Autore Redazione
giovedì
9 Aprile 2026
05:08
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Politica - Acqui Terme

Terme di Acqui, le forze di opposizione: “Tre anni persi, ora servono risposte subito”

Terme di Acqui, le forze di opposizione: “Tre anni persi, ora servono risposte subito”

ACQUI TERME – Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Mancano pochi giorni al 26 aprile 2026, data in cui scadranno le concessioni termali e dovrebbe aprirsi la nuova stagione, ma su Acqui Terme continua a pesare “un’incertezza totale”. Secondo quanto denunciato da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione, Partito Liberaldemocratico, Carlo De Lorenzi per Centrosinistra per Acqui, Elena Trentini per La Nostra Acqui e Nicola De Angelis per LiberAcqui, Sindaco e Regione non avrebbero ancora trovato una soluzione. Una situazione che colpisce non solo i dipendenti delle Terme, ma anche tutto l’indotto: alberghi, ristorazione, commercio e, più in generale, il comparto turistico cittadino.

Le opposizioni ricordano che la legge regionale che fissava la scadenza ad aprile 2026 è stata approvata nel 2023. “Sono passati tre anni – sottolineano – e solo ora si stanno elaborando proposte per la gestione delle acque: è il primo paradosso”.

Nel mirino anche la mancata tutela del servizio sanitario termale svolto dai Pater, unica attività rimasta operativa dopo la chiusura di spa, piscina e strutture ricettive. Viene definita “gravissima” l’assenza di atti formali da parte di Regione, Provincia e Comune per garantire la concessione dell’acqua necessaria a proseguire l’attività dopo il 26 aprile. Una mancanza che avrebbe dato alla proprietà “l’alibi” per procedere con i licenziamenti.

Ora, aggiungono, si prospetta la possibilità di affittare locali e attrezzature termali a soggetti pubblici o privati, ma senza che siano chiare condizioni, costi, rischi e requisiti necessari per operare in sicurezza e legalità. “Chi è disposto a farsi carico di questo onere senza sapere quali sono le condizioni?” si chiedono.

Le forze di opposizione richiamano anche gli impegni assunti a gennaio dal presidente della Regione Alberto Cirio, che aveva garantito la ricollocazione dei lavoratori e il rilancio del settore, e dall’assessore Riboldi, che aveva parlato della presa in carico dei dipendenti in caso di mancata riapertura. Dopo l’incontro sindacale del 16 febbraio, però, denunciano un “silenzio totale” e l’interruzione dei rapporti con i sindacati, culminata nell’assemblea pubblica del 3 aprile ad Acqui.

Critiche anche sul mancato coinvolgimento delle opposizioni, che – pur dichiarandosi disponibili a collaborare “per senso di responsabilità” – affermano di non essere mai state informate sugli sviluppi. Le richieste restano chiare: garantire subito la continuità dell’attività sanitaria termale, definire in tempi certi le condizioni per eventuali gestori e coinvolgere formalmente tutti i soggetti interessati. Nel frattempo, il quadro descritto è quello di una città in difficoltà, tra economia stagnante, investimenti assenti e giovani in fuga. “Il tempo delle parole è finito – concludono – attendiamo fatti concreti”.

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