6 Novembre 2026
16:30
A Biella no al referendum sul mercato. Il sindaco Olivero: “Iniziativa per creare disturbo all’Amministrazione”
BIELLA – A Biella non ci sarà il referendum sullo spostamento del mercato da piazza Falcone al centro città. La commissione comunale ha dichiarato inammissibile il quesito referendario presentato dai consigli di quartiere. Alla base della decisione ci sarebbe la mancanza di chiarezza nella formulazione della domanda, che secondo i tre componenti della commissione, presieduta dal segretario generale di Palazzo Oropa Serena Bolici, avrebbe consentito risposte alternative.
Sulla vicenda interviene il sindaco di Biella, Marzio Olivero, che non risparmia critiche ai promotori dell’iniziativa, sia per le tempistiche sia per le modalità con cui è stata presentata la richiesta.
“Prendo atto della decisione assunta dalla Commissione che ha dichiarato non ammissibile la richiesta di referendum consultivo sulla riorganizzazione delle aree mercatali cittadine.
Ritengo tuttavia che questa vicenda meriti alcune considerazioni, anche per le modalità con cui si è sviluppata. Se ne discute ormai da un anno e i promotori hanno scelto di presentare l’istanza soltanto il 19 ottobre 2026, arrivando sostanzialmente a ridosso delle scadenze dei termini utili a organizzare il referendum nei tempi auspicati dagli stessi quartieri.
A questo si aggiunge un secondo elemento che lascia francamente sorpresi: la formulazione del quesito è risultata non conforme ai requisiti regolamentari. La Commissione ha infatti rilevato la presenza di due distinti quesiti all’interno di un’unica formulazione, configurando una fattispecie di quesito cumulativo e, pertanto, non ammissibile. Una carenza che sorprende ancora di più se si considera la presenza, tra i promotori, di persone con qualifiche e competenze professionali che avrebbero potuto certamente contribuire a una predisposizione più corretta dell’istanza.
Ma c’è un aspetto ulteriore che ritengo politicamente significativo: dal verbale del Consiglio di Quartiere San Paolo, Masarone e Villaggio Sportivo del 5 ottobre scorso emerge che i presidenti dei Quartieri e i promotori erano perfettamente consapevoli di essere ormai fuori tempo massimo e che, nonostante questo, hanno deciso ugualmente di procedere.
A questo punto è legittimo interrogarsi sulle reali finalità dell’iniziativa. L’impressione è che l’obiettivo non fosse soltanto quello di consentire ai cittadini di esprimersi, ma anche, e forse soprattutto, quello di creare l’ennesimo elemento di disturbo nei confronti dell’Amministrazione, costringendo gli uffici comunali a un lavoro straordinario, peraltro destinato a rivelarsi inutile, e ottenendo al contempo quella visibilità politica che evidentemente si ricercava”.