Differenza d’età in una coppia: quando è troppo
RADIO GOLD – Fino a quanto la differenza d’età in una coppia può essere sana? Oggi si parla molto di rapporti tra persone con una netta differenza d’età. Con la psicologa Sara Bosatra scopriamo che questo gap è vissuto come un problema in prevalenza da chi guarda dall’esterno e non è detto che sia un problema. Il giudizio della società però, come accade spesso, entra in gioco in questa dinamica emettendo verdetti che spesso prendono di mira soprattutto le donne. Di seguito la trascrizione del video:
Parliamo di un tema che vediamo spesso nei gossip e cioè delle relazioni tra uomini molto grandi e donne invece molto più giovani. Ovviamente succede anche al contrario perché poi entriamo nel discorso degli stereotipi, però la domanda che ti vorremmo fare in questo caso è se è normale una relazione in cui la differenza di età è molto marcata: è una cosa che possiamo giudicare pacifica oppure ha un ché di patologico, mettiamola così, estremizzando un po’.
Allora, è molto sensato porre questa domanda perché è una situazione relazionale che rompe le norme sociali che siamo abituati ad avere, rompe una rappresentazione sociale di come dovrebbe essere una coppia nella nostra cultura. E quindi il punto è proprio questo, non c’è tanto un dato psicologico perché per la psicologia è una forma relazionale possibile, non ha di per sé qualcosa di patologico o ci può essere come in qualsiasi altra coppia magari ha la stessa età o una differenza molto minore. Di solito si parla di age gap, quindi di differenza di età marcata, quando c’è una differenza di almeno 10 anni o anche di più, parliamo anche di 20-30 anni ovviamente.
Tra l’altro ti interrompo un attimo perché in realtà in passato questa differenza era molto normalizzata, no? Giusto perché sono coppie che ci sono sempre state, ci sono sempre state nei secoli, ci sono sempre state in tutte le culture, quindi di per sé non è qualcosa di nuovo, è un fenomeno che c’è sempre stato. Dipende come la cultura legge questo fenomeno. Quindi dal punto di vista psicologico non c’è assolutamente nulla che faccia pensare alla patologia, a meno che non ci siano degli elementi che però possono esserci trasversalmente, non è la differenza d’età. Il punto è cosa ci dice la psicologia sociale, cioè quanto siamo tendenzialmente messi in crisi, in discussione o guardiamo con sospetto una coppia che rompe lo schema che abbiamo in mente, quindi è proprio quindi è ribaltare il ragionamento. Probabilmente la domanda è se questa coppia funzionerà davvero. Se ha dei problemi e la domanda può diventare: ma perché mi sto ponendo il problema? Se questa coppia ha dei problemi o no. Anche perché io dall’esterno cosa ne posso sapere? In realtà basta saperlo solo dall’interno. Se una coppia è felice funziona. Mentre dall’esterno probabilmente, a meno che non ci sia una dinamica violenta o di dipendenza visibile, dall’esterno posso solo fare i conti con quello che io penso. Quindi funziona un po’ come specchio.
