13 Ottobre 2026
05:30
Ex Ilva, il 21 ottobre il tavolo in Regione Piemonte allargato alla Liguria. Dopo lo sciopero si cercano strade per salvare lavoro e produzione
PIEMONTE – La crisi dell’ex Ilva approderà mercoledì 21 ottobre al Grattacielo della Regione Piemonte, dove è stato convocato un tavolo per affrontare il futuro degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi e Gattinara. All’incontro, presieduto dal presidente della Regione Alberto Cirio, parteciperanno il vicepresidente con delega al Lavoro Maurizio Marrone, l’assessore alla Formazione Professionale Daniela Cameroni, le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali. Sono stati invitati anche i rappresentanti delle istituzioni e dei sindacati liguri, con l’obiettivo di affrontare una crisi che coinvolge più territori e individuare possibili soluzioni per salvaguardare occupazione e produzione.
Il tavolo regionale arriva dopo la giornata di sciopero e mobilitazione di lunedì 12 ottobre, che ha visto i lavoratori dell’ex Ilva incrociare le braccia in tutti gli stabilimenti del gruppo per chiedere risposte concrete sul futuro industriale.
Al centro della protesta c’è la fermata degli impianti, confermata durante il confronto a Palazzo Chigi. L’ultima colata a Taranto è già stata effettuata e la progressiva mancanza di materiale rischia di bloccare anche le lavorazioni negli stabilimenti del Nord. Una situazione che, secondo i sindacati, era prevedibile da tempo: sulla base delle scorte disponibili nei magazzini, sulle navi e sulla banchina di Genova, era già stato calcolato che Novi Ligure sarebbe rimasta senza materiale da lavorare all’inizio di novembre.
La richiesta dei lavoratori è quella di garantire la continuità produttiva attraverso l’acquisto di bramme e coils da fornitori esterni, così da alimentare le lavorazioni a freddo a Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e negli altri stabilimenti. Una soluzione che, secondo le organizzazioni sindacali, consentirebbe di mantenere attivi gli impianti e ridurre sensibilmente il ricorso alla cassa integrazione.
A Novi Ligure la cassa dovrebbe coinvolgere la quasi totalità dei dipendenti: 515 lavoratori sui 550 dello stabilimento, con la prospettiva di una sospensione dal lavoro di durata ancora sconosciuta. Resta inoltre incerta la possibilità che l’azienda anticipi il trattamento di cassa integrazione, che potrebbe quindi essere erogato direttamente dall’INPS.
A preoccupare maggiormente i lavoratori non è soltanto l’immediata sospensione delle attività, ma soprattutto l’assenza di indicazioni sui tempi di una possibile ripartenza. La gara per la vendita degli stabilimenti è stata prorogata di un mese e dovrebbe chiudersi l’8 novembre. Sul futuro del gruppo pesano anche l’attesa decisione della Corte di Cassazione e l’incertezza sui piani industriali degli eventuali acquirenti.
A livello nazionale Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno definito “straordinaria” l’adesione agli scioperi e alle manifestazioni organizzati lunedì 12 ottobre. I segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti hanno ribadito le ragioni della protesta anche durante una videoconferenza convocata dal Ministero dell’Interno con le Prefetture interessate e i commissari straordinari. “Insieme ai lavoratori chiediamo lavoro, non cassa integrazione”, hanno sottolineato le organizzazioni sindacali, sollecitando il Governo a garantire ai commissari gli strumenti necessari per mantenere operative tutte le attività non sottoposte a fermo giudiziario, comprese le lavorazioni a freddo e gli interventi di manutenzione indispensabili per la sicurezza degli impianti.
Per i sindacati, la gestione commissariale, senza un adeguato piano finanziario, non può garantire da sola la continuità produttiva. Da qui la richiesta di riportare le decisioni direttamente a Palazzo Chigi e aprire un confronto urgente su un piano industriale, ambientale e occupazionale che preveda l’utilizzo di Dri e forni elettrici, una cordata a maggioranza pubblica e un piano sociale condiviso. “Il Governo non può scaricare sulla magistratura o su altri soggetti responsabilità che sono politiche“, hanno affermato i rappresentanti nazionali di Fim, Fiom e Uilm, annunciando che lo stato di agitazione proseguirà fino all’individuazione di una soluzione.
Intanto, in Piemonte il prossimo appuntamento sarà dunque quello del 21 ottobre in Regione. L’obiettivo delle istituzioni locali e dei sindacati è evitare che la fermata degli impianti si trasformi in un lungo periodo di inattività per centinaia di lavoratori. Durante il presidio di Novi Ligure è intervenuto anche il sindaco della città, Novi Ligure, che ha espresso la solidarietà dell’intera città ai dipendenti, e ha annunciato l’intenzione di proporre un consiglio comunale aperto per coinvolgere cittadini e istituzioni nella vertenza. Il messaggio emerso dalla mobilitazione di Novi Ligure è chiaro: gli ammortizzatori sociali sono un diritto, ma non possono diventare l’unica risposta alla crisi. I lavoratori chiedono che il Governo dimostri con decisioni e risorse concrete la volontà di difendere un settore considerato strategico per l’industria italiana.