Prezzi delle materie prime alle stelle ma l’industria alessandrina resiste
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Il tessuto industriale Alessandrino continua a resistere nonostante le turbolenze internazionali e soprattutto il continuo aumento dei prezzi delle materie prime. Le previsioni per gli ultimi tre mesi dell’anno, realizzate da Confindustria Alessandria, raccontano un andamento che non si scosta dalle analisi dei mesi estivi ma comunque migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Le buone notizie arrivano dalla diminuzione del ricorso alla cassa integrazione e la propensione a investire. Per quanto riguarda i settori è quello alimentare il più in forma nei prossimi mesi. Nonostante la situazione fragile da diverso tempo, ha spiegato Gian Paolo Aschero, presidente di Confindustria, l’Alessandrino continua a dimostrare di reggere l’impatto delle difficoltà internazionali, come dimostra l’indagine congiunturale relativa alle previsioni ottobre-dicembre 2026 che ha raccolto le risposte di oltre 100 industriali associati.
I principali indici che registrano lo sbilancio tra ottimisti e pessimisti non sono migliori rispetto a quelli dell’estate ma sono però più positivi di quelli dell’anno scorso. L’indicatore dell’occupazione resta positivo, mentre sono negativi gli indici della produzione, degli ordini totali e degli ordini export e della redditività.
La rilevazione che riguarda i prezzi evidenzia aumenti molto significativi: il 67% delle imprese prevede un aumento dei prezzi delle materie prime (era il 59% lo scorso trimestre), l’82% prevede aumenti per quelli dell’energia (era il 58%) e l’80% per i costi della logistica (era il 65% nella precedente indagine). E queste previsioni sui prezzi sono allineate anche a quelle registrate a livello piemontese.
Sui dati provinciali, in dettaglio: la previsione dell’occupazione è positiva e si fissa a +10 (era +2 nell’ultimo trimestre e –3 un anno fa), quella della produzione lievemente negativa a –3 (era –1 tre mesi fa e –6 un anno fa). Gli ordini totali scendono a –3 (erano +8 lo scorso trimestre e –8 un anno fa). Gli ordini export in lieve calo a –1 (erano +2 in estate e a zero un anno fa). La previsione di ricorso alla cassa integrazione è in diminuzione ed è formulata dal 2% degli imprenditori intervistati (era il 6% in estate e l’8% un anno fa) e sono sempre in maggioranza e stabili al 78% (era il 78%), quelli che prevedono invariata l’occupazione.
La previsione sulla redditività è negativa a –11 (era –12 lo scorso trimestre). In linea con le precedenti indagini la propensione ad investire, sempre buona ed elevata, espressa dal 71% degli intervistati (era il 73%), e anche il tasso di utilizzo degli impianti è alto al 77% della capacità (era il 76%). Ha lavoro per più di un mese il 79% degli intervistati (era l’80%).
I principali settori produttivi hanno andamenti che confermano quelli dell’indagine complessiva: il metalmeccanico con indici positivi per gli ordini export ma a zero per l’occupazione e negativi per produzione e ordini totali. Previsioni positive per l’occupazione per la chimica, gomma e plastica ma con indici negativi per produzione e ordini totali e stabili a zero per ordini export. In netto miglioramento gli indicatori dell’alimentare sempre influenzato dalla stagionalità, in crescita per occupazione, produzione e ordini totali.
Permangono positivi i riscontri per il settore del terziario con i servizi alla produzione: occupazione a + 16 (era +11), il livello di attività a +13 (era +15), gli ordini interni a +10 (erano +23), la redditività resta positiva.
I risultati dell’Indagine Congiunturale, elaborata dall’Ufficio Studi di Confindustria Alessandria, alla quale hanno collaborato 106 imprese associate tra le manifatturiere e quelle del terziario con i servizi alla produzione, sono stati presentati il 26 ottobre da Gian Paolo Aschero, Presidente di Confindustria Alessandria, e dal Direttore, Renzo Gatti.
“A livello nazionale – ha concluso il presidente Gian Paolo Aschero – il rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria di metà ottobre parla di una “crescita fragile tra shock internazionali e sfide per le imprese”. Tra gli elementi evidenziati di una crescita del Pil nazionale al di sopra delle attese ci sono il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno, il decisivo apporto del Pnrr e il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi. L’industria tiene in particolare con il traino dell’export e per investimenti in impianti e macchinari, spinti dal discreto successo dell’iperammortamento, beneficiando anche della buona dinamica dei consumi. E resta positivo il contributo del settore del terziario coi servizi alla produzione. Ma il rapporto evidenzia anche che nel 2027 il rallentamento si farà sentire e i fattori che possono frenare la crescita sono energia, inflazione e tassi. In più, il meccanismo di riduzione delle emissioni di Co2 adottato dall’Unione Europea (Ets) al momento e in prospettiva aggrava questa vulnerabilità. E i benefici in termini di emissioni, nella manifattura, sono in buona parte riconducibili alla chiusura delle imprese. Nella sola manifattura italiana sottoposta a Ets, tra il 2005 e il 2025 le emissioni sono diminuite del 43%. Nello stesso periodo sono stati chiusi 386 impianti manifatturieri. In questo scenario, quindi, i risultati della nostra indagine, che nel complesso confermano gli andamenti dell’ultimo anno, portano in prospettiva un elevato fattore di incertezza, dato che i prezzi delle materie appaiono attualmente fuori controllo”.