Come mai in me si muovono certe domande, certi dubbi? Quindi, se uno ha un dubbio su una relazione tra un due persone con differenza di oltre 20 anni, qual è il tema? Qual è il motivo per cui si pone questa domanda? Allora, il tema potrebbe essere che cosa cerca una persona molto giovane in una persona molto più grande e viceversa e, personalmente, si può entrare in contatto con un senso di disagio in questo, perché magari personalmente non si investirebbe mai in una relazione con una persona che ha una differenza d’età marcata, quindi dice più qualcosa di noi questo. Quindi nel momento in cui insomma ciascuno ha i suoi criteri di inclusione o esclusione per un investimento affettivo, probabilmente, ecco, chi si sente un po’ perplesso, urtato, avrà anche come criterio il fatto di avere un range di età simile. Poi, è vero, ci sono anche delle dinamiche peculiari in coppie che hanno una differenza di età marcata. Tendenzialmente la persona più giovane cerca nella persona più grande un senso di stabilità e qui dipende anche un po’ di quale fascia di età stiamo parlando, cioè se stiamo parlando ovviamente dopo è scontato che parliamo di persone maggiorenni, questo lo per scontato. Nel momento in cui si tratta di un giovane adulto o una giovane adulta che si ingaggia con una persona molto più grande, con una persona adulta che è già in qualche modo affermata, ha già una sua stabilità economica, relazionale, di soluzione abitativa eccetera, allora questo rapporto può essere un appoggio proprio per strutturare sé stessi un po’ di più, un sé che è ancora informazione. Diciamo che rappresenta un po’ il prendere a prestito una stabilità per riuscire a transitare più velocemente verso la sensazione di essere adulti. Può essere un po’ una scorciatoia, un seguire la scia di di un apripista che ha già reso la strada un pochino più semplice. Quindi può esserci questo tipo di bisogno di esigenza che non necessariamente è patologico. Diciamo che se non si tratta di un incontro autentico, ma proprio della soddisfazione di quel bisogno, ho bisogno di una soluzione più facile, difficilmente la storia durerà, reggerà, perché si va verso il cercare soddisfazione a un bisogno, nella maggior parte delle volte, in modo inconsapevole. Raramente c’è un piano, consapevolezza. In generale, però, soprattutto nel momento in cui parliamo comunque di persone adulte, parliamo di un trentenne o quarantenne avere a che fare con una persona molto più grande può richiamare alcune dinamiche di attaccamento, cioè è una teoria fondamentale della psicologia, la teoria dell’attaccamento di Bolbi che sostanzialmente dice come tendiamo a ricercare nelle relazioni adulte gli stessi modelli relazionali che abbiamo acquisito in età infantile con la nostra quella condizione. Cioè come se le esperienze primarie installassero dentro di noi uno schema di come funzionano le relazioni e noi replicassimo quella situazione. Nel momento in cui si hanno avuto esperienze in cui magari c’era un genitore o una figura di riferimento molto protettiva, iper-protettiva, troppo presente o al contrario una figura tendenzialmente assente, ecco che l’avere a che fare con una persona che ha una grande differenza di età potrebbe replicare qualcosa delle dinamiche genitoriali e quindi ha a che fare con una figura stabile che ha esperienza che sa lui lei cosa è giusto fare che ha il controllo. Si crea proprio una dinamica di dipendenza dove non è semplicemente un ricerca di maggiore sicurezza, ma è proprio una ricerca di totale protezione, come se fosse proprio una figura di accudimento. Oppure possono nascere quelle sfide dettate proprio dall’emotività di riuscire in qualche modo a conquistarsi una figura che invece era stata molto sfuggente in età precoce e quindi riuscire ad ingaggiarsi in una relazione invece significativa che stringa il legame con una persona comunque vista come in una posizione asimmetrica, quindi possono esserci veramente delle dinamiche molto molto profonde.
In generale c’è questo senso di stabilità che ovviamente può fare gola sulla base dei dei bisogni. Viceversa una persona più grande che cerca una persona più giovane. Anche qui può avere delle esigenze profonde con cui può essere più o meno in contatto. Ad esempio, vabbè, è un classico la crisi di mezza età, la famosa crisi di mezza età che più o meno si colloca tra i 40 e 55 anni, cioè è una fase del ciclo di vita adulto molto importante perché si fa un bilancio di cosa si è stato cosa successo andato. Quindi nasce un po’ quella sensazione se non l’ho ancora fatto ormai non riesco a farlo facilmente. Se non c’è tanto contatto, consapevolezza di quello che si è fatto e soddisfazione questa è l’età in cui si inizia a cercare di recuperare il possibile tempo perso, quindi lì spesso si vedono degli atteggiamenti un po’ concreti: auto nuova, sportiva, la motocicletta, viaggio della vita. Una sorta di esplosione di vitalità che spesso si vede, ma per un’esigenza psichica molto profonda che è quella della generatività. In pratica ognuno di noi ha questo bisogno di lasciare qualcosa di sé nel mondo che sia la generatività nel modo più concreto che forse viene in mente più facilmente, una generatività legata ai figli, quindi un progetto familiare, ma la generatività può essere intesa in senso più ampio, quindi può essere un progetto sul lavoro, una causa umanitaria, un bene concreto. che poi verrà ereditato da altre persone, ma anche l’orto, cioè può essere qualsiasi cosa, richiede cura, progetto e poi consente di avere dei frutti raccolti. È qualcosa che davvero può avere una sua consistenza, una sua crescita nel mondo, “Ma io cosa sto lasciando di me? Cos’è che posso ancora fare?”
