Autore Redazione
mercoledì
21 Ottobre 2026
05:21
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Cronaca - Biella

Tumore prostata, dalle urine nuove prospettive per diagnosi meno invasive: lo studio dell’ospedale di Biella

Tumore prostata, dalle urine nuove prospettive per diagnosi meno invasive: lo studio dell’ospedale di Biella

BIELLA – L’analisi dei microrganismi rilevabili nelle urine potrebbe aprire nuove prospettive per individuare le forme clinicamente più significative di tumore alla prostata attraverso strumenti meno invasivi. È la possibilità su cui sta lavorando un gruppo di ricercatori dell’ospedale di Biella, in collaborazione con la Fondazione Edo ed Elvo Tempia e la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, negli Stati Uniti. I primi risultati, ancora preliminari, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale The Journal of Liquid Biopsy.

Il tumore alla prostata è la neoplasia più frequentemente diagnosticata negli uomini. Il percorso per arrivare alla diagnosi si basa sul dosaggio del Psa, sulla risonanza magnetica e, quando indicato, sulla biopsia. Una delle principali sfide per gli specialisti è distinguere precocemente le forme che richiedono un trattamento da quelle che possono essere monitorate, riducendo il ricorso a procedure invasive non necessarie.

La ricerca biellese si concentra sulla cosiddetta biopsia liquida, un approccio che punta a ricavare informazioni sulla malattia attraverso campioni biologici come sangue o urine. In particolare, gli studiosi hanno analizzato il microbioma urinario, cercando possibili associazioni tra le tracce dei microrganismi rilevate nelle urine e la presenza e il grado del tumore alla prostata.

Per la prima volta in questo ambito è stata applicata alle urine la tecnologia PathoChip, una piattaforma in grado di rilevare contemporaneamente segnali riconducibili a batteri, virus, funghi e parassiti. Il gruppo di ricerca ha messo a punto un metodo ripetibile che utilizza 8 millilitri di urina del primo mattino, raccolti senza massaggio prostatico e senza procedure invasive.

Lo studio ha coinvolto finora 35 uomini seguiti all’ospedale di Biella, nei quali una risonanza magnetica aveva fatto emergere il sospetto di un tumore alla prostata. La successiva biopsia ha confermato la presenza della malattia in 19 pazienti, mentre in 16 non è stata riscontrata una neoplasia.

Dall’analisi sono emersi alcuni segnali da approfondire. In particolare, tracce riconducibili alla famiglia batterica delle Streptococcaceae sono risultate più rappresentate nei tumori con grado ISUP pari o superiore a 2. Si tratta però di risultati esplorativi, che dovranno essere verificati su gruppi di pazienti più numerosi. La ricerca non dimostra quindi, al momento, l’efficacia di un nuovo test diagnostico, ma individua possibili piste per la ricerca di marcatori associati alle forme di tumore clinicamente più rilevanti.

Lo studio nasce dalla collaborazione tra la Struttura Complessa di Urologia dell’ospedale di Biella, diretta da Stefano Zaramella, la Radiologia dell’Asl di Biella, diretta da Valeria Malfitana, il Laboratorio di Genomica della Fondazione Edo ed Elvo Tempia, coordinato da Giovanna Chiorino, e la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania.

La ricerca proseguirà nell’ambito di un programma più ampio. A Biella è attivo anche il Clinical Trial Center dell’Asl, struttura che supporta gli studi clinici nella raccolta e gestione dei dati e negli aspetti organizzativi e regolatori della ricerca.

Il progetto valorizza anche l’attività dell’Urologia dell’ospedale di Biella, che dispone di strumenti diagnostici dedicati e utilizza la chirurgia mininvasiva e robotica. Secondo i dati diffusi dall’Asl, nel 2025 il reparto ha eseguito 110 interventi di prostatectomia radicale per tumore alla prostata, risultando terzo in Piemonte, a pari merito con l’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo. La pubblicazione rappresenta così un nuovo passo nella collaborazione tra l’Asl di Biella, la Fondazione Tempia e i centri di ricerca internazionali, con l’obiettivo di sviluppare in futuro strumenti sempre più precisi e meno invasivi per la valutazione dei pazienti.

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