Comitato Stop Solvay a confronto col Ministero e ISS sugli Pfas: “Sì a revisione criteri”

ALESSANDRIA – “Sicuramente, non faremo mai un passo indietro!”. Il Comitato Stop Solvay ha commentato così la propria partecipazione all’ultimo tavolo tecnico sulle misure urgenti per la riduzione dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, avvenuto insieme al comitato “Mamme No Pfas“, alla presenza dei rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Ispra, di Confindustria, Federchimica, e dei presidenti delle Commissioni Ambiente della Camera e del Senato, oltre che di Legambiente.

“Questo tavolo è nato dall’esigenza di trovare un accordo tra le parti per tutelare quelli che sono stati riconosciuti essere gli interessi in gioco: ambiente, salute ed economia. Abbiamo partecipato perché ci sembrava doveroso che la voce di chi abita i territori interessati fosse presente. Quando si discute di questioni di interesse nazionale che minano la salute e l’integrità di comunità locali, quelle stesse comunità hanno il diritto di essere informate. Prendiamo quindi atto di un riconoscimento dell’importanza di questa tematica per tutto il territorio nazionale. I pfas non sono regolamentati da troppi decenni e i gravi danni sanitari che la popolazione veneta e quella piemontese stanno pagando è un chiaro effetto di quanto queste sostanze tossiche, persistenti e bioaccumulabili nell’uomo e negli animali non possano più essere disperse nell’ambiente, dato anche l’estrema difficoltà nel rimuoverle da quest’ultimo”. 

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“Riteniamo lungimirante l’intervento del direttore del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute dell’Iss, Luca Lucentini, che ha sottolineato la necessità di rivedere i criteri con cui le sostanze sono regolamentate e classificate nel Registro Europeo per le Sostanze Chimiche. Nello specifico, è necessario prendere in considerazione l’elevata mobilità dei PFAS (e.g. PFAS a catena corta) che li rendono particolarmente pericolosi poiché, se dispersi nelle acque superficiali e nel terreno, possono inquinare anche le falde profonde. Riguardo i limiti allo scarico per queste sostanze, l’ISS ha espresso la necessità di includere nei limiti la sommatoria dell’intera classe PFAS e di non regolamentarne soltanto qualche decina. Noi aggiungiamo che la sommatoria deve considerare anche gli isomeri e i polimeri, cioè tutte le molecole che contengono un legame fluoro-carbonio. Inoltre, ci pare altrettanto importante una frase che, come mamme e persone che lottano per la salute della propria collettività, teniamo a ribadire costantemente e che anche l’ISS ha ricordato: è ingiusto che l’onere della potabilizzazione dell’acqua sia a spese di chi gestisce i servizi idrici e non di chi ha diffuso i contaminanti”. Per questo il Comitato ha invocato con urgenza la richiesta diporre limiti zero per queste sostanze”.

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