Oppure può subentrare il fatto che forse non ci si sia goduti la vita abbastanza, certe esperienze sono sempre state rinviate o certe scelte di vita non sono state così consapevoli. Quindi ci si è ritrovati, ad esempio, nella storiella iniziata in adolescenza e che poi è stata portata avanti e poi si dice, “Aspetta, ho avuto un solo partner, una sola partner, ma è davvero così o ho bisogno di recuperare?” E può essere un bivio in cui le persone a un certo punto scelgono di dare delle accelerate proprio per sentire di essere vive nel momento in cui invece non sono molto in contatto con quella che è la loro vita attuale. Quindi sicuramente è un’età dove ci può essere il bisogno di esorcizzare l’invecchiamento e un partner, una partner molto più giovane quieta questa angoscia di invecchiamento. Perché c’è questo appoggio a una vitalità, a un’energia, a una giovinezza che fa sentire ancora in una prima metà di vita, più che in una seconda metà.
Sei partita in modo molto rassicurante e ora arrivi a questa descrizione un po’ inquieta, mettiamola così. Il tuo ragionamento mi fa venire in mente una cosa che il rapporto con differenza di età molto marcata fotografa una situazione in realtà destinata a essere temporanea di conseguenza, nel senso che non si immagina una durata poi del rapporto. È sbagliato questo?
Allora, questo fa parte di una di quelle sfide che caratterizzano le coppie con grande differenzialità. Cioè, ovviamente non è un tema che può emergere nelle fasi iniziali perché sarebbe troppo angosciante, però nel momento in cui una coppia è consolidata deve essere un tema da discutere, non può rimanere un tabù, quella della asimmetria di investigamento e di salute. Quindi questo è un tema da trattare e poi ogni coppia può trovare le sue soluzioni. Ad esempio prendere atto che ci possono essere compagnie molto diverse, interessi molto diversi, qualcosa in comune, ma qualcosa che, insomma, rispecchia più l’universo, la qualità di energia o le esperienze delle dei singoli elementi. Quindi, nel momento in cui una coppia non si chiude troppo, ma rimane, insomma, aperta alle esperienze più tipiche di quella fascia d’età, più facilmente la coppia durerà perché si lascia spazio a esperienze di vita consone rispetto all’età. Non bisogna dare per scontato che a una certa età la persona abbia effettivamente avuto delle progettualità relazionali, quindi su questo, insomma, bisogna vedere ogni volta il caso specifico.
Torniamo su un altro argomento invece che è quello degli stereotipi: la differenzialità viene vissuta più o meno tranquillamente, diciamo così, se è l’uomo più grande e la donna più giovane. È molto più complicato, invece il contrario, perché? C’è un un giudizio tranciante su questo fronte?
Sì. E questo ha sempre a che fare con gli stereotipi di genere, con la tendenza a svalutare un po’ di più il femminile. Diciamo che anche qui le ricerche sul tema dell’age gap, anche rispetto al genere, in realtà dicono qualcosa di estremamente interessante, cioè nelle coppie in cui è la donna a essere più grande c’è tendenzialmente una maggiore cura della comunicazione dei bisogni e una maggiore chiarezza dei ruoli nella coppia. Quindi la donna più grande porta maggiore cura di come si comunica. Invece, quando è l’uomo più grande, l’uomo tende a prendersi cura della coppia in un modo, se vogliamo, un po’ più concreto, quindi ad offrire beni, servizi, qualità di vita, diciamo, un po’ più elevata a livello di standard qualitativo. Questo forse fa sempre parte, ecco, degli stereotipi anche degli stereotipi interiorizzati, cioè tanti uomini possono sentire la paura di essere lasciati proprio perché più grandi e quindi quello è il modo di esercitare un potere economico, della sicurezza economica. Credo che abbia sempre a che fare con gli stereotipi e il condizionamento, cioè tendenzialmente è la società che poi interviene.
