27 Ottobre 2026
05:33
Diecimila oggetti e lampade prestate dai cittadini: Song Dong trasforma il Mao di Torino
TORINO – Oltre diecimila oggetti quotidiani e centinaia di lampade prestate dai cittadini trasformano il Mao Museo d’Arte Orientale. Fino al 27 giugno 2027, il museo di via San Domenico 11 ospita “Song Dong. Soul Out”, la prima mostra personale in Italia dedicata all’artista nato a Pechino nel 1966. Il progetto coinvolge l’intero museo e mette le opere in dialogo con le collezioni permanenti e l’architettura di Palazzo Mazzonis. A curarlo sono Davide Quadrio e Li Zhenhua, con la collaborazione di Francesca Filisetti e Rebecca Ricci e la consulenza curatoriale e scientifica di Manuela Lietti.
Il percorso ripercorre oltre trent’anni di attività di Song Dong, attraverso installazioni, fotografie e video di performance dagli anni Novanta a oggi. Memoria privata, relazioni familiari e trasformazioni sociali si intrecciano in una ricerca che offre anche uno sguardo sulla Cina contemporanea.
Ad accogliere il pubblico è “Believe”, un’installazione luminosa adattata agli spazi del museo. Una cascata di luce rossa introduce alla mostra e, attraverso un gioco di parole, invita a riflettere sulla fiducia e sulla diffidenza nei confronti degli altri e di sé stessi. Tra le opere centrali c’è “Waste Not”, presentata per la prima volta in Italia. L’installazione comprende i beni accumulati dalla madre dell’artista, Zhao Xiangyuan, insieme alla struttura in legno della sua abitazione. Più di diecimila oggetti, dai bottoni alle sedie, dai vestiti ai giocattoli, fino ai tubetti di dentifricio vuoti e alle scatole di medicinali, diventano una riflessione sulla memoria, sull’accumulo e sui consumi. Le relazioni familiari tornano anche in “Touching My Father” e “My Daughter is my Four Seasons”, lavori dedicati rispettivamente al padre e alla figlia dell’artista.
Nel Salone Mazzonis prende forma “Borrow Light”, l’installazione partecipativa già presentata alla Biennale di San Paolo nel 2025. Per l’allestimento torinese, l’opera è realizzata con centinaia di lampade prestate dai cittadini, in risposta all’invito lanciato dal museo a maggio 2026. Luci, specchi e riflessi costruiscono uno spazio ispirato alle case degli specchi dei luna park e al feng shui cinese. Ogni lampada porta nell’opera anche una traccia della storia personale di chi l’ha prestata.
La ricerca di Song Dong si ispira al pensiero taoista di Laozi e Zhuangzi e risente dell’influenza Zen. Attraverso gesti minimi, ripetizioni e trasformazioni di materiali comuni, l’artista affronta il tempo, il cambiamento e la fragilità dell’esperienza umana. La mostra sarà accompagnata da conferenze, proiezioni, attività didattiche e laboratori, oltre al programma di musica e performance “Evolving Soundscapes”, curato da Chiara Lee e freddie Murphy. È prevista anche la pubblicazione di un catalogo bilingue, in italiano e inglese.
Il Mao ha presentato inoltre “Made in China”, il nuovo allestimento della collezione archeologica cinese curato da Laura Vigo. Il percorso comprende oltre 140 oggetti dal Neolitico alla dinastia Tang, tra ceramiche, bronzi e manufatti funerari, valorizzati attraverso colori rinnovati, teche specchianti e strumenti digitali. I contenuti audiovisivi saranno disponibili anche in Lingua dei Segni Italiana, per rendere l’esperienza di visita più accessibile.