Autore Redazione
lunedì
14 Settembre 2026
10:11
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Cronaca - Il Bello del Monferrato - Speciali - Spettacoli - Tempo Libero - Asti

La libertà da Alfieri a Gobetti a “Passeggiando con Vittorio Alfieri”

“Cosa ho a che fare io con gli schiavi?”: si è svolta a Ferrere la prima passeggiata spettacolare del ciclo organizzato dall’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano con il Centro Studi Alfieriani di Asti
La libertà da Alfieri a Gobetti a “Passeggiando con Vittorio Alfieri”

FERRERE – E’ ampia come la vista sulle colline di Ferrere la prospettiva delle conferenze-spettacolo itineranti del ciclo “Passeggiando con Vittorio Alfieri”. Giunta alla sua terza edizione, la rassegna volge lo sguardo non solo alla vita e alle opere del poeta e drammaturgo astigiano, ma anche a chi, in un altro momento storico, si è sentito ispirato dai suoi ideali. L’organizzazione è a cura dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano, con il Centro Studi Alfieriani di Asti e in collaborazione con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, i Comuni coinvolti e con il contributo della Fondazione CrAsti.

Domenica 13 settembre si è svolto “Cosa ho a che fare io con gli schiavi?”, la prima delle quattro passeggiate spettacolari previste, e il paesaggio ha fatto da sfondo all’introduzione storica di Carla Forno, alla camminata e alle tappe musical-teatrali. Protagonisti delle letture l’intellettuale antifascista Piero Gobetti e la moglie Ada Prospero, interpretati da Diego Coscia e Valentina Veratrini e accompagnati dalla musica, essa stessa protagonista, della tromba e del flicorno di Felice Reggio.

I testi delle letture di “Passeggiando con Vittorio Alfieri” sono di Carla Forno, direttrice della Fondazione Centro di Studi Alfieriani di Asti, si basano su ricerche storiche approfondite e su una vasta documentazione. Abbracciano la produzione alfieriana, la statura storica del personaggio e la costellazione di eventi e persone significative ruotata intorno a lui. La sua eredità ha attraversato il tempo e Piero Gobetti, editore coraggioso e controcorrente in piena repressione fascista, scelse di citare sulla copertina di tutti i libri da lui editi il motto alfieriano in greco, disposto in ovale, che recita proprio: “Cosa ho a che fare io con gli schiavi?”.

Carla Forno, nella sua introduzione, come sempre preziosa, ha parlato dell’influenza del pensiero alfieriano su Gobetti, che sulla filosofia politica di Alfieri scrisse la tesi di laurea. Alfieri suscitò a distanza di più di un secolo in Gobetti una riflessione sul rifiuto della violenza, sulla degenerazione del potere, sull’impegno politico e morale. Tutto ciò emerge nel dialogo immaginario, ma basato su documenti e carteggi, tra lui e la moglie Ada, entrambi giovanissimi, ma consapevolmente immersi nel loro difficile e feroce tempo.

Diego Coscia è un Piero Gobetti fermo nella sua rettitudine, unito da un rapporto di “divina solidarietà” con la moglie, ma anche intransigente e animato dal fuoco ideale della giovinezza. Valentina Veratrini interpreta con mille sfumature di voce la tenerezza, l’amore e la stima per il suo uomo, ma anche una vena di consapevole e inevitabile arrendevolezza alla di lui sempre forte volontà. E’ un soffio di tristezza, una modulazione che fa vibrare la dolcezza delle sue parole, in uno scambio tra due anime elette.

Il loro è un dialogo che trascende il tempo, perché gli ideali sopravvivono ai mortali. Ada parla a Piero già prematuramente morto (Gobetti morì in esilio a Parigi a 25 anni, quando la moglie ne aveva 23) e i due giovani appaiono legati da un’affinità e un’intesa intellettuale nutrite dalla convinzione della difesa della libertà. In questo Alfieri si può ritenere il “padre ideale” di Gobetti. Diventa un trait d’union all’interno di un dialogo che abbraccia la breve vita dell’intellettuale torinese e ne delinea la limpidezza di pensiero che lo portò ad essere vittima di aggressioni delle squadre fasciste sino all’esilio e alla morte.

Il dialogo con Piero resta aperto, monito a non dimenticare” e intanto continua ad aleggiare un’impressione di sospensione temporale sulle note di brani musicali che Felice Reggio ha scelto con particolare cura e attenzione alle tematiche e al periodo storico. Da una sua composizione originale ad Erik Satie, ad uno spiritual gospel (che suggerisce solitudine e razzismo, ha spiegato Reggio), ad un’aria della Tosca che rimanda alla frequentazione torinese dei coniugi Gobetti del Teatro Regio di Torino, sino ad un brano metropolitano che allude alla tristezza del solitario esilio parigino.

E infine il paesaggio, la luce che muta con l’andare delle ore, i luoghi che rimangono, seppur mutati, e continuano a sopravvivere a chi li ha abitati. Ferrere fu il paese di Francesco Elia, il fidato servitore di Alfieri che lo accompagnò nei suoi viaggi giovanili, e la passeggiata Alfieriana non può non toccare la sua casa e non può non arricchirsi di particolari sempre rigorosamente documentati e raccontati da Carla Forno.

Il prossimo appuntamento di “Passeggiando con Vittorio Alfieri” sarà  domenica 27 settembre, nel concentrico di Revigliasco d’Asti e la prenotazione è da effettuare su https://www.visitlmr.it/it/esperienze/passeggiando-con-vittorio-alfieri

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