La società tende a dare una distribuzione precisa di potere e desiderio a uomini e donne. L’uomo deve essere potente, la donna deve essere desiderabile. E se le cose vengono invertite, allora tendenzialmente crea qualcosa che stride. Questo nello stereotipo, se non rompiamo questo schema, è il motivo per cui attualmente è tendenzialmente più socialmente accettabile che sia l’uomo più grande perché ha potere, dà stabilità e sta con la ragazza giovane, bella, desiderabile, energetica e quindi questo incarna un po’ degli stereotipi che ci aspettiamo, insomma, dai generi. Quando le cose vengono ribaltate spesso invece viene svalutata la donna più grande, come donna che vabbè è in crisi, che vuole giocare, che non si vuole impegnare. Spesso nasce questo tipo di stereotipo. C’è anche da dire che c’è un aggiornamento. Persino Barbie adesso ha il stato più giovane. Credo sia molto importante rompere un po’ questi stereotipi perché, appunto, ricerca alla mano, le ricerche ci dicono che non c’è di per sé alcun problema a livello di funzionamento patologico, a livello psichico, è proprio una questione di interpretazione sociale e quindi forse questo dovrebbe un attimino porci di fronte a quali domande ci facciamo e quanto facilmente ci lasciamo condizionare da questi giudizi che abbiamo introiettato dentro di noi.
Quindi dobbiamo cercare di essere impermeabili al giudizio della società e cercare di raggiungere il bene della coppia?
Sì. sapere che il nostro sguardo è influenzato dallo schema sociale. E quindi lì vale la pena, al di là del piacere che ci può essere per alcune persone nel fare gossip, sapere che si sta giocando con gli stereotipi. Ecco, questo assolutamente è falso.
Quando il gap è proprio intollerabile, secondo te, ammesso che lo sia. Tu hai detto che occorre raggiungere la felicità, però ci sarà un momento in cui c’è proprio una differenza abissale, eccessiva.
Sicuramente abbiamo tutti in mente dei personaggi anche famosi, ma anche storici, che hanno avuto insomma delle differenze d’età notevoli con il o la partner. Allora ti dico quello che è un po’ il mio pensiero, perché le ricerche non dicono esplicite su questo, quindi quello che può essere un po’ per per mia esperienza. Io credo che ci sia qualcosa forse che propende più per la soddisfazione di un bisogno e non per un incontro autentico con la persona quando c’è una differenza che inizia a essere di 25 anni o più. Questo lasso temporale è veramente un terzo della della vita. Quando inizia a esserci questa differenza d’età più facilmente mi aspetto che ci sarà un bisogno sottostante che va soddisfatto e non davvero l’interesse per quella persona, perché iniziano a essere veramente tanti gli anni di differenza e il bagaglio di esperienze che la persona porta con sé. Poi bisogna vedere caso per caso, però lì inizio a pensare forse inizierei a fare delle domande su com’è andata l’esperienza in famiglia. Lì sicuramente avrei uno sguardo un pochino più clinico, attento e poi vedrei la situazione.
Sono casi frequenti quelli legati alla differenza d’età alla luce della tua esperienza?
Allora, non sono la maggior parte, nel senso che è una minoranza, però è qualcosa che sta avendo sempre più visibilità poi soprattutto ad oggi, dove moltissime persone non è che fanno proprio pace con l’invecchiare, col sentirsi adulti. C’è molta crisi di mezza età, molto narcisismo che si che si muove attualmente. Ma anche ha questa generale dipendenza dallo sguardo dell’altro per ricevere validazione e conferma. Credo che siano di più le persone che nella mezza età vanno in crisi profonda e che quindi ricerchino in persone più giovani una validazione e una conferma di essere ancora desiderabili nonostante l’età e quindi sentirsi più possibile giovani anche a livello di look, di estetica. Chi si sente particolarmente condizionato da questo, secondo me, più facilmente avrà questa tendenza anche a considerare rapporti con persone più giovani, però ripeto, su questo non c’è un particolare giudizio, nel senso che è una cosa, un fenomeno che adesso ha più visibilità.