacerdoti e autorità, è rimasto lì, davanti all’altare, ad aspettare chiunque volesse avvicinarsi. E in tanti lo hanno fatto. Una lunga fila, un saluto dopo l’altro. Al congedo arrivato dopo quattordici anni e dopo mesi difficili Gallese non ha voluto aggiungere altre parole. Quelle scelte sono state soltanto di gratitudine: “Ancora infinite grazie”.

 

 

 

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