Autore Redazione
martedì
21 Aprile 2026
12:54
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Cronaca - Casale Monferrato

Femminicidio di Vignale, centro antiviolenza me.Dea: “Nostra società ancora intrisa di cultura patriarcale”

Femminicidio di Vignale, centro antiviolenza me.Dea: “Nostra società ancora intrisa di cultura patriarcale”

VIGNALE MONFERRATO – “Un femminicidio non può essere ridotto a semplice “tragedia”, ma è una chiamata al coinvolgimento di tutte e tutti”. Il centro antiviolenza me.Dea ha commentato così il delitto avvenuto lunedì a Vignale Monferrato: la morte della 52enne Loredana Ferrara, uccisa dall’ex compagno Silvio Gambetta.

“Una donna che amava la vita, che aveva avuto coraggio di uscire da una relazione violenta, di riprendersi i suoi spazi, la sua libertà, la sua serenità. La sua pace. Invece qualcuno le ha tolto, in pochi minuti diritti, aspettative, sogni. Un uomo che Loredana aveva amato, dal quale aveva scelto, liberamente, di andarsene. Un uomo che non l’amava, forse non l’ha mai amata davvero perché l’amore è accettazione delle scelte della partner e una relazione non può fondarsi sulla sopraffazione, sulla negazione dell’autodeterminazione, sull’imposizione di sé. Oggi le cronache, da Vignale, raccontano di persone a cui la vittima aveva confidato i suoi timori, ci sarebbe stato anche un tentativo di aggressione nei suoi confronti già a fine 2025, quando Loredana aveva deciso di cambiare casa e paese”.

“La dinamica del femminicidio, perché il reato va chiamato con il suo nome, se confermata, sembra quella di una caccia spietata” ha spiegato me.Dea, da sempre in prima linea contro la violenza sulle donne “Loredana Ferrara braccata, spinta dal femminicida contro un muro con la macchina e poi accoltellata. Un comportamento che manifesta una volontà di annientamento, il “no” parola inconcepibile e inaccettabile, la volontà di possesso assoluto, quel “devi essere mia” magari non urlato, ma tradotto in una violenza animale. Loredana Ferrara aveva una figlia, di cui era molto orgogliosa. Alla quale, forse, non aveva confessato le sue paure, una figlia che oggi piange una madre morta perché uccisa da un uomo che la voleva schiava di un sentimento malato”.

“Per chi, come noi di me.dea, ogni giorno, da 17 anni, accoglie, ascolta, segue, aiuta le donne questo femminicidio toglie il fiato, genera dolore, eppure aumenta il bisogno e la forza per generare un cambiamento, che passa dalla nostra società, ancora intrisa di cultura patriarcale, di egoismo, di incapacità di accettare un rifiuto, tutte espressioni di un egoismo che nega il rispetto e la vita. Quel rispetto che, almeno, a Loredana deve essere garantito adesso, evitando quella pornografia del dolore, con immagini del corpo coperto da un telo bianco, che nulla aggiungono all’informazione. E’ morta una donna, che lavorava per garantirsi una sua autonomia, che voleva essere libera. Un femminicidio non può essere ridotto a semplice “tragedia”, ma è una chiamata al coinvolgimento di tutte e tutti: il centro antiviolenza me.Dea è in prima linea, e lo sarà ogni giorno, perché fare rumore serve, ma contano le azioni, la prevenzione, l’educazione sessuo-affettiva, la protezione. Serve, anche, prendere per mano una amica o una conoscente e aiutarla a entrare in luoghi dove essere capita e aiutata”.

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