Autore Redazione
giovedì
8 Ottobre 2026
09:24
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Cronaca - Novi Ligure

Polemiche per il “Sudario di Gaza”: la lettera di alunni ed ex alunni in difesa dell’Amaldi

Polemiche per il “Sudario di Gaza”: la lettera di alunni ed ex alunni in difesa dell’Amaldi

NOVI LIGURE – Il Liceo Amaldi di Novi Ligure è stato ed è un luogo di cultura, che ha insegnato ai ragazzi il valore della conoscenza non asettica e la potenza del pensiero critico. Un fatto che deve ancora essere chiarito e comunque invita a riflettere e che non può essere un macigno destinato a schiacciare un percorso intero. Con una lunga lettera gli alunni ed ex alunni dell’istituto, finito in una bufera politica dopo la comunicazione sul registro elettronico della manifestazione di sabato ad Alessandria legata al “Sudario di Gaza”, hanno voluto difendere un luogo che ha insegnato “a guardare prima di giudicare“. Sul Liceo Amaldi incombe una ispezione disposta dal Ministro Valditara, dopo una ridda di polemiche politiche. La lettera che segue è un invito guardare oltre “una comunicazione apparsa su una bacheca elettronica”. Perchè il liceo di Novi, spiegano, “è molto più di un dirigente. È molto più di un singolo docente. È molto più di una singola iniziativa”. Ecco la lettera integrale:

Noi, studenti ed ex studenti del Liceo “Edoardo Amaldi” di Novi Ligure, sentiamo oggi il bisogno di esprimere pubblicamente la nostra vicinanza alla nostra scuola, ai suoi docenti, al personale e a tutte le persone che, nel corso degli anni, hanno contribuito a renderla ciò che è stata e ciò che continua a essere.

Lo facciamo in un momento nel quale il nome del nostro liceo è stato portato al centro di un acceso dibattito pubblico, a seguito della comunicazione relativa alla manifestazione “Sudario di Gaza” comparsa sulla bacheca del registro elettronico dell’Istituto e delle successive verifiche disposte dall’Ufficio Scolastico Regionale.

Non intendiamo sostituirci agli organi preposti nell’accertamento dei fatti, né abbiamo la pretesa di anticiparne le conclusioni. Riteniamo però che una vicenda, per quanto meritevole di essere chiarita in ogni suo aspetto, non possa cancellare la storia, il valore e l’esperienza di una comunità scolastica intera.

Perché noi quell’esperienza l’abbiamo vissuta, e sappiamo cosa ci ha dato. L’Amaldi non ci ha insegnato soltanto la grammatica di una lingua, le regole del calcolo, le leggi della fisica, le formule della matematica, la storia, la filosofia, le scienze o le letterature.

