Politica - Alessandria

Carcere Alessandria, Avs: “Quasi tutti i detenuti dipendenti da sostanze o farmaci e manca personale del SerD”

ALESSANDRIA – «La situazione nella Casa circondariale Cantiello e Gaeta, il Don Soria di Alessandria, è allarmante». È il giudizio delle consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra Alice Ravinale e Giulia Marro, tornate nel penitenziario alessandrino a sette mesi dalla loro precedente visita. Secondo quanto riferito dalle due consigliere, al Don Soria sono presenti 255 detenuti in una struttura definita «fatiscente dal punto di vista strutturale». Ravinale e Marro denunciano anche la difficoltà di organizzare attività trattamentali, ricordando quelle che venivano svolte nel carcere di San Michele prima dell’avvio del percorso per la trasformazione dell’istituto in carcere di massima sicurezza.

Le due esponenti di Avs concentrano però gran parte delle critiche sulla situazione sanitaria e sulla carenza di personale. In particolare, segnalano una presenza del Serd ritenuta insufficiente rispetto al numero di detenuti con problemi di tossicodipendenza. Ravinale e Marro sollevano inoltre il problema dell’utilizzo degli psicofarmaci. Secondo quanto riferito dalle consigliere dopo la visita, ne farebbe uso il 95% delle persone detenute nel carcere. «È una condizione allarmante, che richiederebbe una presa in carico e un monitoraggio costanti e che invece, per quanto abbiamo potuto riscontrare, non vengono garantiti secondo i parametri previsti dalla legge», hanno dichiarato. Le consigliere hanno annunciato su questo tema un’interrogazione in Consiglio regionale.

Criticità vengono segnalate anche per i detenuti con problematiche psichiatriche. Pur essendo presente uno psichiatra, secondo Ravinale e Marro mancherebbe il supporto necessario per una presa in carico adeguata. Durante la visita le due consigliere hanno inoltre incontrato molti giovani adulti, descrivendo una situazione condizionata dalle lunghe attese burocratiche e dall’elevato numero di persone da seguire.

«È evidente che in questo modo il carcere non possa in alcun modo garantire la riabilitazione dei detenuti, prevista dalla Costituzione. Quale sicurezza si può costruire se le pene non servono a superare i fenomeni di criminalità?», hanno aggiunto Ravinale e Marro.

Le consigliere hanno poi ricordato di aver nuovamente chiesto la convocazione di un Consiglio regionale aperto sulla situazione delle carceri piemontesi, iniziativa che, sottolineano, sollecitano da febbraio. Nel loro intervento Ravinale e Marro hanno rivolto critiche anche alla Garante regionale delle persone detenute Monica Formaiano, contestandone l’azione, e al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, accusato dalle due consigliere di non dedicare sufficiente attenzione alla situazione delle carceri. Formaiano ricopre effettivamente l’incarico di Garante regionale dal luglio 2025.

Le esponenti di Avs hanno infine richiamato i recenti suicidi nelle carceri piemontesi e la condanna dell’Italia pronunciata a luglio dalla Cedu per il caso di Antonio Raddi, tornando a chiedere un intervento della Regione sulla situazione negli istituti penitenziari piemontesi. Il riferimento è corretto: un detenuto si è tolto la vita a Verbania il 4 settembre, pochi giorni dopo il suicidio di un 23enne nel carcere di Biella. La Cedu ha inoltre condannato l’Italia nel luglio 2026 per il caso Raddi, riconoscendo la violazione del diritto alla vita e del divieto di trattamenti inumani e degradanti.

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