Ci ha insegnato, per quanto una scuola possa riuscire a farlo, a guardare. Ad osservare prima di giudicare, a porci domande, a cercare risposte senza accontentarci della prima che ci venisse offerta.
Ci ha insegnato che la cultura non è una semplice accumulazione di nozioni, ma uno strumento attraverso il quale comprendere la realtà e, insieme, comprendere noi stessi.
Ci ha insegnato a discutere, a confrontarci, talvolta anche a dissentire; a sostenere una posizione sapendo che avrebbe potuto essere messa in discussione; ad ascoltare l’argomento dell’altro prima di decidere se accettarlo o respingerlo.
Ci ha insegnato, in definitiva, qualcosa che nessun programma ministeriale potrebbe contenere interamente: a trovare, con maggiore consapevolezza, il nostro posto nel mondo.
Questo patrimonio non appartiene soltanto agli anni trascorsi tra le mura dell’Istituto. Rimane. Rimane nei percorsi universitari e professionali che abbiamo intrapreso, nelle persone che siamo diventati, nelle domande che continuiamo a porci, nel modo in cui leggiamo un libro, affrontiamo un problema, interpretiamo un fenomeno, ascoltiamo un’opinione diversa dalla nostra.
E rimane, soprattutto, nelle persone che abbiamo incontrato.
Nei docenti che hanno avuto la pazienza di insegnarci qualcosa per la prima volta ed in quelli che ci hanno costretto a pensarci una seconda. In chi ci ha chiesto precisione, in chi ci ha chiesto curiosità, in chi ci ha insegnato che anche una materia apparentemente astratta può diventare viva quando viene insegnata con passione, competenza ed intelligenza.
Non è un caso che proprio nel 2023 il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, con un commento sul Liceo Amaldi, abbia dedicato attenzione all’esperienza sviluppata dall’Istituto nel potenziamento dell’insegnamento della matematica e della fisica, riconoscendone il valore e la concretezza.
Quella stessa esperienza, insieme alle molte altre attività culturali e formative promosse dall’Amaldi, racconta una scuola che negli anni ha cercato di andare oltre la semplice trasmissione delle conoscenze. Ed è precisamente per questo che oggi sentiamo il bisogno di prendere la parola. Non per negare il diritto di chiunque a porre domande, non per impedire che eventuali errori vengano verificati, non per chiedere che una scuola pubblica sia sottratta al confronto od al necessario rispetto delle regole.
Al contrario. Siamo stati educati proprio a comprendere il valore delle regole, del confronto, della libertà di pensiero e della responsabilità delle proprie scelte.
Riteniamo però altrettanto importante che il confronto pubblico non trasformi una vicenda ancora oggetto di accertamento in un giudizio definitivo su una scuola e sulle persone che la compongono.
L’Amaldi è molto più di una comunicazione apparsa su una bacheca elettronica. È molto più di un dirigente. È molto più di un singolo docente. È molto più di una singola iniziativa.
È una comunità educativa nella quale, nel corso dei decenni, migliaia di ragazze e ragazzi hanno trascorso anni determinanti della propria vita.
Noi siamo parte di quella comunità. Alcuni di noi lo sono ancora quotidianamente, seduti nei banchi. Altri lo sono stati e oggi percorrono strade diverse, in Italia e nel mondo, ma per molti di noi l’Amaldi continua ad occupare un luogo non soltanto geografico. È un luogo della memoria, della formazione, della nostra storia personale.

Per questo motivo, un giudizio sommario nei confronti della scuola e delle persone che vi lavorano finisce inevitabilmente per toccare anche noi. Perché quando si mette in discussione, senza distinguere, il valore di una scuola che ci ha formato, noi sentiamo di essere chiamati in causa.

Non chiediamo privilegi.
Chiediamo soltanto che, prima di giudicare un’intera comunità, si tenga conto anche di ciò che quella comunità ha rappresentato e continua a rappresentare per chi ne ha fatto parte.
Chiediamo che alle verifiche dei fatti corrisponda la serenità necessaria per accertarli. Chiediamo che il dibattito pubblico mantenga quella misura, quella pluralità e quello spirito critico che la scuola stessa ha cercato di trasmetterci.
E, soprattutto, vogliamo dire una cosa semplice.
Grazie, Amaldi.

Grazie per ciò che ci hai insegnato, grazie per le conoscenze, ma ancora di più per gli strumenti con cui ci hai insegnato a trasformarle in pensiero, grazie ai docenti, al personale e a tutte le persone che hanno contribuito, nel tempo, a costruire questa comunità, grazie per averci insegnato che la cultura non serve soltanto a sapere di più, ma a comprendere meglio.    

Per queste ragioni, noi alunni ed ex alunni dell’Amaldi scegliamo di stare accanto alla nostra scuola.

Con rispetto per le istituzioni e per le verifiche in corso, con rispetto per il pluralismo e per il diritto al confronto, ma anche con la consapevolezza che nessuna polemica può cancellare ciò che quella scuola ha rappresentato e rappresenta nelle nostre vite.
L’Amaldi è stato il luogo nel quale abbiamo imparato a diventare ciò che siamo.
Ed è anche per questo che oggi sentiamo di dover essere noi, almeno per una volta, a ricordare all’Amaldi ciò che ha insegnato a noi.

Non siete soli.

Alunni ed ex alunni del Liceo “Edoardo Amaldi” di Novi Ligure

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